Zona Viscontea va dal Castello al Parco fino alla Certosa di Pavia



 

La città viscontea di Pavia

con i suoi monumenti

il Castello il Parco fino alla Certosa

 

Parte dell'area Viscontea del Parco con la Certosa

Parte dell’area Viscontea del Parco con la Certosa

 

 

La città viscontea di Pavia, annessa dal 1360 al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti, ha origini antiche e un passato molto importante, che hanno lasciato un patrimonio artistico notevole.

Il Museo situato nel Castello Visconteo, San Pietro in Ciel d’Oro, la Pinacoteca Malaspina, il Duomo, Santa Maria del Carmine, San Michele Maggiore, San Teodoro ed il famoso Ponte Coperto sul Ticino, inoltre a pochi chilometri dalla città è situata la Certosa di Pavia, ed è sede di una delle più antiche università italiane.

 

 

L’area viscontea che parte del Castello fino alla Certosa

 

 

L’area viscontea ha vissuto tre epoche dalla costruzione del Castello, la prima con la realizzazione del “Vecchio” Parco, poi con l’ampliamento al “Nuovo” Parco e quella odierna, dove una vasta area di verde con all’interno dei meravigliosi monumenti e circondata da alte mura, hanno lasciato spazio a viali e zone cittadine residenziali ma con ancora un territorio pieno di luoghi da visitare e di musei che custodiscono tesori.

 

 

 

Il Castello Visconteo vertice della zona viscontea

 

 

Se osserviamo la planimetria della zona viscontea, si nota chiaramente che il suo vertice è il Castello Visconteo.

La planimetria della zona viscontea che va dal Castello alla Certosa di Pavia

Questo voluto da Galeazzo II Visconti, costruito e terminato in poco più di cinque anni, più che una fortezza, fu residenza di una corte raffinata e ritrovo per la nobiltà di Pavia e Milano, riscontrabile dalla raffinatissima ed elegante architettura decorativa, dal loggiato del cortile e dagli affreschi delle sale interne, con un giardino, concepito come luogo di delizia destinato allo svago della corte.

Circondato da un profondo fossato, con fortificazioni  indipendenti poste a protezione delle porte e ponti levatoi, a pianta quadrata con quattro torrioni agli angoli.

Utilizzato per diverso tempo come caserma militare, in età napoleonica, fu dotato di un sopralzo con tetto, che maschera l’originale merlatura in cotto, nel Novecento il Castello è stato acquistato dal Comune, restaurato e adibito a sede dei Musei Civici e ospita a la civica Pinacoteca Malaspina.

 

 

Il Parco Visconteo

 

 

L’area viscontea una delle meraviglie del Ducato di Milano, riserva di caccia e luogo di svago, prima dei Visconti e successivamente degli Sforza.

Fu il primo parco in Europa, di epoca moderna, dedicato alla caccia, particolarmente a quella con i falchi, circondato da mura e ben collegato al Castello e alla città di Pavia.

Era suddiviso in Parco Vecchio, con al vertice il Castello Visconteo e il Parco Nuovo, che si estendeva fino alla Certosa, cappella privata e luogo di sepoltura dei Duchi di Milano.

Il Parco Vecchio con una ampiezza di 14 km2 e un perimetro di 15 chilometri, recintato con muro di mattoni  verso nord sino a Cantone delle Tre Miglia, San Genesio e Due Porte, fu voluto da Galeazzo II, mentre il Parco nuovo, voluto dal figlio Gian Galeazzo, una trentina d’anni dopo, porta l’area viscontea del parco a raggiungere un’estensione di 22 km2 verso nord e costruendo  un nuovo muro a continuazione del primo, a racchiudere Torre del Mangano e Porta d’Agosto, posta dietro del complesso della Certosa, fino a  Ponte Carate e Porta Chiossa.


Il perimetro con il muro di cinta, che era lungo circa 25 chilometri, alto  due metri e mezzo e con larghezza di 90 centimetri.

Furono necessarie opere di sistemazione idraulica e all’interno del parco si trovavano boschi di latifoglie di querce, castagni, ontani e olmi, ricco di cervi, daini e caprioli, i nomi dei luoghi vennero cambiati, solo il nome di Borgarello e le dediche a due santi guerrieri delle due chiese di Borgarello e di Torre del Mangano, rispettivamente, a San Martino di Tours, santo legato ai pellegrinaggi, e San Michele, legato alla conversione cristiana dei Longobardi, rimasero quelli.

Nell’insieme il paesaggio doveva risultare l’impatto simbolico della potenza dei Visconti, una visuale di bellezza e divertimento, sia il giardino del Castello, che il Parco, furono ideati con ville di delizie, casini di caccia, padiglioni per i bagni, peschiere e colombare, con una grande attenzione ai dettagli, persino i piccoli ponti sui corsi d’acqua erano strutture architettonicamente molto curate,recinti per preservare i raccolti, gli orti e pergolati per il passeggio e il riposo.

Vennero comunque mantenuti i collegamenti con le aree esterne, anche per le attività agricole, con la coltivazione di frumento, segale e soprattutto viti.

 

 

Come era strutturata l’area viscontea nel Parco

 

 

Delimitato da un alto muro, con numerose porte, racchiudeva al proprio interno boschi, cascine e palazzi, mulini e fornaci, lo attraversava un corso d’acqua, la Vernavola.

All’interno del Parco si allevavano cani da caccia e da svago, come bracchi e alani, vi si trovavano animali rari ed esotici come leopardi, orsi, babbuini riuniti in un serraglio, mentre in una voliera venivano allevati uccelli e rapaci per la falconiera, falchi pellegrini addestrati alla caccia.

Nelle adiacenza del Castello c’era il Giardino, con alcune peschiere, di cui una molto grande 204 metri per 16.

Ai margini orientali del Parco si trovava il complesso della Torretta, costituito da più unità residenziali e da rustici, una vera e propria villa di delizie.

Si trovava, pure, un tracciato transennato riservato alle corse dei cavalli ducali, che partiva dal Castello Visconteo al Castello di Mirabello.

Il Castello di Mirabello, con vicino la falconiera e il colombarone, dove venivano allevati i colombi, era destinato a rifugio di caccia.

 

Il Castello di Mirabello sito nell’area viscontea

 

 

Il Castello di Mirabello all’interno dell’area Viscontea

 

 

In seguito all’acquisto della zona Mirabello tra il Naviglio e la Vernavola, Galeazzo II Visconti, fece costruire il Castello di Mirabello, la falconiera, il colombarone, un mulino ad acqua, funzionante con il vicino corso d’acqua della Vernavola e la fornace a legna.

Il Castello di Mirabello, un blocco parallelepipedo a due piani, era assegnato al capitano del Parco, qui vi si incontrarono principi e ambasciatori, si stipularono trattati di alleanza, divenne centro delle operazioni militari della Battaglia di Pavia, scontro storico tra spagnoli e francesi.

Il giorno della battaglia, il 24 febbraio 1525, al Castello alloggiavano cavalieri, diplomatici e rappresentanti delle corti europee presso il re di Francia, sorpresi dagli imperiali, molti vennero massacrati dai soldati spagnoli e tedeschi. La Battaglia costituì una svolta di fondamentale per il predominio e sancì la successiva, duratura dominazione spagnola sull’Italia.

Col tempo molta parte del Castello di Mirabello è andata distrutta, comprese due piccole torri, affreschi e graffiti, oggi rimane solo la parte monumentale centrale, con un loggiato-ballatoio che poggia su pesanti beole di granito, presenta finestre, alcune quadrate, altre arcuate, con cordonatura in terracotta, mentre all’interno sono conservati grossi camini.

 

Quello che rimane di Torre del Mangano che era incastonata nelle mura del Parco Visconteo

 

 

La Torre del Mangano

 

 

Si tratta della parte che rimane di un vecchio torrione inserito nel muro di cinta del Parco, presso l’attuale centro abitato di Certosa, con tutta probabilità al suo interno si trovava una sorta di catapulta, che lanciava pietre o palle infuocate, detto appunto mangano.

Una delle numerose porte del Parco Nuovo, era la Cascina Porta d’Agosto, situata a sud delle mura che circondano il monumento della Certosa, oggi poco riconoscibile in quanto inserita in una ristrutturazione ad uso residenziale.



Borgarello

 

 

Oggi comune della provincia di Pavia, era all’epoca inserito nel Parco Nuovo Visconteo e si presume che prima ancora il luogo fosse stato abitato da un gruppo di Celti che lo scelsero come rifugio per preservare tradizioni, lingua e culti.

Il nome del paese, Borgarello, è difatti di origine celtica, “brug, brughiera.

All’epoca viscontea, le esigenze militari di protezione del territorio, resero necessarie altre difese oltre a quelle dei canali e si costruì una struttura fortificata della quale rimangono tracce murarie e soprattutto la torre angolare.

Il complesso probabilmente comunicava con la Certosa e con altri edifici mediante una rete di cunicoli sotterranei.

I Del Bove, mercanti e nobili pavesi, subentrarono, come signori dell’attuale comune, nella seconda metà del ‘500 e a loro si deve la decorazione pittorica che ingentilisce la torre e lo stemma gentilizio che raffigura una colomba, vi abitarono per tre secoli, dando progressivamente all’edificio la configurazione attuale.

 

Ingresso alla cascina Colombara all’interno dell’area viscontea del Parco

 

 

Le cascine nell’area viscontea del Parco

 

 

Nell’area viscontea del parco, vi si trovavano diverse “cascine” strutture rurali caratteristiche lombarde, Cascina Colombara tipica cascina lombarda a corte chiusa, situata nei pressi del Castello di Mirabello, oggi di proprietà dell’Ospedale Policlinico San Matteo, è condotta come azienda agricola con produzione di riso, granoturco, soia, frumento e attrezzata con silos di stoccaggio e un essiccatoio.

La famiglia Tavazzani, che gestisce l’azienda, da circa venti anni, ha raccolto e continua a raccogliere con passione vecchi oggetti, attrezzi e macchinari agricoli, con l’intento di esporre i modi della produzione e della vita del secolo scorso, quando la cascina era regolata dal ritmo delle stagioni e del lavoro dei campi e rappresentava una comunità autosufficiente.

Gli oggetti sono esposti in diversi ambienti, attorno alla grande aia si ritrovano il dormitorio delle mondine, il caseificio, la casa padronale, la lavanderia “ca ‘d bugà”, la casa del salariato, ambienti completi di mobili e suppellettili, la rimessa delle carrozze, il granaio, il vecchio forno, le stalle.



La Cà dei Passeri

 

 

Antico edificio rurale dove oggi vi è allestita la mostra permanente sulla Battaglia di Pavia, con esposte numerose immagini tratte da stampe e dipinti sull’episodio, bandiere, manichini con le armature e i costumi d’epoca, molto rilevanti i diorami con centinaia di soldatini dipinti a mano, che riproducono fedelmente colori e equipaggiamenti dei diversi combattenti.

Qui vi si tiene ogni due anni, quelli pari, la rievocazione storica della Battaglia di Pavia, con collezionisti e appassionati che in costume ripropongono le varie fasi dello scontro coinvolgendo migliaia di spettatori.

Oggi per poter avere una visione di quella che era l’area viscontea, tra il Castello Visconteo, il Parco e la Certosa, che una volta erano un tutt’uno e delimitato da mura, quindi facilmente visibili nell’ampiezza del territorio, bisogna mettersi a girare per strade e paesi, come in una caccia al tesoro ma quando si riescono a trovare, ed avere la possibilità di visitarli, ci si può rendere conto di quello che era lo sfarzo dei tempi e la dimostrazione, con i manufatti architettonici,  della potenza che potevano avere i Signori di quell’epoca.

 

 

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