San Galgano lo sapevate che la spada nella roccia esiste

 


 

 

San Galgano e la spada nella roccia

che il vero mito sia Re Artù?

 

 

San Galgano e la spada nella roccia

San Galgano e la spada nella roccia

 

 

Ci troviamo in località Montesiepi a Chiusdino, in provincia di Siena, qui scopriamo che la “spada nella roccia” esiste veramente.

Non ci credete? Entrate nella Rotonda di Montesiepi, così è nominato il suo Eremo, vicino alle rovine dell’enorme Abbazia Circense di San Galgano e sorpresa in terra dentro una cupola di vetro si trova una spada medievale infilata nella roccia.

 

 

Re Artù e la spada nella roccia

 

 

Sembrerebbe e qui è d’obbligo il condizionale, perché non c’è nulla di certo, ancora molti studi sono in atto per averne una minima certezza, che la storia della Spada nella Roccia di Re Artù, sia nata da qui.

Noi tutti conosciamo la storia di Artù, che estrae la spada e sembra che lo spunto, nel Ciclo Arturiano, sia nato proprio da questa spada e in onore a San Galgano, anche qui sembrerebbe, che uno dei Cavalieri della Tavola Rotonda, certo Galagin o Gawain, sia in riferimento a San Galgano come si vede, nel brano della leggenda di Artù di Britannia, incisa sull’archivolto della Porta della Pescheria di Modena.

 

 

La Storia di Galgano Guidotti il Santo Cavaliere di Dio

 

Non vi è una grossa documentazione su Galgano Guidotti, anche il suo stesso cognome è incerto, probabilmente nato nel 1148 a Chiusdino, da una famiglia nobile, con  una vita dedita a guerriero, quale cavaliere medievale, in un’epoca di violenze, soprusi e stupri vissuti anche in modo ludico, come manifestazione di vigore e vitalità.

Ebbe una gioventù basata su una vita sregolata e lussuria, Fino al momento in cui si volse alla religione e all’eremitismo e a diventare un Cavaliere di Dio, come profetizzatogli da Misser santo Micchele arcangelo, ebbe infatti due visioni successive in cui l’arcangelo Michele gli indicò il suo percorso di vita, nella prima, era tracciato il suo destino di cavaliere sotto la sua protezione, mentre nella seconda l’arcangelo lo invitava a seguirlo.
 


 
Galgano, lo seguì e raggiunse Montesiepi, dove si trovò dinanzi alla visione di un edificio rotondo e ai dodici apostoli, che lo accolsero e aprendo un libro sacro apparve il Creatore, che lo convertì definitivamente.

Ritornò in ogni caso alla sua vita di dissolutezze e lussuria, finchè non accadde un secondo episodio, che segnò definitivamente il suo destino.

In una tranquilla giornata il proprio cavallo si rifiutò di continuare il cammino, prendendo di sua iniziativa il percorso da seguire, riconducendolo a Montesiepi, esattamente nello stesso luogo dove precedentemente aveva incontrato i dodici apostoli.

 

La Spada nella Roccia di San Galgano

 

 

La definitiva consacrazione di San Galgano alla vita da eremita

 

 

Non avendo più dubbi, quello era un luogo sacro e, come tale, meritava un’identità, una croce.

Cercò del legname per costruirla, ma, non trovandone, decise prendere la propria spada e conficcarla nella roccia, apparendo così una croce perfetta a chiunque la guardasse, poi prese il proprio mantello e lo indossò come saio.

A quel punto sentì una voce santa che lo invitò a fermarsi per tutta la vita in quel luogo, Galgano accettò di nuovo l’invito, diede inizio alla sua autentica vita da eremita nella quale lottò e sconfisse, con la sua fermezza, il demonio che lo tentava.

Durante un suo pellegrinaggio presso le basiliche romane, tre monaci invidiosi, tentarono di estrarre la spada nella roccia per rubarla e qui un’altra attinenza con la leggenda di Re Artù, non essendoci riusciti la spezzarono, il castigo divino fu immediato e risolutivo, uno cadde in un fiume ed annegò, un altro fu incenerito da un fulmine ed un terzo fu afferrato per un braccio da un lupo e trascinato via, ma si salvò invocando Galgano. Secondo la leggenda, le mani mummificate conservate nella cappella attigua, sarebbero proprio quelle del monaco invidioso ma con tutta probabilità si tratta dei resti dei primi seguaci di San Galgano.

Le mani mummificate del ladro della spada nella roccia

Al suo ritorno dal pellegrinaggio, Galgano trovò la spada rotta e provò un grande dolore, ritenendosi responsabile per essersene allontanato; Dio però, volendolo consolare, gli disse di ricomporre la spada posando il pezzo rotto sulla parte infissa nella roccia e i due pezzi si saldarono perfettamente.

Galgano rimase a Montesiepi in meditazione e preghiera, fino al giorno in cui la voce di Dio, in una luce immensa, gli annunciò la sua morte.

Quattro anni dopo fu proclamato Santo e sulla sua capanna, all’interno della quale vi era la Spada nella Roccia e il sepolcro di San Galgano, fu edificata la Rotonda di Montesiepi.

Circa cento anni dopo fu costruita la Grande Abbazia un po’ più a valle rispetto l’eremo.

 

L’Abbazia di San Galgano vista lateralmente

 

 

L’Abbazia di San Galgano

 

 

E’ un Monastero Cistercense voluto dal vescovo Ildebrando Pannocchieschi e ai monaci cistercensi, venuti in contatto con San Galgano, nei suoi ultimi anni di vita, venne data la possibilità di fondare la prima comunità monastica.

I lavori per l’ultimazione della Grande Abbazia, procedettero molto speditamente, grazie anche l’enorme patrimonio fondiario, che i monaci erano riusciti ad accumulare, grazie alle numerose concessioni ecclesiastiche che permise loro di entrare in possesso dei beni delle abbazie benedettine dei dintorni, divenne così la più potente fondazione cistercense in Toscana.

La grande ricchezza dell’abbazia portò i suoi monaci ad assumere una notevole importanza economica e culturale tanto da spingere la Repubblica di Siena a stringere stretti legami con la comunità.

L’interno dell’Abbazia di San Galgano

Dopo diverse vicissitudini, come l’abbandono dei monaci cistercensi, sciacallaggi e ruberie e la rimozione del tetto in piombo, le strutture cominciarono a deperire.

Per arrivare nella prima metà del Settecento, che il complesso risultava ormai crollato in più parti e quelle ancora in piedi, lo erano ancora per poco, dopo che un fulmine lo aveva colpito, crollò anche il campanile, salvandosi solo la campana maggiore, che dopo pochi anni venne fusa e venduta come bronzo.

Venne poi trasformata in una fonderia, mentre i locali del monastero diventarono la sede di una fattoria e vennero parzialmente restaurati e nel 1924 vi fu un definitivo restauro conservativo di quello che era rimasto.
 


 

La Cappella di San Galgano a Montesiepi

 

 

Come detto fu edificata dove sorgeva la capanna di Galgano, è di forma circolare e vi è conservata la spada che, secondo la tradizione, Galgano Guidotti avrebbe infisso nella roccia in segno di rinuncia alla vita mondana.

In seguito venne ingrandita, realizzando l’atrio e la cappella laterale, venne aggiunta anche la parte superiore esterna del tamburo e il campanile a vela.

L’eremo o la Rotonda di San Galgano

Sopra al tetto venne realizzata la lanterna cieca e venne costruita sulla destra della cappella la casa canonica e gli edifici ad uso agricolo.

Si narra che esista una storia, che lega San Galgano, l’Eremo di Montesiepi ed il Santo Graal, secondo alcuni, a Montesiepi è seppellito il Santo Graal,che ricordiamo è il calice usato da Gesù nell’ultima cena o la coppa usata dalla Maddalena per raccogliere il Sangue di Gesù.

Probabilmente in qualche sotterraneo irraggiungibile, intorno al 1200 vi fu nascosto il Santo Graal e San Galgano ancora lo difende, per scendere in questo sotterraneo, bisogna spostare una pietra, che fino ad oggi però non è stata ancora scoperta.
 


 

l’evento del solstizio d’estate

 

 

Il 21 giugno di ogni anno, al solstizio d’estate, al sorgere del sole, un raggio di luce penetra nell’eremo dalla monofora posta dietro all’altare, forma un cerchio luminoso sulla parete, che pian piano si sposta fino a toccare la spada e il sepolcro di San Galgano.

Quando mi dissero che avevamo la spada di Re Artù in Italia, cioè la spada nella roccia, chiesi se avevano visto anche mago Merlino e Biancaneve, poi quando mi fecero vedere alcune foto della spada, rimasi a bocca aperta e non volli crederci, secondo me era tutta un’attrazione turistica ma mi documentai e quando in mezzo a scartoffie varie, trovai la relazione, dell’indagine metallografica del prof. Luigi Garlaschelli dell’università di Pavia, che ha certificato la sua autenticità quale arma del XII secolo e che sotto l’elsa, dentro la roccia la spada, ha una continuazione ma che non si può stabilire se sia stata incastrata o infilata in una fenditura della pietra, volli vederla di persona e vi giuro che ne è valsa veramente la pena, per le sensazioni che si provano.
 

 


 

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