Storia e segreti, occultismo e spiriti di Rosazza il borgo del mistero

 


 

 

Rosazza storia di una città massonica

qui tutto è mistero e occultismo

 

 

Rosazza la sua storia legata al mistero e massoneria

Rosazza la sua storia legata al mistero e massoneria

 

 

Rosazza comune della provincia di Biella, inserito nell’Alta Valle Cervo, la sua storia, la sua architettura, con simboli, chiaramente di ispirazione massonica e occultismo, è voluta da Federico Rosazza.

Ma chi era Federico Rosazza Pistolet? Fu Senatore del Regno, membro della Giovane Italia Mazziniana e Gran Maestro Venerabile della massoneria biellese, nato nel 1813, da giovane studiò in seminario, per poi abbandonarlo e seguire gli studi di Giurisprudenza.

Durante i suoi studi, strinse amicizia con Giuseppe Mazzini aderendo alla Giovine Italia, due gravi lutti segnarono la sua vita, dando una svolta, che incise favorevolmente sulla comunità della terra di origine e la sua popolazione, la morte prematura della moglie e dell’unica figlia.

Si interessò al mondo dell’occulto e all’alchimia, sostenuto dall’inseparabile amico Giuseppe Maffei e nell’ultimo trentennio dell’Ottocento, si dedicò a numerose opere pubbliche di rifacimento, per abbellire Rosazza e la Valle Cervo, il tutto a proprie spese.
 


 

Rosazza e il legame massonico ed esoterico nella sua storia

 

 

Federico Rosazza, insieme all’amico Maffei, cominciò l’abbellimento e una radicale ricostruzione di parte del borgo, utilizzando maestranze locali e materiali del posto, partecipando in questo modo allo sviluppo economico.

La sua conoscenza del mondo esoterico, la sua fede mazziniana, i suoi legami con la massoneria e la conoscenza della storia dei Templari, gli concessero i favori della Chiesa, nonostante nei suoi progetti vi fosse la ricostruzione della chiesa di Rosazza.

Tutte le sue opere, sono piene di simboli esoterici e massonici, questo dovuto anche all’amico e architetto Maffei, a cui fu affidata la guida dei lavori artistici, si dice che fosse dotato di poteri medianici e facoltà paranormali e che molte decisioni, in campo artistico, venissero prese dall’architetto, solo dopo la consultazione del proprio “spirito guida“.

Due sono i simboli massonici che ricorrono spesso nelle architetture di Rosazza, la Rosa e la Stella a cinque punte

 

 

 

La chiesa e il cimitero di Rosazza

 

 

Demolita la vecchia chiesa e spostato il cimitero al di là del fiume Cervo, sul vecchio sito cimiteriale, Federico Rosazza fece erigere la nuova chiesa, dove troviamo molti simboli massonici.

Per arrivare alla facciata, entrando in paese bisogna costeggiarla, perché si presenta di spalle.

La piazzetta prospiciente il portone d’ingresso, è tutto in ciottolato, dove vengono a volte, creati disegni con sassi bianchi e neri, ricorrenti nei templi massonici e impiegati dai templari, a raffigurazione della dualità di bene e male, di luce ed ombra, inserite nella pavimentazione le stelle a cinque punte e sull’ultimo gradino della scalinata, che conduce all’interno della chiesa, sono riportate le seguenti parole,  “Desiderium peccatorum peribit”, “periranno i desideri dei peccatori”, la frase rievoca Dio che sconfigge i peccatori e esalta i Giusti aiutandoli a compiere i loro disegni.


La facciata contiene molti simboli massonici, dalle tre piccole aperture in alto, che simboleggiano i tre vertici della piramide, alle rose e stelle a cinque punte, che si susseguono lungo la decorazione appena sopra l’entrata, con al centro una rosa aperta da dove spunta una croce.

L’interno della chiesa, quello che colpisce immediatamente, è l’immensa copertura a volte, dipinta a cielo stellato, si possono notare l’Orsa maggiore e quella minore, il Piccolo e il Grande Carro, la Via Lattea e la Stella Polare, mentre sulla volta sopra l’altare spicca la Croce del Sud e anche qui rose e stelle a 5 punte, appaiono ovunque, sul pavimento e nei capitelli delle colonne.

Costeggiando la chiesa lungo il lato destro, ci si immette in un vicolo, delimitato dalla chiesa sulla sinistra e da un alto muro sulla destra, due importanti simbologie posizionate rispettivamente su due porte, all’ingresso del vicolo, una stella a cinque punte e una svastica, nascono come simbolo propiziatorio di buon augurio per le religioni indiane, gianitiche, buddiste e induiste, la sua presenza sul muro di una chiesa è comunque un mistero.

 

Il castello di Rosazza con l’ingresso ad arco simile a quello di Volterra e il castello con la torre alle spalle

 

Il Castello

 

 

Il castello, la sua storia particolare, perché voluto da Federico Rosazza, influenzato dal sogno sulla figlia che gli raccomandava di usare la sua dote, per abbellire il paese nativo e la Valle.

La costruzione, progettata da Maffei, richiama gli antichi templi di Paestum e chiari riferimenti esoterici alla massoneria, lo compongono false muratura sbrecciate trattate con acido nitrico, finti colonnati ed architravi.

Visto il grande interesse per la botanica, fece mettere a dimora molte specie di piante di grande pregio provenienti da tutto il mondo, ridisegnando così l’intero parco del castello, il suo accesso è una riproduzione dell’arco di Volterra, un arco in pietra sbrecciato, dove risaltano le teste di tre valligiane con una stella a cinque punte tra i capelli.

 

La Fontana della Rosa

 

 

Le fontane parlanti

 

 

Sempre nel progetto di abbellimento del paese, realizzò un’impresa idraulica, di grande utilità pubblica, distribuendo l’acqua in tutto il paese attraverso una rete di tubazioni in ghisa.

Moltissime fontane furono disseminate per tutto l’abitato, contrassegnate sempre dagli stessi simboli, la rosa e la stella a cinque punte.

Furono denominate ”fontane parlanti”, perché oltre al rumore dell’acqua, alcune frasi scolpite nella pietra, richiamano lo sguardo di chi si abbevera.

Una delle più grandi fontane, è la fontana della Colonna, dove una grossa colonna centrale ad una conca, sorregge una statuetta di Pietro Micca e reca la scritta “O cielo benedici chi nostra la fè”.

Un’altra fontana, posta di fronte al municipio, la Fontana della Rosa è incorniciata da due colonne con una grande rosa nel mezzo in marmo rosso, una conchiglia in marmo bianco e tre stelle in marmo giallo, disegnato nella pavimentazione con sassi, la raffigurazione di una stella alpina e il nome botanico in più lingue “leontopodium o edelweis, gnaphalium o ruhrhaut”.

Al fianco della chiesa la Fontana della Fede, con la statua della prima delle tre virtù teologali, un bassorilievo raffigurante Adamo, con testa coronata di foglie di acacia ed Eva, con in capo una rosa.

E’ iscritta anche qui una frase “quemadmodum desiderat cervus ad fontes aquarum – ita desiderat – anima mea ad te Deus”, che, secondo i Salmi di Davide, significa “come il cervo aspira-desidera le sorgente d’acqua, cosí l’anima mia sospira per voi, Dio mio”.

 

 

 

Il Cimitero Monumentale

 

 

Lo spostamento del Cimitero al di là della sponda del fiume Cervo, comportò la costruzione di un ponte.

Questo fu eretto a tre arcate costituite da blocchi lapidei regolari, carreggiata con pavimentazione a lastre regolari e acciottolato compresa, tra due balaustre laterali formate da colonne cilindriche di pietra.

Prima di imboccare il ponte c’è una piazzola acciottolata, con due panche in granito per la sosta.

Il richiamo dello stile costruttivo all’ingresso del cimitero è chiaramente moresco, con decorazioni a losanghe e arco bicromo.

Un portale in legno posto in fondo ad un piccolo disimpegno con colonne in granito ai due lati esterni.


L’interno è su quattro livelli collegati da scala monumentale, il suo interno, si articola su quattro livelli collegati da una scala monumentale, il primo tratto è a due rampe ad andamento curvo e conduce a una terrazza, il secondo è costituito da una ampia e ripida scalinata,che porta a un portico.   

Al terzo piano c’è una cappella utilizzata per le funzioni religiose, mentre l’ultimo livello è raggiungibile da una piccola rampa di scale laterale.

In tutta la pavimentazione del cimitero sono presenti alcune “lacrime di pietra”, distribuite intorno alle panche, simbolo del dolore spesso ricorrente nelle logge massoniche, infatti il candidato al grado di maestro veniva sdraiato su un tappeto disseminato di lacrime.

La storia del Borgo, diventato comune, è impregnato di mistero, di simbologia massone ma al di là di tutta quella che può essere la sua storia, dietro vi è un uomo, che ha voluto donare alla sua città natale e ai luoghi della sua infanzia, forse anche in ricordo della moglie e della figlia, un aspetto del tutto nuovo e che ha portato a oggi, molti turisti a visitarlo, per assaporare quel vago sentore di misticismo e per conoscerne la sua storia, nelle architetture del paese.

 

 

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