Sant Antonio abate e le Farchie

 


 

Sant Antonio abate

e la festa delle Farchie

di Fara Filiorum Petri

 

 

Festa delle Farchie a Sant Antonio abate

Festa delle Farchie a Sant Antonio abate

 

 

Il giorno dedicato a Sant Antonio abate, il 16 gennaio, nella cittadina di Fara Filiorum Petri in Abruzzo, si festeggia il “Miracolo di Sant Antonio abate”, che scongiurò l’invasione francese a Fara, trasformando le querce attorno alla cittadina in falò, facendo così fuggire le truppe d’invasione.

Così ogni anno si celebra la Festa delle Farchie, una manifestazione folkloristica, molto spettacolare.

 

 

La Farchie di Sant Antonio abate

 

 

Le Farchie, sono delle grosse fiaccole, dei fasci cilindrici di canne, legati con rami di salice rosso.

Generalmente hanno un diametro, stabilito, di quasi un metro e la lunghezza di circa 8 metri, questo perché con gli anni le Farchie di Sant Antonio abate, crebbero sempre più, diventando anche pericolose, fino a doverne limitare le misure, a quelle attuali.

Appena dopo Natale, i contradaioli di Fara Filiorum Petri, cioè, Colli, Madonna, Mandrone, Forma, Vicenne, Fara Centro, Crepacci, Campo Lungo, Colle Anzolino, Via S.Antonio o Colle San Donato, Sant’Eufemia, Giardino e Pagnotto, cominciano a raccogliere le canne, tagliate verdi nell’anno precedente, durante il mese di febbraio e tenute segretamente rinchiuse in luoghi asciutti, per evitare eventuali furti dalle altre contrade.

Vengono, poi potati gli alberi di salice rosso, solo i rami di un certo spessore e non vecchi, questi serviranno per legare i fasci di canne a formare le Farchie.


A questo punto si cominciano a formare le Farchie di Sant Antonio abate, creando una “spina dorsale”, con un piccolo palo o con una stretta fascina di canne, intorno alla quale, si rinfasciano le canne più lunghe, ingrossando a mano a mano, il diametro, fino a raggiungere quello finale.

La perfetta Farchia deve avere più caratteristiche, la verticalità, l’allineamento dei nodi, non avere rigonfiamenti e ogni singola canna deve essere sistemata in modo che all’occhio, appaia nell’insieme, un’unica struttura compatta dal “Piticone” in dialetto, il capo, al “Fiocco”, la cima.

Per questo la costruzione viene affidata a uomini esperti, richiede forza e maestria, perché da questo dipende la stabilità e la bellezza.

Tutti i membri della contrada, in quei giorni partecipano, le donne durante la fase di preparazione, non stanno con le mani in mano ma assistono gli uomini e cucinano per loro, il pasto di “Sant’Andone“, il tutto innaffiato dal buon vino locale.


La Festa delle Farchie di Sant Antonio abate

 

 

Il 16 gennaio, queste Farchie vengono poi trasportate o sui trattori o a spalla dai contradaioli, dalla contrada al piazzale antistante la chiesetta di Sant Antonio abate, qui vengono appoggiate a terra e poi all’ordine del “capofarchia” vengono innalzate e messe in piedi, tramite tiraggio di funi e filagne, bastoni di legno legati in modo da formare una “x”.

Questa è una fase pericolosa, le Farchie pesano diversi quintali, potrebbero ribaltarsi, cadendo sui contradaioli, per questo, il tutto è affidato a mani sapienti ed esperte, di uomini che conoscono i rischi e che fin dalla formazione delle fascine sanno dove mettere le mani, per un lavoro che deve essere sicuro nella spettacolarità della festa.

Quando tutte le Farchie di Sant Antonio abate sono alzate, si possono accendere e questo avviene tramite i fuochi d’artificio, ogni contrada è pronta a schernire la contrada avversaria, che commette anche una minima imperfezione, come l’interruzione della raffica di fuochi, che fungono da esca per l’accensione.

Una volta che siano tutte accese cominciano i canti e i balli, tutto accompagnato da dolci e vino. La processione con la statua di Sant Antonio abate, raggiunge la piazza antistante la chiesa e vengono benedette le Farchie, queste al sopraggiungere della sera vengono buttate a terra tagliate e portate in contrada dove finiranno di bruciare e continuerà la festa.

La mattina, successiva, presso la chiesa di Sant Antonio abate, si svolge la festa religiosa con la benedizione del pane, del fuoco e degli animali.



Fara Filiorum Petri

 

 

E’ un comune nella provincia di Chieti, il suo nome significa “Terra dei figli di Pietro”, originariamente, al momento della sua fondazione da parte dei Longobardi, si chiamava solamente Fara, termine appunto longobardo, che indicava costituito da famiglie imparentate, da un gruppo.

Quindi in quel territorio, era nato un sito, costituito da una grossa famiglia longobarda, tutta imparentata, in seguito con la presenza di Monaci Celestini, presso il Convento di Sant’Eufemia, i monaci si facevano chiamare “Figli di Pietro”, dal fondatore dell’ordine, San Pietro Celestino, si cominciò ad aggiungere il nome Filiorum Pietri per distinguerla da altri paesi che si chiamavano Fara, come Fara San Martino e altre.

Il dialetto della zona, nonostante sia territorio abruzzese, ha spiccate note napoletane, al tempo del Regno di Napoli, Fara Filiorum Pietri era parte dell’Abruzzo Citeriore, sotto il dominio del Regno di Napoli.

L’influenza del dialetto napoletano, hanno fanno sì che molte parole assomiglino a quel dialetto, i ragazzi diventano “guaglion”, giocare diventa “pazzià” e l’usanza di raddoppiare le consonanti si fa sentire, come “facemm” o “parlemm”.

Molti sono gli storici palazzi ottocenteschi e rinascimentali del centro storico, palazzi in stile liberty, arte barocca, capitelli, colonne e decorazioni in stile rococò.

Se vi capita di passare da quelle parti, due sono i dolci che lasciano il segno come prodotti tipici della zona e che vengono offerti alla festa delle Farchie di Sant Antonio abate, “li cavicium” o i cacionetti e “lu serpenton” il serpentone.


 

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