Pirati, Bravacci, i Castelli di Cannero e i Mazzarditi

 


 

 

Gli Isolotti dei Castelli di Cannero

e la storia dei Fratelli Mazzardi

i Pirati Mazzarditi

 

 

 

Il rifugio dei Pirati Mazzarditi l'isolotto Castelli di Cannero con i ruderi della fortezza Vitaliana

Il rifugio dei Pirati Mazzarditi l’isolotto Castelli di Cannero con i ruderi della fortezza Vitaliana

 

Lago Maggiore, di fronte a Cannero Riviera tre isolotti piccoli, semplici, con dei ruderi che si ergono sopra di essi ma che furono importanti per la storia di Cannobio, Cannero e di tutto l’intero Verbano, gli Isolotti dei Castelli di Cannero, dimora-rifugio dei pirati , bravacci, i cinque fratelli Mazzardi, i cosiddetti “pirati Mazzarditi”, oggi gli isolotti sono invece dimora di diverse specie di uccelli acquatici, come i cigni reali, i gabbiani reali e lo smergo maggiore.

 

 

I Castelli di Cannero e i Pirati Mazzarditi

 

 

Del perché, a cavallo dei secoli XI e XII, furono costruiti i Castelli, non è dato saperlo, forse a tutela e vigilanza del luogo, non vi sono documentazioni a testimoniarne le costruzioni, sono diventati famosi solo, durante e dopo, la fine del XIV secolo, quando a causa e approfittando, delle discordie tra le fazioni guelfe e ghibelline del luogo, i fratelli Mazzardi, cinque figli di un macellaio di Ronco, se ne impossessarono facendoli diventare la loro dimora e luogo di partenza per scorrerie, instaurando un clima di violenza, allo scopo di crearsi una sorta di piccolo “stato privato“.

Gli isolotti erano il posto ideale per collocarvi una ciurma di pirati sanguinari, capi di una banda di “bravacci” dispotici e sanguinari, che misero a ferro e fuoco le vicine terre, rapinando dame, imprigionando distinti cittadini, chiedendo poi grossi riscatti, terrorizzando i cittadini di tutto il borgo di Cannobio e le vicine popolazioni al punto di soggiogarle, tutte al loro volere.

 


 

La Storia dei Pirati Mazzarditi

 

 

La loro storia, tratta dal libro di Gianni Lucini, “Banditi e ribelli dimenticati”, edito da Lampi di Stampa, è riassunta in breve, dopo la morte di Giangaleazzo Visconti, conquistatore della maggior parte del territorio del Lago Maggiore e del Lago di Como, i territori, conquistati, vengono divisi tra i due figli, Giovanni Maria e Filippo Maria, al primo vengono assegnati il ducato di Milano e la contea di Angera, a cui fanno parte i Castelli di Cannero e il borgo di Cannobio.

Il controllo dei territori però si allenta, dando così luogo ad una ribellione da parte degli abitanti e nobili delle zone dei laghi, si distinguono in particolar modo Cannobio e la Pieve, dove i Ghibellini sono la maggioranza capitanati dai Mazzironi e dai Poscoloni, in contrapposizione ai Guelfi, con a capo i Mantelli.


Conflitto che si protrae a lungo, quando cinque figli fratelli Mazzardi, Giovanolo, Beltramino, Simonello, Petrolo detto Sinasso e Antonio detto Carmagnola, raccolgono una banda, si schierano con i Ghibellini assaltando Cannobio e conquistandola.

Come fortezza e base di comando, i Mazzardi scelsero il Campanile di Cannobio, in seguito il Sasso Carmino, il Castello di Traffiume, comandato da Petrolo con i suoi uomini e per ultima la Fortezza Malpaga, cioè il Castello di Cannero, comandato da Antonio.

gli isolotti dei Castelli di Cannero

Nel frattempo a Milano viene assassinato Giovanni Maria Visconti, passando così le proprietà dei terreni al fratello Filippo Maria, che si preoccupa di muovere guerra contro i pirati Mazzarditi, inviando un armata di 500 uomini, capitanati da Giacomo Lunati, i pirati si difendono alla fortezza Malpaga ma alla fine sconfitti, trattano la resa e qui ci sono controversie sulla fine dei fratelli Mazzardi.

Le varie storie sulla fine dei pirati, dopo la resa, vanno dall’esilio e non a morte, come sarebbe stato in caso di “pirateria” e viene riconosciuto loro il diritto a mantenere il possesso dei beni, in più, alcuni anni dopo verranno anche riabilitati dagli stessi milanesi che li hanno sconfitti.

Altre ipotesi sostengono che i fratelli Mazzardi, fossero scappati, subito dopo la sconfitta, mentre altre ammettono che vennero gettati nelle acque del Lago Maggiore finché la morte per annegamento non sopraggiunse.

La fortezza Malpaga fu rasa al suolo per ordine di Filippo Maria Visconti, per poi dopo trent’anni essere ceduto al conte Vitaliano I, figlio di Filippo I Borromeo e Franceschina Visconti, entrando a far parte dei possedimenti della famiglia Borromeo.


Il conte Lodovico, nel 1519 a difesa delle incursioni svizzere e dopo la perdita del Canton Ticino, da parte del Ducato di Milano, fece edificare una rocca fortificata sulle rovine delle isole, dandone il nome di “Vitaliana”, in omaggio alla famiglia padovana capostipite dei Borromeo.

Oggi le Isole di Castelli di Cannero, sono ancora di proprietà dei Borromeo, nonostante dopo la morte di Lodovico, sia sopraggiunta un periodo di totale abbandono e rovina ed essere state rifugio di contrabbandieri, usate da pescatori e persino sede di una banda di falsari.

 

 

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