Rocca d’Olgisio fortezza impavida nemmeno 1160 cannonate la abbatterono

 


 

 

Rocca d’Olgisio

una delle fortezze meglio tenuta

della provincia piacentina

 

La Rocca d’Olgisio con le tre mura, il ponte levatoio e la residenza

La Rocca d’Olgisio con le tre mura, il ponte levatoio e la residenza

 

 

A circa 35 chilometri da Piacenza, arroccato su una roccia si trova Rocca d’Olgisio, uno dei complessi fortificati più antichi del Piacentino.

Situato su un ripido crinale ha una sola via d’accesso, la parte a nord, tutte le altre parti sono a strapiombo sulle valli dei torrenti Tidone e Chiarone.

Difesa da sei cinte murarie terrazzate, la Rocca d’Olgisio, vanta il nome, come si può leggere sullo stipite del portone, che permette l’ingresso alla terza cinta muraria, il motto “Arx impavida”, di fortezza impavida ovvero fortezza che nulla teme, accesso dotato fino all’Ottocento di ponte levatoio e protetto da un’inferriata a saracinesca.
 


 

Rocca d’Olgisio la storia

 

 

La leggenda che gira attorno a Rocca d’Olgisio o d’Olzese, in taluni documenti la troviamo anche col nome di Rocca Genesina o d’Algese, il proprietario intorno al 550 sia stato Giovannato, signore di nobili origini, con ricchezze materiali ma anche di virtù cristiane e padre di due fanciulle, le sorelle Liberata e Faustina.

La loro educazione, vista la prematura morte della madre, fu affidata ad un sacerdote di nome Marcello, frequentatore della Rocca, le formò di pietà e devozione.

Le fanciulle, per non struggersi delle pene d’amore, come visto fare da una vicina alla morte del marito, si immolarono a nostro Signore, che non poteva morire.

Fuggite da casa, per non essere inseguite dal padre, si rifugiarono a Como dove fondarono il Monastero di Sant’Ambrogio e loro divennero Santa Liberata e San Faustina, storia tratta dalla Vita dei Santi.

I primi documenti, certi, provenienti dalla curia vescovile, che attestino l’esistenza della Rocca, risale al 1037, anno in cui fu ceduta da Giovanni, canonico della Cattedrale di Piacenza, ai monaci di S. Savino.

Dopo diversi passaggi di “proprietà” e tentativi di conquista, per la sua posizione strategica, fu Galeazzo Visconti che nel 1378, cedette la Rocca d’Olgisio, come feudo perpetuo, al capitano Jacopo Dal Verme, che esercitò il possesso sulla località sino a tutto il 1700, salvo brevi periodi di interruzione.

 

La residenza all’interno della terza cinta muraria e la corte

 

 

Rocca d’Olgisio Arx Impavida

 

 

Un episodio che le conferì il titolo di Arx Impavida, fu”l’aut aut”, che il Re di Francia, dopo la conquista dello Stato e i possedimenti del Duca di Milano, diede a Jacopo Dal Verme per la consegna della Rocca o in alternativa morire sotto le cannonate.

Questi, forte della consapevolezza, della maestosità e robustezza delle mura, rifiutò la resa, il che costrinse i francesi ad un lungo assedio.

Dopo otto giorni d’assedio, Rocca d’Olgisio, subì circa 1160 cannonate, che però non furono sufficienti a far arrendere gli assediati, il lato est della Rocca porta ancora i segni della cannonate, che hanno solamente scalfito le mura.

Questa cadde in mano francese, non tanto per le cannonate, che non sortirono alcun effetto e da qui il titolo di fortezza impavida che nulla teme ma da un vile tradimento, di un ufficiale che vendutosi, aprì le porte ai francesi.


In seguito i Dal Verme ripresero la proprietà sulla Rocca e la tennero fino all’estinzione della famiglia intorno la metà dell’800, quando Lucrezia Dal Verme, sposando Giulio Zileri, diede origine ai conti Zileri Dal Verme di Parma, i quali vendettero l’edificio monumentale circa trent’anni fa.

Mentre altre documentazioni, riferiscono, che nel 1800, venne acquistata da un tenente delle guardie parmensi, piena di mobilio e arredi, venduti poi successivamente e spogliata di tutto punto, comprata all’asta dal Conte Camillo Zilieri alla fine dell’800, per finire poi al 1979 di proprietà della famiglia Bengalli di Pianello di Valtidone e a tutt’oggi di loro proprietà, che ne conservano l’architettura e lo splendore, mantenendolo, uno tra i castelli più belli e leggendari del Piacentino.

 

 

La struttura della Rocca

 

 

Ingresso con ponte levatoio della terza cinzione di mura con al centro il dipinto del Santo

Oggi la rocca fa parte del circuito Associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, ed è visitabile da aprile a ottobre, nei giorni festivi.

La parte accessibile, quella più vulnerabile, essendo il resto a strapiombo, venne munita di un triplice ordine di spesse mura di cinzione, all’interno tra un muro e l’altro si trovano numerosi fabbricati e un dispositivo di difesa  avanzato.

L’ingresso della terza cinta muraria, che dà sulla corte interna, presenta un arco bugnato con la sommità dipinto un Santo, ai lati del portone due aperture per le bocche da fuoco radente, era provvisto di ponte levatoio e cancellata e saracinesca in ferro battuto.

Chi è amante dei Castelli e delle Rocche italiane, della storia medievale, che si accentra quasi tutta su sistemi difensivi e avvistamento, di cui il nostro paese ne è pieno, questo è uno di quelli che sono meglio conservati, anche grazie allo sforzo di privati, che intendono mantenere il patrimonio storico-monumentale italiano vivo, non solo nella memoria ma anche visiva e attrazione di moltissimi turisti.

 

 

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