Vairano Patenora un borgo da salvare

 


 

 

Vairano Patenora

l’incredibile volto medioevale

del borgo antico

 

Vairano Patenora vista del borgo e del castello ormai quasi fantasma

Vairano Patenora vista del borgo e del castello ormai quasi fantasma

 

 

Uscita dell’Autostrada del Sole a Teano, in lontananza una collina sormontata da un castello, imponente, dominante, questo borgo italiano è uno delle tante meraviglie medievali in Italia, Vairano Patenora.

Un nome solenne, che richiama l’epoca romana, quando si soleva dare il nome al loro dominio, “Vairano” dal nome latino di persona Varius a cui si aggiunge il suffisso “anus”, che indica il possesso, quindi Vairano significa: “terra di Vario“, mentre “Patenora“, si riferisce alla pianura circostante, scavata dal Volturno, che è detta “Patenaria“.

Si ha qualche conoscenza degli abitanti della zona, in epoca del bronzo, sono stati ritrovati resti di accampamenti nei dintorni di Vairano Patenora, si pensa, inoltre, che vi fosse un’antica città Sannita, ma notizie più certe iniziano in epoca Normanna, quando il territorio, probabilmente, fece parte del demanio regio della corona sveva e che l’imperatore Enrico VI di Svevia, donò all’abate di Montecassino, Roffredo dell’Isola, che vi fece erigere un castello per difendersi dalle incursioni dei Saraceni.

 

 

Il Borgo medievale di Vairano Patenora

 

 

Arroccato sulla collina dove in cima domina l’imponente Castello, il borgo è circondato da cinta muraria intervallata da 14 torri cilindriche, che si ergono direttamente sulla scarpata, al borgo ci si accedeva da tre porte, porta Oliva, porta di Mezzo, o di Mezzogiorno, e porta Castello, o di Sant’Andrea, da qui, in epoca Normanna, si poteva controllare agevolmente le principali vie di transito, la via Latina o Casilina e la via consolare degli Abruzzi.

Lasciando la macchina al parcheggio della Chiesa di Santa Maria di Loreto, da qui a piedi si può raggiungere Porta Castello, o Porta Sant’Andrea ed entrare nel borgo, lasciandoci immergere nell’atmosfera surreale del medioevo, passeggiando attraverso le viuzze suggestive e le stradine a gradoni, con le case in sasso e, purtroppo quasi completamente disabitato, lasciato all’incuria del tempo, ma rimane sempre uno spettacolo da togliere il fiato.

Il castello di Vairano Patenora lasciato all'incuria del tempo

Il castello di Vairano Patenora lasciato all’incuria del tempo

Il castello, anch’esso lasciato all’incuria del tempo, dopo aver subito nei secoli diverse incursioni, saccheggi e distruzione, fu ristrutturato completamente ad opera del feudatario Innico II d’Avalos.

Composto da quattro torri perimetrali, di cui la più massiccia è la “Torre mastra”, oggi è completamente diroccato ma rimangono ancora visibili, la suddivisione dei piani, le cucine, le carceri e l’antica cisterna, all’interno delle mura del borgo antico, oltre alle case, rimane, visitabile l’antica chiesa di S. Tommaso Apostolo.

Tornando alla macchina, una fermata per visitare la chiesa di Santa Maria di Loreto, che si affaccia sul piazzale omonimo.

 

 

La chiesa di Santa Maria di Loreto a Vairano Patenora

 

 

Fu costruita dal chierico Andrea Carpino di ritorno da un pellegrinaggio a Loreto.

La facciata è semplice, tetto a capanna, un portale rettangolare sormontato da una lunetta che presenta ancora l’immagine della Beata Vergine e nell’architrave vi è incisa la data del 1632, con tutta probabilità la data di fine lavori.

Il suo interno è composto da unica navata e conserva tre altari, l’altare Maggiore, quello di S. Antonio da Padova e l’altare di S. Biagio, successivamente gli ultimi due vengono sostituiti con gli altari dedicati alla Santa Croce, o al Monte Calvario e a Maria SS. del Monte Carmelo.

L'antica chiesa di Santa Maria di Loreto a Vairano Patenora

L’antica chiesa di Santa Maria di Loreto a Vairano Patenora

La chiesa ebbe culto fino al 1922, fu sconsacrata dal vescovo di Teano e solo recentemente, nel 2005, dopo un restauro da parte di un benefattore, fu riaperta al culto.

 


 

Una taverna e l’Unità d’Italia

 

 

Un grande avvenimento storico, datato 26 ottobre 1860, accadde nei pressi della locanda Taverna Catena, nel territorio di Vairano Patenora, a Vairano Scalo, dove nel 1700 lungo le vie consolari, sorgevano diverse taverne per la sosta e il cambio dei cavalli dei postini e dei viandanti.

La “Taverna della Catena“, era una di queste e prende il nome dal fatto che,quando i re si recavano a caccia nella vicina riserva di Torcino, l’incrocio veniva sbarrato da una catena.

Qui in quella data, avvenne l’incontro tra il re Vittorio Emanuele II e il generale Giuseppe Garibaldi, sancendo la nascita e l’Unità dell’Italia.

 


 

La leggenda di San Bartolomeo Vairano Patenora

 

 

Siamo nel 1195, quando un gruppo di Saraceni si avvicina al Borgo di Vairano Patenora con l’intento di mettere a ferro e fuoco il paese.

Giunti nei pressi ormai delle porte di accesso, il gruppo dei saraceni incontra un vecchio dalla lunga barba e sguardo intenso, che con le braccia aperte ,pronuncia in direzione del comandante del drappello, ”Principe, ti prego, risparmia il mio povero Vairano; i suoi abitanti sono buoni e lavoratori, forti e generosi, le donne oneste. Il bottino che ne ricaveresti è poca cosa rispetto all’infamia ed al sacrilegio che compiresti”.

In mezzo all’incredulità del capitano e dei soldati, per tanto coraggio, mentre era intento un consulto sul da farsi, il vecchio svanì.

Dato inizio alle ricerche del vecchio, senza esito, il comandante diede ordine di accamparsi alle pendici di Monte sant’Angelo e si incamminò, da solo verso il borgo per saperne di più.

Il paese, che era consapevole dell’imminente incursione, si era riunito in preghiera intorno alla statua del patrono del borgo.

Improvvisamente il capitano esclamò: “ E’ lui…, chi è lui? Lui è il vecchio!

Il capitano frastornato, si rivolse all’Arciprete Cecco e chiese con voce tremante: “la statua, chi è la statua?

Allora l’Arciprete Cecco gli spiegò che era la statua di San Bartolomeo, morto martire in Armenia mille anni prima.

Il capitano, allora, s’inginocchiò davanti alla statua e rimase alcuni minuti in silenzio, pose al collo della statua la sua collana d’oro tempestata di pietre preziose ed esclamò: “Uomo soprannaturale, Tu, oltre al tuo popolo, hai salvato anche me!”, e in groppa al suo cavallo lasciò Vairano Patenora.

 


 

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