Radicofani la Sherwood toscana con il suo Robin Hood

 


 

 

Radicofani

borgo fortificato toscano

ha in Ghino di Tacco il suo Robin Hood

 

Radicofani veduta della Rocca con ai piedi il Borgo e il bosco di Isabella

Radicofani veduta della Rocca con ai piedi il Borgo e il bosco di Isabella

 

 

Radicofani, borgo medievale toscano in Val d’Orcia, sorge ai piedi di un poggio di circa 900 metri, la sua fortezza domina strategicamente sull’antica via Francigena, è inserito nella lista “World Heritage Site” dell’UNESCO come parte del “Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d’Orcia” e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

 

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La storia della Rocca di Radicofani

 

 

Ha una storia molto discontinua, avendo una importanza strategica molto importante, come il controllo del confine tra Lazio, Umbria, Toscana e sorveglianza della via Cassia, la Rocca fu da sempre contesa e quasi irrealizzabile indicarne la storia.

Inizialmente sotto il controllo dell’abbazia Benedettina del Monte Amiata, fino al 1153, quando venne riscattata dallo Stato Pontificio, dopo un breve periodo di controllo da parte dei Senesi.

La Rocca venne fatta fortificare e in seguito potenziare, prima da Papa Adriano IV, poi da Innocenzo III e fu al centro della contesa di possesso tra Siena e Orvieto.

Divenuta residenza della famiglia Salimbeni, nel 1262 e riespugnata da Siena, solo dopo un anno, divenne così un “ping-pongtra Siena e lo Stato Pontificio, per arrivare al 1295 sotto la signoria di Ghino di Tacco, che da qui sferrò numerosi attacchi ai senesi.

La Rocca di Radicofani e il Bosco di Isabella visti dall’alto

Poi i primi del 1300, Radicofani fu di nuovo al centro della guerra, condotta da Guido di Montfort e Margherita Aldobrandeschi, ghibellini contro i guelfi alleati del papato, gli Aldobrandeschi vinsero la guerra e la rocca restò in pace per diversi decenni, sotto il controllo del papato.

Ma Siena non volle mollare così facilmente Radicofani e ricominciò ad armarsi per riottenere il potere sulla Rocca, controversia sanata in seguito con la concessione papale della signoria sul castello, nuovamente alla famiglia Salimbeni e nel 1405, la Signoria Senese e la famiglia Salimbeni sottoscrissero la pace con il passaggio del castello a Siena.

Nel 1417 iniziò la costruzione della nuova fortezza bastionata attorno al nucleo originario della rocca e nel 1555, l’ultimo fatto storico che interessò la rocca, fu assedio, il bombardamento e invasione da parte delle forze imperiali.
 


 

Chi era Ghino di Tacco

 

 

Messer Ghino di Tacco era o meglio fu un brigante, il Robin Hood italiano, nacque a La Fratta, sotto il controllo del Castello di Torrita, figlio del conte ghibellino Tacco di Ugolino e di una Tolomei, insieme con il padre, e lo zio commetteva furti e rapine, la Repubblica di Siena mise una taglia sulla testa dei di Tacco, i membri maggiorenni della banda vennero giustiziati nella Piazza del Campo di Siena, mentre Ghino e il fratello si salvarono grazie alla loro minore età.

Si rifugiò a Radicofani, dove continuò la sua vita da brigante ma in forma di “gentiluomo”, lasciando sempre, ai malcapitati qualcosa di cui vivere.

Boccaccio, lo descrive come brigante buono nel suo Decameron, parlando del sequestro dell’abate di Cluny, nella II novella del X giorno, “Ghino di Tacco piglia l’abate di Clignì e medicalo del male dello stomaco e poi il lascia quale, tornato in corte di Roma, lui riconcilia con Bonifazio papa e fallo friere dello Spedale.

Dante, lo inserisce, invece con un posto tra i personaggi del sesto canto del Purgatorio nella Divina Commedia, quando parla del giurista Benincasa da Laterina, “l’Aretin”, giureconsulto a Bologna, poi giudice del podestà di Siena, ucciso da un fiero Ghino di Tacco, “Quiv’era l’Aretin che dalle braccia fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte,…

La statua di Ghino di Tacco posta a Radicofani

Con la sua fuga a Radicofani, riprese l’attività di brigante e dopo aver manifestato l’intenzione di occupare la fortezza vicino a Sinalunga, venne bandito dal territorio senese, per aver agito senza l’autorizzazione dell’autorità  del Comune di Siena, questi occupò allora la fortezza di Radicofani, facendone il proprio covo.

Da qui, continuò le sue scorribande, concentrandosi sui viandanti che passavano nella sottostante via Francigena, compiva le imboscate, si informava dei loro reali beni, poi li derubava quasi completamente, lasciando ad essi di che sopravvivere e offrendo loro un banchetto, poi li lasciava liberi di proseguire, per questo suo modo di agire viene paragonato a “ladro gentiluomo”, una sorta di Robin Hood, in anticipo sui tempi.

Riuscì, anche nell’intento di vendicare la morte del padre e del fratello, recandosi a Roma, alla ricerca di Benincasa da Laterina, diventato un importante giudice della corte dello Stato Pontificio.

Al comando di quattrocento uomini e armato di una picca, entrò nel tribunale papale, nel Campidoglio e decapitò il giudice Benincasa, ne infilò, poi la testa sulla picca, che portò nella rocca di Radicofani, dove rimase a lungo in esposizione, appesa al torrione.

Nonostante la fama di gentiluomo, che si era conquistato presso i meno abbienti, Ghino non riuscì, però a vivere a lungo nella condizione di “fuorilegge”, come morì non fu cosa certa, con tutta probabilità venne tradito, mentre altri affermano che a seguito del perdono papale e quello senese, Ghino di Tacco, non dovette più nascondersi e darsi alla macchia ma, da “gentiluomo” che era diventato, si dedicò agli altri, tanto che, morì assassinato cercando di sedare una rissa fra fanti e contadini scoppiata ad Asinalonga, l’antico nome dell’odierna Sinalunga, a soli due chilometri dal suo luogo di nascita.
 


 

La Rocca di Radicofani

 

 

La struttura della Rocca è formata da due file di mura, la prima a base triangolare, con le rovine delle tre torri angolari e un corpo centrale, il cassero, restaurato e visitabile, oggi è sede del museo dove sono conservati i reperti rinvenuti durante l’opera di restauro.

La prima cerchia di mura della fortezza bastionata, è costruita in pietre da taglio, con quattro lati irregolari, in seguito fu ampliata verso nord, essendo il lato sud già naturalmente protetto da una forte scarpata, ma di queste mura non restano grandi tracce, ad eccezione dei bastioni d’angolo, al fianco di uno dei quali si apre l’antica porta d’accesso.

La Rocca di Radicofani

Dal gennaio 1999 la fortezza è stata riaperta al pubblico, oggi è interamente visitabile, compresi tutti i camminamenti sotterranei e le postazioni di tiro.

Sotto la rocca, prima di giungere al borgo, vale una visita e una passeggiata al Bosco di Isabella, un regalo fatto alla moglie, da Odoardo Luchini, avvocato e politico italiano, che vede i natali a Radicofani, un giardino frutto della sua grande passione per la botanica, ricolmo di piante provenienti da ogni parte del mondo e al contempo tempio massonico all’aperto, dotato di una piramide ed altri simbolismi esoterici.

 

 

 

Il Borgo di Radicofani

 

 

Una passeggiata al borgo, non può non portarci a visitare il monumento più importante, la chiesa romanica di San Pietro, nella piazza centrale.

Costruita in pietra vulcanica nel secolo X-XI, con un architettura romanico-gotica, il portale duecentesco e una finestra a due aperture, con colonnina centrale e archi, in facciata, a sinistra del portale, la torre campanaria con ampie monofore nella parte terminale.

L’interno è a navata unica, con capriate lignee e pianta basilicale con in fondo, dove posto l’altare, un abside semicircolare, la copertura della navata è inizialmente a due campate con forma a capanna, mentre le tre finali a crociera costolonate.

Sulla strada principale, la chiesa di Sant’Agata, patrona di Radicofani, che conserva sull’altare una grande tavola in terracotta, finemente lavorata.

Nelle vicinanze, il Giardino del Maccione, con la statua di Ghino di Tacco, volto verso la Rocca a confermarne il possesso, un’altra tappa è il Palazzo della Posta con di fronte la Fontana Medicea.
 


 

Il Palazzo della Posta e la Fontana medicea

 

 

Si trova lungo la via Francigena e fatta costruire dal Granduca Ferdinando I de’ Medici, su un suo Casino di Caccia di fronte alla Dogana Senese.

L’imponente edificio si presenta con un doppio loggiato di sei arcate, sovrapposto, si compone di quattro piani, con nel piano seminterrato le grandi cantine, al piano terra le stalle, le cucine le sale da pranzo, gli uffici della Dogana e le stanze delle Guardie.

Al piano primo, due grandi saloni, uno dei quali si affaccia sul grande loggiato, l’appartamento dei gestori, la Cappella Regia della S.S.Annunziata e le camere importanti, mentre al secondo piano, due saloni delle stanze per la servitù e le camere per l’ospitalità più semplice.

Il Palazzo della Posta, venne usata come Stazione di Posta e cambio cavalli, fino la fine del 1800, in seguito divenne dimora privata della famiglia Bologna.

Nota nei secoli come “Osteria Grossa” ha ospitato moltissimi personaggi importanti tra i quali, i Papi Pio VI e PIO VII, i Granduchi Ferdinando I, Cosimo II, Leopoldo II, lo scrittore Thomas Gray, l’imperatore Giuseppe II d’Austria, William Beckford, il Gran Maresciallo svedese Axel Von Fersen, Giacomo Casanova, Il marchese De Sade, Stendhal, François René de Chateaubriand, John Ruskin, Charles Dickens e molti altri.

La Fontana Medicea, anch’essa fatta costruire da Ferdinando I de’ Medici, per soddisfare i bisogni dei pellegrini, di fronte alla grandiosa Posta.

Riporta un elemento decorativo scolpito che spiega il motivo della sua costruzione, sopra un grande stemma della famiglia de’ Medici, sorretto dalle statue di due angeli in travertino, la fontana utilizzava l’acqua della vicina sorgente di Fonte Grande, portata appositamente con un condotto, nel retro della fontana due piccoli ambienti ad uso lavatoi per i servizi della Posta.

Completa il quadro dei monumenti il Palazzo Pretorio, una robusta costruzione che reca inseriti nella facciata numerosi stemmi antichi in pietra.

Il palazzo addossato al pendio, si compone di tre piani, al piano terra una grande sala ricavata dalle enormi stalle, oggi adibita a Sala Consiliare, al primo piano si trovano sei celle e una cappella, oggi uffici ed archivi comunali, al piano secondo, invece, la sala delle udienze, la cancelleria e l’abitazione del giudice, oggi sala del sindaco ed uffici comunali.

 

 

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