Trappeto sapete cosa è? Alla ricerca di quelli del Salento

 


 

 

Il Trappeto il Frantoio sotterraneo

molti sono nel Salento

un’occasione per scoprirli

 

 

Un Trappeto con la ruota della molitura

Un Trappeto con la ruota della molitura

 

 

Trappeto, poche persone sanno di cosa si tratta, sono i frantoi ipogei per la produzione dell’olio d’oliva, la caratteristica di questi frantoi, è nel fatto, che sono sotterranei, in Puglia sono molteplici ma incentrati soprattutto nel Salento, a oggi nella Terra d’Otranto ne sono stati rinvenuti e censiti nel Catasto delle Cavità Artificiali in Puglia, di competenza della Società Speleologica Italiana, dove si raccolgono i dati delle varie architetture sotterranee, tra le quali, cisterne, gallerie, miniere, chiese sotterranee, tombe, frantoi ipogei, ecc., circa 157 Trappeti.

 


 

Il Trappeto Frantoio ipogeo

 

 

Un ipogeo, è una costruzione, realizzata dall’essere umano, totalmente sotto terra o una riadattazione di cavità naturali, come possono essere le Cisterne Romane a Fermo o le Catacombe di San Sebastiano a Roma o appunto i Trappeti.

Legata all’agricoltura e alla lavorazione dei prodotti che la terra offriva, soprattutto all’ulivo e alla produzione dell’olio, la Terra di Puglia, era ricca di queste “Miniere d’oro verde”, dove si produceva il pregiato olio d’oliva, a partire dai frutti esclusivi dei maestosi ulivi secolari, alberi sacri e leggendari nelle varie epoche della storia umana.

Perché fossero scavati nel sottosuolo, è di facile spiegazione, come prima cosa in epoca Bizantina, il commercio dell’olio d’oliva, prese forma più importante del commercio del grano con la conseguenza di riadattare le rovine dei granai delle prime popolazioni che abitarono il Salento, i Messapi e nei loro sotterranei si trovò il mezzo, che assicurava una maggior conservazione dell’olio.

La ruota per molitura nel Trappeto

Inoltre  il basso costo di costruzione di un Trappeto,  soprattutto per la manodopera, l’operazione di scavo non richiedeva, come per il Trappeto in superficie, di personale specializzato per l’opera edilizia e non necessitava di spese d’acquisto e trasporto del materiale da costruzione, soprattutto, perché la temperatura invernale delle grotte è molto più elevata di quella registrabile all’esterno, si otteneva una maggiore quantità nel far fluire l’olio più velocemente dalle olive macinate sottoposte alla torchiatura e favoriva la separazione dell’olio dall’acqua nei vari contenitori, negli ambienti ipogei dei frantoi si riscontrava una temperatura oscillante tra i 18 ed i 20 gradi centigradi.

Vi si trovavano diversi ambienti, posti circa tra i 2 e i 5 metri sotto al livello stradale, si accedeva mediante una scala, coperta con una volta a botte, che immetteva in un grande vano dove si trovava la vasca per la molitura con la sua grossa pietra molare in verticale, adiacente al grande vano si trovava la sala dove erano allestiti i torchi di legno e diverse vasche scavate nella roccia.

Altri vani erano destinati a stalla, a cucina e a dormitorio degli operai, il frantoio era privo di luce diretta, veniva illuminato da varie lucerne e l’unica fonte di luce e di ricambio dell’aria, proveniva da uno o due fori praticati al centro della volta del vano principale.

Nel Trappeto gli operai erano costretti a vivere per diversi mesi all’anno sotto terra, durante la raccolta e la molitura delle olive, per estrarre olio dal frutto dell’ulivo, lavoravano, mangiavano e dormivano sempre all’interno dei frantoi, dando così, sostentamento a sé stessi e alle proprie famiglie, poi nel 1800, a seguito di emissioni di varie leggi, i nuovi impianti vengono posti direttamente fuori dai centri urbani, nelle campagne o presso le masserie per motivi igienici sia interni che esterni ai trappeti, nuove esigenze a livello di attrezzature, avere una produzione olearia di migliore qualità con la vicinanza agli uliveti.

 


 

Come avveniva la molitura nei frantoi ipogei

 

 

La molitura delle olive avveniva mediante una macina di pietra, chiamata frantoio a molazze, era costituita da una vasca circolare, la gabbia, ed all’interno una o più ruote in pietra che, un animale, come un asino, cavallo oppure bue bendato muovevano, mediante un’asta di legno, detta bardasciola, attorno ad un asse ligneo mobile imperniato nel centro della macina.

Gli operai, tramite pale, continuavano a rifornire le macine di olive, in un ciclo ininterrotto, una volta avvenuta la prima molitura, la pasta delle olive era prelevata dalla macina e deposta su di una vasca ricavata nella roccia o fatta di legno con i bordi rialzati, chiamata mattra o madia.

Da qui veniva poi sistemata nei fiscoli, recipiente filtrante in cui vengono poste le olive macinate per sottoporle alla torchiatura, a forma di canestro per il torchio alla calabrese, a due viti e successivamente su dischi con il torchio alla genovese, ad una vite.

Un frantoio ipogeo con Torchi alla Genovese

Questi venivano poggiati uno sull’altro, frapponendoli a dischi semi impermeabili, per favorire la fuoriuscita dell’olio dalle parti più interne dei fiscoli, sulla grossa pietra basale del torchio, quindi a questo punto si operava una prima pressatura o strizzatura.

Una volta effettuata la prima spremitura, ed aver ottenuto l’olio di primissima qualità, la pasta, rimasta nei fiscoli, veniva sottoposta ad una seconda molitura.

L’olio in entrambe le pressature scolava dai fiscoli e si raccoglieva ai piedi del torchio, passando attraverso un’apposita scanalatura nella base, in un serbatoio di pietra nuda.

L’olio, una volta depositato nei pozzetti, veniva asportata la parte sovrastante, la moria, la parte sporca superficiale, mediante il nappu, una paletta di forma rotonda, leggermente concava, passava quindi in vasche, pile, piscine o posture, di pietra scavata di varie dimensioni e forma, qui l’olio si separava ulteriormente, nel giro di poche settimane, in seguito le vasche di pietra sono state sostituite dai tini, poi da grossi contenitori di ceramica chiamati cammautti e pitali.

L’organizzazione gerarchica dei trappetari, prevedeva quattro figure fondamentali, lu nagghiro o l’anichirio, il più esperto tra di loro e quindi assolveva le funzioni di capo del Trappeto, lu sottanagghiro, come vice-capo, i trappetari, che svolgevano le normali attività lavorative, ed infine lu turlicchio, il ragazzo di bottega che svolgeva tutte le attività di aiuto ai grandi.

 


 

La Via dei frantoi ipogei a Specchia Lecce i Trappeto recuperati e visitabili

 

 

In uno dei più suggestivi percorsi, quasi del tutto sotterraneo, sotto le strade di Specchia, si snoda la Via dei Frantoi Ipogei, lungo il percorso si possono ammirare quattro frantoi ipogei, Scupola, Cicca, Perrone, Francescani Neri, che insieme ad altri, sono testimonianza storica, dell’enorme produzione dell’olio d’oliva che questa cittadina vantava nei secoli scorsi e considerati gli ultimi esempi di archeologia industriale.

Ricavati in banchi calcarenitici di “tufo” o “pietra leccese“, si trovano dai tre ai cinque metri, rispetto al piano stradale.

I Trappeti di Specchia

Il Trappeto Scupola è composto da due diversi ambienti, il primo, scavato nel tufo intorno al secolo XV, conserva una macina utilizzata nella vasca di spremitura, quattro torchi “alla genovese”, con le vasche di decantazione, mentre il secondo ambiente, scavato intorno al secolo XVII, conserva invece altre tre macine, con i “pozzi di calata”, otto torchi “alla calabrese” e altre vasche di decantazione.

Nel perimetro dell’intero frantoio è inoltre possibile notare più ambienti chiusi utilizzati come depositi per la raccolta delle olive o come luoghi di riposo per gli operai.

I Trappeto, i frantoi ipogei di Specchia, sono accessibili grazie alle visite guidate organizzate dalla locale Pro loco.

 

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Benvenuti in Preziosità Italiane commentate a piacere