Sabbioneta la piccola Atene

 


 

 

Sabbioneta una città nata come fortezza

e patrimonio dell’UNESCO

 

 

Sabbioneta la città fortezza edificata dal nulla

Sabbioneta la città fortezza edificata dal nulla

 

 

Se uno andasse su google maps e chiedesse di Sabbioneta, comparirebbe un comune con forma particolare di esagono, con i vertici a punta di lancia, molto simile a Peschiera del Garda, che a differenza, è a forma pentagonale.

Dichiarata nel 2008 Patrimonio dell’Umanità da parte dell’ UNESCO, per la sua eccezionalità di “città di nuova fondazione”, ovvero un nucleo urbano-abitativo non nato spontaneamente ma per volontà politica e su un progetto urbanistico, costruito nella parte fondamentale in tempi brevi e con una precisa conformazione geometrica spesso caricata di significati simbolici e modelli ideali, Sabbioneta fu costruita in poco più di trent’anni per volontà del principe Vespasiano I Gonzaga.

Secondo l’UNESCO rappresenta un perfetto esempio di applicazione delle teorie rinascimentali, su come vada progettata una città ideale.

 


 

La cinta muraria di Sabbioneta

 

 

 

Le mura che delimitano l’intero perimetro del centro storico sono state realizzate nell’arco di poco meno quarant’anni, dal 1556 al 1591, con consulenza di abili ingegneri ed esperti architetti militari, dato che occupava una posizione strategica nel cuore della Pianura Padana e quindi, per il Signore della città, doveva essere soprattutto una fortezza e la potenza del circuito murario, la rendevano sicuramente uno dei più muniti baluardi della Lombardia di dominio spagnolo.

Prima che Sabbioneta passasse sotto i possedimenti dei Gonzaga, non era altro che un minuscolo borgo, qualche casa intorno ad una rocca, in seguito Vespasiano, non appena divenne signore di Sabbioneta, decise subito di mettere mano al volto urbanistico della città.

La più antica porta di Sabbioneta Porta della Vittoria

Iniziò, tra una campagna militare e un’altra, la costruzione della cinta muraria e del Palazzo Ducale, emanò inoltre l’obbligo a tutti i cittadini dello Stato di Sabbioneta, di risiedere dentro le mura e di svolgere in città tutti i propri commerci, i mercati, le attività artigianali, fu inoltre terminata nel 1562 la prima delle due porte d’accesso alla città, Porta della Vittoria.

Con l’ultimo rientro, nel 1578 di Vespasiano, in Italia ricominciò e terminò la costruzione della città, furono eretti tutti i sei bastioni difensivi, incuneati nei vertici dell’esagono delle mura a forma di punta di lancia, San Niccolò, Santa Maria, San Francesco, Sant’Elmo, San Giorgio e San Giovanni, l’ultima porta d’accesso, Porta Imperiale, iniziò la costruzione della Chiesa dedicata a S. Maria Assunta, una più piccola residenza per il suo riposo, Palazzo Giardino e una galleria privata, in modo da poter esporre la sua collezione di di opere d’arte il Corridor Grande.

Le porte maestre per l’accesso, sono opposte tra loro, Porta Imperiale verso Mantova e Porta della Vittoria, la più antica, verso la Lombardia spagnola a ovest.

Porta Imperiale a est di Sabbioneta verso Mantova

La prima fu dedicata all’Imperatore Rodolfo II d’Asburgo, la facciata  è completamente rivestita di bugne di marmo  bianco e nella parte inferiore è interrotta da tre aperture arcuate a tutto tondo.

Sopra l’arco centrale, nella cui chiave di volta è inserito un grottesco mascherone,  un’iscrizione: “Vespasiano, per grazia di Dio, Duca di Sabbioneta, fece costruire questa porta fregiata  del nome imperiale, nell’anno della salvezza 1579.

Sopra ancora lo stemma ducale, la pianta della porta, simile a Porta della Vittoria, è quadrangolare.

La seconda porta, quella più antica, ha la facciata in mattoni a vista, interrotti da quattro colonne appena staccate dalla parete, in marmo bianco bugnato e tre aperture, una lapide ricorda che “Vespasiano Marchese di Sabbioneta e suo fondatore volle chiamarla Porta Vittoria in segno di buon augurio” sopra la lapide compare il suo stemma araldico, inquartato con le Armi Gonzaga e Colonna e gli stemmi sulle mura raccontano l’ascesa di Vespasiano.

 


 

La città di Sabbioneta

 

 

Edificata come una fortezza, nel cuore della Pianura Padana, Vespasiano avvalendosi di architetti militari, disegnò il tracciato urbano con le strade disposte secondo l’antico schema degli accampamenti romani, ovvero a scacchiera, formando 34 isolati.

I due assi principali sono formati da l’antica strada Giulia, oggi via Vespasiano Gonzaga, che collega le due porte d’accesso e va da est ad ovest e via Dondi, perpendicolare e più piccola alla precedente.

Palazzo del Giardino di Sabbioneta

Diede un effetto di intricato labirinto, studiato per disorientare il nemico in caso di invasione, ma soprattutto per far apparire la città più grande di quello che in effetti era.

Pose le due piazze in posizione asimmetrica e decentrate, con attorno gli edifici più rappresentativi della città, Piazza d’Armi, antica piazza del castello, era considerata il centro della vita privata del Signore, di forma poligonale avente un lato che si affaccia su via Vespasiano, mentre sugli altri lati, collegati tra loro, i tre edifici più importanti, a ovest si trovava la Rocca, oggi non più esistente,  circondata da fossato e ponte levatoio, che la univa alla piazza ed era collegata al Palazzo del Giardino.

 


 

Palazzo del Giardino

 

 

Era il luogo dove Vespasiano Gonzaga amava riposare, dove si ritirava per leggere, studiare, rilassarsi dagli impegni di governo e dove tenere la sua collezione di marmi.

Il Palazzo del Giardino non era di grossa metratura, la facciata intonacata di bianco e cornicione in quercia, si sviluppa su due livelli e pianta rettangolare.

La Stanza dei Cesari

Al suo interno, Vespasiano curò e indicò l’iconografia decorativa che segue un preciso itinerario, basato sulla vasta cultura letteraria del duca.

 

 

La Stanza dei Cesari

 

 

Il soffitto a crociera con volta a botte, riporta nelle lunette medaglioni con ritratti i profili di imperatori e le due lunette alla base della piccola volta a botte,  sono rappresentate battaglie.

Le pareti sono dipinte, in un circuito ininterrotto, colonne e tra loro inserite finte statue di Cesari.

 

 

La Stanza di Filemone e Bauci

 

 

Le pareti più lunghe hanno dipinto in contrapposizione il Circo Massimo e il Circo Flaminio, nelle due più corte, in una è dipinta una paesaggio agreste, nell’altra una prospettiva urbana.

Il soffitto è suddiviso in riquadri, in quello centrale una figura alata regge lo stemma ducale, con ai lati due gru e due leoni a simboleggiare vigilanza e forza.

Nelle quattordici lunette è rappresentata la favola mitologica di Filemone e Bauci.

Vi è anche la Camera dei Miti, dove sono raffigurati i miti di Dedalo e Icaro, di Aracne e Minerva, di Fetonte, Apollo e Marsia.

La galleria degli Antichi o Corridor Grande

Il Corridoio d’Orfeo raffigurati quattro episodi del mito di Orfeo, uno è quello dove ammansisce con il suono della lira le belve, Orfeo agli Inferi con Plutone e Proserpina, le Baccanti che lo uccidono.

La Sala degli Specchi, la stanza più grande del complesso, adibito alle feste di corte, il Camerino delle Grazie con pareti interamente decorate a motivi grotteschi, mostri, chimere, sfingi e al centro figure mitologiche, Apollo, le tre Grazie, Venere con Cupido.

 


 

La Galleria degli Antichi o Corridor Grande

 

 

Una struttura esterna, un lungo corridoio o galleria che non fungeva da collegamento tra palazzi ma da contenitore per la collezione archeologica del duca, una collezione di marmi antichi, busti, statue, epigrafi e bassorilievi, inoltre conteneva anche trofei di caccia.

Un’altra struttura di notevole interesse è il Teatro all’Antica, primo teatro stabile italiano costruito dal nulla, non su strutture preesistenti, internamente le gradinate, destinate al pubblico e di fattura lignea, è sormontata da una fila di colonne poste a semicerchio e sul cornicione statue di divinità mitologiche, dietro sul muro, affreschi con rappresentati dei Cesari e ai lati nicchie con busti compresi fra due colonne cecate.

Il palcoscenico a scena fissa, rappresenta un’immagine di città prospettica, lignea, policroma e mono focale.

 


 

La Sinagoga di Sabbioneta

 

 

Costruita agli inizi del 1800, si trova all’interno di un palazzo cinquecentesco, in seguito alla donazione di Salomone Forti, l’antico proprietario dello stabile.

L’allora locale comunità ebraica, decise di costruire la Sinagoga, per marcare l’autonomia amministrativa da Mantova, non esistendo un ghetto, la scelta cadde sull’ala dell‘edificio cinquecentesco.

L’ingresso, al piano terra, sotto un portico di colonne marmoree dà accesso ad un piccolo atrio che porta allo scalone di marmo per il piano superiore dove si trova la sala di preghiera, un’ulteriore rampa porta al piano del matroneo.

Il Tempio venne realizzato nella parte superiore dello stabile, per rispettare il precetto per il quale tutte le sinagoghe devono trovarsi sotto la volta celeste, e non devono avere nulla al di sopra, se non il cielo.

L’interno a pianta rettangolare, conserva un aspetto solenne, l’arredo è costituito dagli antichi banchi di legno, l’Aron è collocato tra due imponenti colonne con capitelli corinzi, ai lati pendono due lampade, ed è sormontato da un timpano con uno scritta in ebraico a caratteri dorati, cui si accede per un bel cancelletto di ferro battuto.

Le pareti sono rifinite a stucco finto marmo di diversi colori, in ciascuno dei lati lunghi del salone sono disposte tre porte, una reale e due dipinte, mentre le finestre del lato sinistro guardano su un cortile interno, quelle sul lato destro, sono finte.

Nel Novecento la sinagoga conobbe un lungo periodo di abbandono, divenendo un luogo fatiscente e pericolante; alcuni degli arredi più preziosi furono rimossi e trasferiti altrove, a Modena o in Israele, l’antico Aron ligneo cinquecentesco, proveniente dalla sinagoga precedente, si trova nella Casa Strauss presso il Muro del Pianto a Gerusalemme.

In seguito l’edificio è stato oggetto di un accurato restauro, a cura della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici di Brescia, riottenendo così lo splendore originario, oggi è sede museale.

Vale la pena di visitare questa bellissima cittadina, molto particolare, e cercare di rendersi conto di quello che erano le intenzioni di Vespasiano Gonzaga, nel realizzare una città fortezza a misura d’uomo, la “Piccola Atene”, così venne definita dagli Illuministi, una vera città ideale nata sul modello delle antiche città romane, una città nata e morta con il suo ideatore, rimasta come lui l’ha creata, ferma nella sua evoluzione al 1591, anno della morte di Vespasiano a Sabbioneta.

 


 

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