San Michele l’Abbazia sopra le nuvole



La Sacra di San Michele

o Abbazia di San Michele della Chiusa

il simbolo del Piemonte è per un’ennesima volta colpito da disgrazia

 

 

La Sacra di San Michele svetta sopra le nuvole

La Sacra di San Michele svetta sopra le nuvole

 

 

 

La sua costruzione è passata attraverso i secoli della storia e più volte è decaduta, poi come un’araba fenice è risorta, per poi decadere un’altra volta e risorgere nuovamente, si tratta dell’Abbazia di San Michele della Chiusa, più nota come “Sacra di San Michele”, in Val di Susa.

Poi nella serata del 23 gennaio 2018, un  incendio colpisce ancora il simbolo del Piemonte, a prendere fuoco è il tetto del monastero, ai piedi dell’abbazia, dove vivono i padri rosminiani, il fuoco è stato presto domato dai pompieri ma dalla testimonianza di uno dei padri rosminiani che vive lì, l’incendio poteva causare danni peggiori, ha coinvolto il sottotetto e alcune aree destinate a uffici.

Alcuni documenti, tra i quali il diario della Sacra e i registri economici sono probabilmente andati perduti,  ma ringraziamo San Michele per averci aiutato, perché l’incendio avrebbe potuto provocare danni ancora peggiori”.

Danni che “non sono possibili da quantificare ora, dicono, ma comunque rilevanti”.



La Sacra di San Michele in Val di Susa

 

L’Abbazia di san Michele della Chiusa, altrimenti conosciuta come la Sacra di San Michele, è un complesso architettonico di notevole imponenza e importanza, arroccato sulla vetta del Monte Pirchiriano, a una trentina di chilometri da Torino.

Dichiarata “Simbolo del Piemonte”, con una legge speciale del 21 dicembre 1994, fu dedicata a San Michele perché nasce e cresce attorno al culto dell’Arcangelo, da sempre venerato come “il principe delle milizie celesti” nonché braccio destro della divinità.

il fuoco sprigionatosi al tetto del monastero foto tratta dal quotidiano SIR

il fuoco sprigionatosi al tetto del monastero foto tratta dal quotidiano SIR

Già all’epoca romana, si ergeva un presidio militare a vedetta e difesa della “via Cozia”, verso la Gallia, a testimonianza vi si trova una lapide in memoria di una delle famiglie romane che vi abitarono nel I° secolo.

Il presidio passò poi in mano ai Longobardi e utilizzato a guardia per le invasioni dei Franchi, i quali riservavano una particolare venerazione, a San Michele Arcangelo, che venne poi trasmesso all’Imperatore Federico I Barbarossa e così via alle varie generazioni e quindi la diffusione in tutta la Val di Susa.

La costruzione iniziale dell’attuale Sacra di San Michele, è legata alla leggenda che vede l’arcivescovo di Ravenna, ritiratosi a vita eremitica sul Monte Caprasio, attuale Rocca Sella, alla fine del X secolo iniziare la costruzione di un’abbazia ma come la tela di Penelope, di giorno ponevano in posa le pietre e di notte sparivano.

Deciso quindi a scoprire i ladri, Giovanni Vincenzo, arcivescovo di Ravenna, la notte rimase sveglio e con suo enorme stupore, scoprì che non erano ladri a far sparire le pietre ma bensì angeli, i messaggeri celesti comparivano con il buio e trasportavano le pietre sul monte Pirchiriano, qui ebbe la visione dell’Arcangelo Michele, che gli ordinò di erigere il santuario e che gli stessi angeli avrebbero infine consacrato la cappella, di notte infatti, la popolazione vide la cappella, come se fosse stata “avvolta” da un grande fuoco.

Ma sarà fondamentale l’intervento, intorno alla fine del X° secolo, di “Ugone”, così’ era soprannominato il nobile francese Hugon di Montboissier, responsabile dell’Abbazia di Saint Michael de Cuxa, a Codalet nei Pirenei, che per poter espiare i peccati ed avere indulgenza dal Papa, fece costruire un piccolo monastero per pellegrini e monaci.

In seguito, circa un secolo dopo, l’abbazia fu affidata ai monaci Benedettini, che la svilupparono, con l’accoglienza ai pellegrini, costruendo una foresteria.



L’ampliamento della Sacra di San Michele

 

Al nucleo costituito dall’Abbazia, nei secoli successivi, si sono aggiunti il Monastero Nuovo, la Nuova Chiesa e la Torre della Bell’Alda, nel Nuovo Monastero furono costruite strutture per poter ospitare molti monaci e rendere la vita più “agevole”, come le celle, la biblioteca, le cucine, il refettorio e le officine.

Le leggende della Torre della Bell’Alda e lo Scalone dei Sorci

 

La leggenda narra di una ragazza molto bella e devota, di nome Alda, un giorno recandosi al santuario per pregare viene assalita dai soldati e per sfuggire alla violenza si getta da una delle torri del monastero.

Il gesto non rimase indifferente, per la sua purezza e sacrificio, agli occhi degli angeli e della Madonna, che la salvarono dallo sfracellarsi sulle rocce sottostanti, facendola arrivare illesa a valle.

Qualche tempo dopo, però, la superbia ed il bisogno di farsi una dote, la spinsero a scommettere con i suoi compaesani sull’esito di un secondo, pubblico, salto, questa volta però nessun intervento divino si fece avanti a salvarla, così  finì sfracellata sulle rocce sottostanti e da quel momento la costruzione venne chiamata “Torre della Bell’Alda”.

I ruderi della Torre della bell'Alda

I ruderi della Torre della bell’Alda

Un’altra leggenda vuole, che il vecchio sacrestano del monastero, Bernardino, percorresse ogni sera lo scalone, per andare a chiudere la porta d’ingresso alla sua base

L’inquietudine e il disagio lo attanagliava, tutte le volte che lo doveva percorrere, data la presenza degli scheletri presenti nelle nicchie e dai pipistrelli.

Una sera di tempesta, mentre risaliva lo scalone, una folata di vento spense la torcia, nell’angoscia iniziò a cercare a tentoni gli scalini quando, d’un tratto, sentì il rumore di ossa fregate sulla pietra.

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Arrivato alla sommità dello scalone si accorse che il vento aveva chiuso la porta, a quel punto cominciò a urlare dal terrore e le urla giunsero alle orecchie dell’abate, attardatosi a pregare, che nel trovarlo, tremante dietro alla porta. si sentì dire che un morto si muoveva sullo scalone.

Alla luce della sua torcia si presentò la visione di un teschio strisciante su uno scalino ma avvicinatosi, uno scossone ne rivelò la vera natura, un topo, trovatosi scoperto, corse via mentre il teschio rotolava per le scale, lasciando i due spettatori sollevati ed un nuovo nome per lo scalone: “Lo scalone dei sorci”.



Il declino della Sacra di San Michele

 

Durò quasi cinquecento anni il declino causato da lotte familiari in Casa Savoia, verso la fine del 1300 Giacomo di Savoia, principe di Acaia, la regione più settentrionale del Peloponneso nell’antica Grecia, fu destituito dalla Casa Madre per insubordinazione e tolti tutti i poteri e possedimenti.

Il figlio per vendicare l’onore del padre, saccheggiò il borgo di Sant’Ambrogio di Susa e distrusse il Palazzo Abbaziale, a questo punto Papa Urbano VI soppresse l’autorità all’abate della Sacra di San Michele e fu gestito dai soli Padri Priori che furono scarsamente sostenuti e utilizzati dai commendatari per la riscossione delle rendite.

La Sacra di San Michele in Val di Susa

La Sacra di San Michele in Val di Susa

Nel 1622, il cardinale Maurizio di Savoia convinse Papa Gregorio XV a sopprimere tutto il complesso, abitato ormai soltanto da tre monaci, facendo terminare così la secolare gestione benedettina del sito.

Poi nel 1836 carlo Alberto di Savoia, decise di far rinascere il prestigio della chiesa piemontese e della casa Savoia, collocandovi stabilmente una congregazione religiosa, offrì la possibilità ad Antonio Rosmini ed il Papa di allora Gregorio XVI, con documento pontificio nominò i padri Rosminiani, amministratori della sacra e delle superstiti rendite abbaziali, il re affidò loro la custodia delle salme di ventiquattro reali di casa Savoia, trasferite dal duomo di Torino e tumulate in Chiesa, entro pesanti sarcofagi di pietra.



La “linea magica” di San Michele

 

La linea Magica o Via Angelica o Via Michelita, è un percorso, che durante i medioevo, molti pellegrini compivano, è una linea assolutamente retta di quasi 2.000 km che unisce i principali luoghi di culto europei dedicati all’Angelo Michele, la linea collega la Cornovaglia a Gerusalemme e parte da Saint Michael’s Mount in Cornovaglia, passando per Moint Saint Michel in Francia, congiunge la Sacra di San Michele in Val di Susa a San Michele di Coli nei pressi di Bobbio arrivando fino a Castel Sant’Angelo nel Gargano.

La leggenda vuole che questa linea, fu tracciata dalla spada di San Michele durante la lotta contro il demonio, creando così una fenditura ancora presente ma invisibile che collega le tre basiliche dedicate a San Michele, inoltre si dice che la Sacra di San Michele in Piemonte si trovi esattamente a metà della Via Michelita, a 1000 chilometri da Mont Saint Michel e a 1000 chilometri da Monte Sant’Angelo in Puglia.

In epoca molto più recente, furono eseguiti interventi di recupero, ampliamento e aggiunte alla struttura già esistente, come la scalinata e gli archi rampanti, luogo di preghiera e meditazione, fu ispirazione per lo scrittore Umberto Eco, del romanzo storico “Il nome della rosa”.

Il 15 marzo 2017, presso il Circolo dei Lettori di Torino, è stata presentata al pubblico la candidatura dell’Abbazia a patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, nel quadro del sito seriale “Il paesaggio culturale degli insediamenti benedettini dell’Italia medievale”.

 

 

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