Pastiera Napoletana il dolce Pasquale campano

 


 

 

Tra Mito e Leggende

nasce la Pastiera Napoletana

il dolce campano per eccellenza

 

 

La Pastiera Napoletana il dolce pasquale partenopeo

La Pastiera Napoletana il dolce pasquale partenopeo

 

 

La Pastiera Napoletana, avete mai provato a mangiarne una fetta? E’ un sublime miscuglio di aromi, che si amalgamano con la gioia della Pasqua, si perché questo, è il dolce pasquale di Napoli, che non ha niente da temere con le rivali uova di Pasqua o colombe pasquali o altri dolci delle tradizioni regionali, del periodo di Pasqua.

 

 

Le origini leggende, miti o realtà della Pastiera Napoletana

 

 

Il mito della sirena Partenope

 

Partenope, aveva scelto per la sua dimora, il golfo tra Posillipo e il Vesuvio, incantata com’era, dalla sua bellezza.

Sua abitudine era quella di emergere, di tanto in tanto, per allietare gli abitanti del golfo, col suo canto melodioso e salutarli con melodie d’amore e gioia.

Gli abitanti estasiati, per riconoscenza e gratitudine fecero portare in dono da sette giovani fanciulle, alla sirena Partenope, quello che avevano di più prezioso,

la farina, simbolo di forza e ricchezza della campagna.

la ricotta, omaggio dei pastori e della pecore.

le uova che simboleggiano la vita, la rinascita.

il grano tenero bollito nel latte, a prova dei due regni della natura.

l’acqua di fiori d’arancio, omaggio della terra, alla sirena, con i suoi profumi.

le spezie, rappresentanti dei popoli più lontani.

lo zucchero, che rappresentava la dolcezza del canto della sirena.

Una volta deposti i doni sulle rive del mare, Partenope li raccolse, si inabissò e li portò ai piedi degli Dei, questi allora, per ringraziamento della voce e del canto soave, mischiarono gli ingredienti e crearono la Pastiera, a paragone della dolcezza della voce e del canto della sirena.
 


 

La leggenda dei pescatori in mezzo all’uragano

 

 

Un’altra leggenda su come nacque la Pastiera Napoletana, viene narrata dai pescatori, quando alcuni di loro, rimasti in balia delle onde durante un uragano, al rientro a terra dopo diversi giorni, raccontarono di essere sopravvissuti, mangiando la Pasta di ieri mischiata ad aromi, ricotta, grano e uova.

Questo fu il motivo per cui la Pastiera Napoletana, iniziò ad essere simbolo di rinascita, oltre che per gli ingredienti, anche perché aveva dato una seconda vita a questi quattro pescatori.

 

La Sirena Partenope a Napoli

 

 

Le due storie più veritiere sulla nascita della Pastiera Napoletana

 

 

Al convento di San Gregorio Armeno, una suora abile nella preparazione di dolci, abbia voluto preparare un dolce, abbinando i simboli cristiani, come uova, ricotta e grano, alle spezie venute da lontano, all’acqua di fiori d’arancio, a ricordare il profumo della primavera, come simbolo della Resurrezione pasquale.

Fu così, che nacque la Pastiera Napoletana e le suore del convento di San Gregorio Armeno,erano reputate maestre nella complessa preparazione della pastiera e nel periodo pasquale, ne confezionavano un gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.

Si narra anche, che quando i servitori andassero a ritirarle per conto dei loro padroni, dalla porta del convento, che una monaca odorosa di millefiori, apriva con circospezione, fuoriuscisse una scia di profumo che s’insinuava nei vicoli intorno, espandendosi desse consolazione alla povera gente, per la quale quell’aroma paradisiaco era la testimonianza della presenza del Signore.

Ed è proprio grazie ad una di queste Pastiera Napoletana, che si narra che Maria Teresa D’Austria, consorte del re Ferdinando II° di Borbone, soprannominata dai soldati “la Regina che non sorride mai”, cedendo alle insistenze del marito, famoso per la sua ghiottoneria, decise di assaggiare un pezzetto di Pastiera.

Pare che, dopo averne assaggiato solo un pezzetto, l’imperscrutabile regina, non poté far a meno di sorridere, compiaciuta dalla canzonatura del Re, che sottolineava la sua evidente soddisfazione, nel gustare la specialità napoletana.

A questo punto, pare che il Re avesse esclamato: Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo“.
 


 

La Pastiera Napoletana

 

 

Solitamente nelle case partenopee, la Pastiera Napoletana si prepara, anche se oggi è possibile trovarla praticamente tutto l’anno nelle pasticcerie, il Giovedì Santo, il Venerdì Santo o il Sabato Santo, questo anche per dare modo, a tutti gli ingredienti di amalgamarsi bene tra loro e sprigionare tutti quelli che sono i profumi caratteristici.

La pastiera è una torta di pasta frolla farcita con un impasto a base di ricotta, frutta candita, zucchero, uova e grano bollito nel latte.

Nella ricetta classica, gli aromi utilizzati sono cannella, canditi, scorze d’arancia, vaniglia e acqua di fiori d’arancio, le varianti sono diverse, vengono utilizzate anche la crema pasticcera, nel ripieno e cioccolato bianco, nella pasta frolla, poi esiste la versione salernitana, dove al posto del grano, viene utilizzato il riso bollito nel latte.

 

 

La ricetta della Pastiera Napoletana

 

ingredienti per un dolce più o meno da 12 persone

 

1 confezioni da 1 chilogrammo di pasta frolla, sarebbe meglio farla in casa ma oggi ci sono in commercio ottime pasta frolla confezionate

700 grammi di ricotta di pecora

400 grammi di grano cotto, si trova in scatola nei supermercati

600 grammi di zucchero

1 limone

50 grammi di cedro candito

50 grammi di arancia candita

50 grammi di canditi misti

100 grammi di latte

30 grammi di burro o strutto

5 uova intere + 2 tuorli

una bustina di vaniglia

un cucchiaio di acqua di fiori d’arancio

un pizzico di cannella



 

Preparazione

 

Versare in una casseruola il grano cotto, il latte, il burro e la scorza grattugiata di 1 limone, lasciar cuocere per 10 minuti mescolando spesso finchè non diventi crema, a parte frullare la ricotta, lo zucchero, 5 uova intere più 2 tuorli, una bustina di vaniglia, un cucchiaio di acqua di fiori d’arancio, e un pizzico di cannella.

Lavorare il tutto fino a rendere l’impasto amalgamato, aggiungere i canditi tagliati a dadi e unire il tutto con il grano.

Stendere la pasta frolla e rendere l’impasto allo spessore di circa 1/2 centimetro, con il mattarello e rivestite una teglia da dolci avente un 30 centimetri di diametro, precedentemente imburrata, con la parte eccedente, ricavare delle strisce, come per fare la crostata.

Versare il composto di ricotta nella teglia, livellare e ripiegare verso l’interno i bordi della pasta, decorare con strisce formando una grata spennellato con un tuorlo sbattuto.

Infornare a 180° per un’ora e mezzo, finché la pastiera non avrà preso un colore ambrato, una volta cotta lasciar raffreddare e, prima di servire, spolverizzate con zucchero a velo, accompagnare con un ottimo vino da dessert o un passito.

Quella che non viene mangiata si conserva in frigorifero per, circa 4-5 giorni.

Buon Appetito!!!
 

 


 

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