Volterra e le streghe della Mandriga



Volterra

borgo medievale

le streghe e i vampiri

 

Volterra con Piazza dei Priori e alle spalle Piazza del Battistero nel complesso architettonico medievale

Volterra con Piazza dei Priori e alle spalle Piazza del Battistero nel complesso architettonico medievale

 

 

 

Volterra terra dell’alabastro, città dell’antica Etruria che conserva grandi testimonianze di manufatti etruschi, la ottimamente conservata Porta all’Arco, costruita, in epoca etrusca e poi rimaneggiata nel medioevo, con pietra locale, grandi blocchi di tufo sovrapposti a secco, uniti all’utilizzo di tre tipi diversi di roccia, un calcare arenaceo di color giallastro, un grigio calcare di scogliera e la selagite rossastra, porta d’accesso principale a Volterra lato sud, contrapposta a nord a Porta Diana, tutte e due le porte sono parte della cinta muraria in panchino, una pietra arenaria della Toscana e presente in due varietà, livornese e volterrana, di quest’ultima porta rimangono soltanto gli stipiti, la copertura doveva essere in legno.

 

 

Il Masso di Mandringa a Volterra

 

 

Venendo da nord, proprio a lato del cartello Volterra, si trova un anonimo masso, in pochi ci fanno caso, leggermente coperto dalla vegetazione e come tanti massi a lato di strade collinari o montane, passa inosservato.

Questo è il Masso di Mandringa, con un’apertura che conduce alla fonte inferiore, già citato nel romanzo di Gabriele D’Annunzio, “Forse che sì, forse che no”, dove scrive “…Chi sciacqua le lenzuola alla Docciola, convien che l’acqua attinga alla Mandringa…, ma questo masso è conosciuto anche perché ha alimentato nei secoli, la leggenda delle streghe di Volterra.

Nelle ore del giorno, la fonte si è sempre animata dal parlottare delle donne che si portavano a lavare panni o a rifornirsi di acqua, con lo scalpiccio e urla gioiose dei bambini intenti a giocare nei pressi, sotto l’occhio vigile delle madri, ma il sabato sera lo scenario cambiava, il masso diventava luogo di riunione e celebrazione di riti, danze sabbatiche, atte a celebrare il principe delle tenebre.

…Era però il sabato notte, poco prima che l’orologio di Piazza scandisse la fine di un altro giorno, un fruscio lento e rabbrividente penetrava l’aria già greve e pregna di zolfo, seguito da un brusio che, sempre più marcato ed intenso, faceva da macabro preludio alla vorticosa danza delle streghe. Le donne e i ragazzi ascoltavano terrorizzati nel dormiveglia le voci stridule e sghignazzanti delle streghe e, quando il lugubre stridio della civetta e il lamentoso miagolio dei gatti annunciavano l’arrivo di altre entità malvagie, neppure gli uomini avevano il coraggio di uscire di casa. Sull’orlo delle Balze, un’altra notte di tregenda si stava consumando in onore del Principe delle Tenebre, ai piedi delle antiche mura, fra il sacro tempio dei Patroni e il diruto cenobio dei Camaldolesi…




Volterra non sono solo streghe, come testimoniano i nomi di alcune strade del centro antico, che rievocano situazioni di disagio o pericolo, di luoghi infestati da presenze spettrali, il vicolo delle Streghe, il chiasso delle Zingare, il vicolo castrati, il vicolo degli abbandonati, il vicolo delle Prigioni e via delle Prigioni, la strada vicinale Podere smorto, via Vecchi ammazzatoi e altri vicoli e stradine che richiamano antichi mestieri di “signore allegre”, ma è stata anche location della serie televisiva che ha raggiunto la fama di Harry Potter, Twilight, aggiungendo vampiri alle streghe.

 

 

Tour per Volterra

 

 

Lungo via Padre Eugenio Barsanti, passato il Masso di Mandringa e il nuovo ,si arriva alle mura che circondano il borgo antico, il cui accesso è tramite Porta San Francesco.

 

 

 

Porta San Francesco, anticamente chiamata Porta Santo Stefano o Pisana

 

Costruita in epoca medievale, è l’unica porta che al suo interno, nell’arco superiore, reca tracce di affreschi recentemente restaurati e sulla destra è scolpita quella che era l’unità di misura pisana, leggermente più lunga di quella di Volterra, quella pisana con tutta probabilità perché, tramite questa porta attraverso la Val d’Era si raggiungeva Pisa.

Porta San Francesco reca ancora i portoni in legno stupendamente conservati, che venivano chiusi all’imbrunire per mettere al sicuro il paese durante le ore notturne.

Entrando a Volterra da Porta San Francesco, si entra nel mondo medievale che il borgo rilascia, attraverso i vicoli, le case e la struttura urbanistica perfettamente conservata, da qui si giunge alle due piazze principali, quella civica, amministrativa con il Palazzo dei Priori e il Palazzo Pretorio, piazza che prende il nome dall’omonimo palazzo, Piazza dei Priori e quella, invece che è il centro religioso del borgo, Piazza del Battistero.



Palazzo dei Priori

 

 

Il più antico palazzo comunale della Toscana, fu eretto nella prima metà del 1200, la costruzione proseguita a rilento, venne edificata nei pressi del Duomo, per imporre il potere cittadino comunale sul potere del vescovo che emanava leggi, riscuoteva tasse e ne regolava l’attività mercantile.

Vi  si affacciano anche il Palazzo Pretorio, Torre del Porcellino, il Palazzo vescovile, Palazzo Inghirami e altre dimore delle più influenti famiglie cittadine.

Costruita interamente in pietra, la facciata viene alleggerita da cornicioni che delimitano i piani e reca tre file di finestre bifore.

Decorata con targhe di terracotta smaltate, rappresentano gli stemmi delle famiglie fiorentine, che la governarono, vi si trovano anche i porta-fiaccole e i porta-stendardi, mentre una torre pentagonale a due ripiani merlati, sormonta l’intero palazzo.

Oggi è sede di parte degli Uffici Comunali e le sale visitabili sono la Sala del Consiglio e la Sala della Giunta, la prima al suo interno, decorata con scritte e stemmi nel XIX secolo, spicca l’affresco riportato su tela dell’Annunciazione fra Santi Cosma e Damiano e San Giusto e Ottaviano di Jacopo di Cione e Nicolò di Pietro Gerini.

La parte destra della sala, una tela lunettata, raffigurante le Nozze di Cana di Donato Mascagni.

Nella seconda sala una tavola raffigurante Persio Flacco di Cosimo Daddi, un affresco monocromo riportato su tela riproducente San Girolamo, due piccole tele raffiguranti Adorazione dei Magi di Giandomenico Ferretti e Nascita della Vergine di Ignazio Hugford, una tela con il Giobbe di Donato Mascagni, mentre nella controparete un disegno preparatorio, dell’affresco dell’Annunciazione esistente nella sala del Consiglio.

Altra importante testimonianza di antica città Etrusca è l’Acropoli Etrusca alle porte di Volterra.

 

L'Acropoli Etrusca alle porte di Volterra

L’Acropoli Etrusca alle porte di Volterra

 

 

Il Palio dei Caci a Volterra

 

 

Molto curiosa è la manifestazione che si tiene nella penultima domenica di ottobre, ed è il Palio dei Caci, una sfida tra “corridori” scelti dalle otto contrade cittadine, questi devono far ruzzolare lungo il percorso, di una  strada in forte pendenza nel centro storico di Volterra, una forma di formaggio impiegandoci il minor tempo possibile.

Il Palio dei Caci a Volterra

Il Palio dei Caci a Volterra

Un percorso serpeggiante costruito con forme di paglia, i tiratori, due palette di legno e una forma di formaggio delle “Balze Volterrane” sono gli strumenti per far divertire il pubblico gremito lungo il percorso.



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