Zuppa Inglese il dolce che parla solo italiano

 


 

 

Zuppa Inglese

insieme al Tiramisù uno dei dolci al cucchiaio

che rappresentano l’Italia dolce

 

La Zuppa Inglese monoporzione

La Zuppa Inglese monoporzione

 

 

Qui l’Inghilterra non c’entra niente, questo è uno dei dolci al cucchiaio più rappresentativi italiani, è un dolce che, seppur non confermato per certo, ha origini emiliane, ed è diffuso molto in Marche, Umbria, Toscana e Lazio.

Come per molte ricette con alta risonanza e popolarità, le origini vengono contese da molte regioni, ognuno vuole rivendicare la paternità di piatti così famosi e prestigiosi.

 

 

Le origini non documentate

 

 

Si hanno due versioni che predominano su tante, che sono, una del Cinquecento e un’altra relativa all’Ottocento ma tutte senza documentazioni con fondamento, la prima narra, che questo dolce sia nato presso la corte dei duchi D’Este, come rielaborazione di un dolce britannico, il “Trifle”.

Sarebbe stato un diplomatico inglese, accreditato presso la corte reale inglese, nei contatti commerciali con la corte estense, al suo rientro da Londra, a richiedere ai cuochi di corte la preparazione del Trifle.

Dopo diversi tentativi e rielaborazioni, come sostituire la pasta lievitata inglese, con la “Bracciatella”, una ciambella molto comune nella zona emiliana, da consumarsi accompagnata con vino dolce, si creò questo dolce simile al Trifle, poi col tempo per portare questo dolce a livelli dei palati nobili, la ciambella popolare come la Bracciatella fu sostituita da Pan di Spagna e unita panna con crema pasticcera, prendendo il nome di Zuppa Inglese.

L’altra versione viene accreditata al “Credenziere e liquorista” della corte di Maria Luigia d’Asburgo-Lorena, moglie di Napoleone e Duchessa di Parma, il pasticcere Vincenzo Agnoletti, che nel 1800 pubblicò un testo dedicato alla cucina “Manuale del cuoco e del pasticcere di raffinato gusto moderno”, dove indica la ricetta della Zuppa Inglese bagnata con il Rum, tipico liquore della Marina Britannica, da qui il nome “Inglese”, in seguito il Rum fu sostituito dall’Alchèrmes.
 


 

Origine Napoletana della Zuppa Inglese

 

 

Anche Napoli vuole la sua parte nella prima realizzazione di questo dolce, quando, durante la Repubblica Partenopea, nei primi dell’Ottocento, alla corte di Re Ferdinando I, al quale gli inglesi restituirono il trono, per onorarli diede una festa in onore dell’Ammiraglio inglese Nelson, per aver sconfitto l’Ammiraglio Caracciolo.

Al momento di servire il dessert, il cameriere lo avrebbe maldestramente fatto cadere, il cuoco, allora avrebbe preparato con avanzi di dolci secchi, rum e crema pasticcera, un’altro dolce e detto al maggiordomo “Porta questa zuppa all’inglese“.

 

 

Esiste poi la versione Toscana della nascita della Zuppa Inglese

 

 

Una delle due ipotesi è che sia di origine senese e inventata come la “Zuppa del Duca”, in onore del Duca Ippolito da Correggio, invitato da Cosimo I de’ Medici a Siena per intercedere tra la città di Siena e gli Spagnoli che si stavano combattendo, dolce poi diffuso a Firenze come specialità del “Caffè Doney” frequentato dagli inglesi residenti in città e rinominata Zuppa Inglese.

Anche qui i pareri sono discordi, perché la Zuppa del Duca, fu ideata per la visita del GranDuca Cosimo III de’ Medici a Siena e il dolce fu l’antesignano del Tiramisù.

Si trova invece documentazione verso la fine dell’Ottocento nel libro considerato la “Bibbia” della cucina italiana, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, scritto da Pellegrino Artusi e la ricetta è la numero 675.

Qui riporto pari pari la ricetta di Artusi con le sue argomentazioni.
 


 

Zuppa Inglese di Pellegrino Artusi

 

 

In Toscana ove, per ragione del clima ed anche perché colà hanno avvezzato così lo stomaco, a tutte le vivande si dà il carattere della leggerezza e l’impronta, dov’è possibile, della liquidità-la crema si fa molto sciolta, senza amido né farina e si usa servirla nelle tazze da caffè.

Fatta in questo modo riesce, è vero, più delicata, ma non si presta per una zuppa inglese nello stampo e non fa bellezza.

Eccovi le dosi della crema pasticcera, così chiamata dai cuochi per distinguerla da quella fatta senza farina”.

 

Latte, decilitri 5

Zucchero, grammi 85

Farina o, meglio, amido in polvere, grammi 40

Rossi d’uovo, n.4

Odore di vaniglia

 

Lavorate prima lo zucchero coi rossi d’uovo, aggiungete la farina e per ultimo il latte a poco per volta.

Potete metterla a fuoco ardente girando il mestolo di continuo; ma quando la vedrete fumare coprite la brace con una paletta di cenere o ritirate la cazzaruola sull’angolo del fornello se non volete che si formino bozzoli.

Quando s’è già ristretta continuate a tenerla sul fuoco otto o dieci minuti e poi lasciate diacciare.

Prendete una forma scannellate, ungetela bene con burro freddo e cominciate a riempirla nel seguente modo: se avete una buona conserva di frutta, come sarebbe di albicocche, di pesche od anche di cotogne, gettate questa, per la prima, in fondo alla forma e poi uno strato di crema ed uno di savoiardi intinti in un rosolio bianco.

Se, per esempio, le scannellature della forma fossero diciotto, intingete nove savoiardi nell’Alchérmes e nove nel rosolio bianco e soi medesimi riempite i vuoti, alternandoli.


Versate dell’altra crema e sovrapponete alla medesima degli altri savoiardi intinti nel rosolio e ripetete l’operazione fino a riempire lo stampo.

I savoiardi badate di non inzupparli troppo nel rosolio perché lo rigetterebbero; se il liquore fosse troppo dolce, correggetelo col rhum e col cognac.

Se il tempo avesse indurita la conserva di frutta (della quale in questo dolce si può anche fare a meno), rammorbiditela al fuoco con qualche cucchiaiata di acqua, ma nello stampo versatela diaccia.

Questa dose può bastare per sette od otto persone.

Nell’estate potete tenerla nel ghiaccio e per isformarla immergete per un momento lo stampo nell’acqua calda onde il burro si sciolga.

Saranno sufficienti grammi 120 a 130 di savoiardi.

 

Ho preferito darvi la ricetta nella versione “Romanzata” di Artusi, tutti conoscono la Zuppa Inglese e come si prepara ma questa versione della ricetta com’era scritta anni fa è molto poetica e affascinante.

Buon Appetito!!!

 

 

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