Santarcangelo di Romagna il labirinto e le grotte

 


 

 

Santarcangelo di Romagna

e la sua seconda città sotterranea

un labirinto di corridoi, stanze e nicchie,

la cui origine è misteriosa.

 

Santarcangelo di Romagna la Rocca Malatestiana e il Campanone sullo sfondo

Santarcangelo di Romagna la Rocca Malatestiana e il Campanone sullo sfondo

 

 

Santarcangelo di Romagna cittadina dove il cuore del Borgo antico, è situato sopra un morbido colle chiamato Colle Giove, con la tipica struttura del borgo fortificato, da cui domina la Rocca, il fortilizio strategico a difesa del territorio.

Nell’antica piazza Ganganelli, cuore sociale della cittadina di Santarcangelo di Romagna, possiamo vedere il sontuoso Arco Trionfale, eretto nel 1777, dalla cittadinanza in onore del concittadino Papa Clemente XIV, oggi la tradizione folcloristica, lo vede conosciuto come l’Arco dei Becchi o Arco dei cornuti, è uso, durante la festa più importante di Santarcangelo di Romagna, san Martino, che vengano fissate delle corna sotto l’arco e la tradizione vuole che, se passando sotto ad esse, queste si muovono, vuol dire che si è cornuti.

Santarcangelo di Romagna l’antica piazza Gangalelli e l’Arco Trionfale

Altri luoghi da non perdere quando si arriva nella cittadina sono, la Torre del Campanone, Porta Cervese, Piazza delle Monache, Chiesa Collegiata, Pieve di San MicheleSferisterio, tutti caratteristici, che conferiscono a questo borgo, il suo fascino particolare, molto interessante è la Rocca Malatestiana, di proprietà privata ma visitabile, seppur parzialmente, durante determinate giornate della settimana.

Fatta erigere dai Malatesta, si narra che all’interno delle sue mura vennero uccisi Paolo e Francesca, i due innamorati clandestini, raccontati da Dante nella Divina Commedia.

Ma una cosa, per tutti gli amanti del mistero e dei luoghi mistici, di strutture sotterranee, ipogee, che incutono un certo timore e riverenza, sono le Grotte, il Labirinto di Gallerie, che si trovano, per una lunghezza di 10 chilometri, sotto il Colle Giove.

 


 

La città sotterranea di Santarcangelo di Romagna, il Labirinto di gallerie e grotte

 

 

Scavati nell’arenaria e nell’argilla, 152 ipogei che formano un percorso di circa 6 chilometri, risalenti al periodo medievale e utilizzati come depositi e cantine per la conservazione del noto vino locale, Sangiovese, mentre secondo altri studiosi hanno origini più antiche, utilizzate in particolare come grotte paleocristiane e luoghi di culto romano o bizantino, furono utilizzati durante la Seconda guerra mondiale, come ottimi rifugi, per gli abitanti della città e, per questo motivo, furono messi tutti in comunicazione.

Le Grotte ad uso cantine per il vino a Santarcangelo di Romagna

Questo labirinto di corridoi, stanze e nicchie, la cui origine è tutt’oggi misteriosa, è distribuito su 3 livelli collegati tra loro tramite pozzi, aperture e scale, ai quali si accede da case private e in qualche raro caso, anche dall’esterno, impedendo così l’entrata a qualsiasi passante.

Per garantire la vita del paese, durante il medioevo la popolazione dovette adoperarsi, per garantire la propria sopravvivenza, considerando che gli assedi alla città, potevano durare anche alcuni mesi, venne così creata una rete di gallerie, grotte, cantine, una possente realtà sotterranea, adibita alla conservazione del vino, degli alimenti deperibili e per nascondere i cereali.

Come ad Osimo, c’è dunque una città sotto la città, gli accessi nascosti a chi non li conosce e oggi appartengono alle singole proprietà, probabilmente utilizzate, anche in diversi casi, come vie di fuga nel corso dei secoli , specialmente durante il dominio dei Malatesta.

Consideriamo che alcune di esse, se non la maggior parte, siano servite come magazzini per olio, vino e derrate alimentari e mettiamo pure che abbiano rivestito anche il ruolo di magazzini per olio, vino, e prodotti merceologici ma sicuramente la funzione di alcune di esse, devono essere ricondotte, come ad Osimo, a pratiche rituali ancora del tutto misteriose.

La stanza circolare con le nicchie a semicerchio

Perché, altrimenti, nelle grotte vi sono colonne, sale con archi che ricordano chiaramente la struttura dell’abside di una chiesa, nicchie, volte e cupole?

Si crede, che questo luogo fosse un tempio di preghiera e ritiro spirituale,dei Monaci Basiliani monaci che si ispirano alla regola dettata da San Basilio, eremiti che vivono in celle singole ma con luoghi di preghiera e di lavoro in comune, per favorire la correzione dei difetti e l’aiuto scambievole tra i monaci.

Credenza che viene messa in discussione da studiosi, affermando che i Basiliani, non costruissero i loro cenobi, piuttosto occupassero luoghi preesistenti.

Un’altra ipotesi si fa strada e cioè quella che riporta ad antichi culti pre-cristiani e, in particolare, al culto di Mitra, supponendo, infatti, che il culto veniva officiato nel Mitreo, ovvero una grotta costruita appositamente o adattata allo scopo, preferibilmente sotto un’abitazione o un altro edificio.

 


 

La Grotta Monumentale Ruggeri

 

 

Le grotte sono aperte al pubblico solo in parte e solo con guide specializzate, per informazioni rivolgersi alla I.A.T. Santarcangelo di Romagna.

Una volta superato l’ingresso, con uno spettacolare gioco di luci soffuse, vediamo una serie di colonne, collocate sulla destra e provenienti da una chiesa non più esistente, in seguito, un secondo portale ci fa accedere agli ambienti ipogei, cunicoli da cui si possono notare diversi tipi di lavorazione, segno di opere con datazione diversa tra loro e da personaggi diversi, pareti, volte, corridoi, cambiano continuamente al passaggio del visitatore, nicchie, nicchiette, scale che ufficialmente non portano a nulla, tamponamenti vari, pozzi chiusi e finte uscite.

le colonne nella Grotta Monumentale Ruggeri

Infine un  lungo corridoio, dotato di 26 cellette, che termina in una sala circolare con volta a cupola e 7 nicchie disposte lungo la parete in un semicerchio.

 


 

La Grotta Teodorani

 

 

Un’altra grotta visitabile, è la Grotta Teodorani, aperta al pubblico dalla proprietaria

Scavata in pieno centro storico, poco prima delle scale che portano alla Rocca Malatestiana, una volta superato l’ingresso, troviamo un primo tratto in discesa e poi un lungo corridoio orizzontale, per una lunghezza totale di circa 48 metri.

Scendendo, sulla sinistra, c’è una cameretta piuttosto bassa che, dove all’interno, vi sono sei nicchiette intagliate nella roccia di forma pentagonale.

Lungo il corridoio, poste a pettine 28 cappelline, 14 per lato con forma di abside ed alcune, al loro interno formano delle cavità, con pilastri a colonna, di collegamento le une con le altre, con un corridoio parallelo.

In fondo al corridoio tre ambienti, uno ellittico, uno a doppia struttura semicircolare, la presenza di un arco con lo stipite tagliato obliquamente, dà accesso ad un piccolo atrio con pozzo di circa 30 metri d’altezza, forse per uso aerazione.

La sala ellittica, presenta nella parte frontale all’accesso, una nicchia a fondo piatto in asse con il corridoio d’accesso, accuratamente rifinita e probabilmente nell’antichità utilizzata a contenere la statua di una divinità.

Ponendosi frontalmente la nicchia e guardando verso l’uscita, si notano due aperture a tutto sesto ai lati dell’apertura centrale, collegate alla sala a doppia pianta semicircolare.

Vedendo la pianta dell’ipogeo, si fanno avanti molte domande e molte ipotesi, la forma è quella di una croce o, per non azzardare, quella di una spada ma il motivo di questa strana e voluta forma? Domande, che studiosi, ancora non sono riusciti a dare risposta.

 

 

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