Offida il Bove Finto



 

 

Offida il Bove Finto

tra fiumi di vino

termina il carnevale

 

 

Offida la corsa del Bove Finto per le strade del paese

Offida la corsa del Bove Finto per le strade del paese

 

 

 

Il carnevale storico di Offida è terminato e con esso, il “Bove finto” torna nella “Stalla” fino all’anno prossimo, al prossimo carnevale.

Il carnevale a Offida è talmente radicato, che tende a diventare un rito.

Il giorno della “Domenica degli Amici“, che precede di due settimane il carnevale, la fanfara della “Congrega del Ciorpento” esce rumorosa dal portone di palazzo Mercolini, ad annunciare che si è entrati in pieno clima carnevalesco.

Termina la notte del Martedì grasso, con i “Vlurd”, dei fasci di canne imbottiti di paglia, accesi e portati a spalla da centinaia di uomini e donne mascherati con i “guazzarò”, saio di tela bianca con fazzoletto rosso al collo, che percorrono le vie del paese, in fila indiana, tra urla e danze selvagge, formando un lungo serpentone di fiamme e scintille.

Arrivati alla piazza principale, dispongono, al centro i Vlurd, le maschere, urlando e ballando, corrono in cerchio intorno al falò, quando il falò si spegne, si è ufficialmente in “Quaresima” e da quel momento tutto è silenzio.

 

Offida la chiusura del carnevale con il falò dei Vlurd

 

 

Offida il Venerdì grasso corre il Bove Finto

 

 

Una caratteristica della giornata del Venerdì grasso, a parte il Bove, sono i fiumi di vino rosso che scorrono ad Offida, non si sa bene il perché, forse è per darsi la forza di correre davanti o dietro questo Bove, che nei tempi antichi era vivo, oggi è solo una sagoma, costituita da un’intelaiatura di legno e rivestita da un telo bianco con strisce rosse, portata a spalla da due persone.

E’ una rievocazione delle antiche corride, introdotte dagli Spagnoli, durante la loro dominazione, le persone, che corrono dietro il Bove, sono vestite con i caratteristici guazzarò.

Tutto inizia nel primo pomeriggio, quando il Bove inizia a girovagare per i vicoli del centro, per arrivare poi in piazza dove la gente, radunatasi, comincia ad istigare il Bove con urla e schiamazzi con movimenti che ricordano molto una corrida.

Il caos originato dai cambi di direzione improvvisi, rincorse e urla della folla, generano anche momenti di tensione e di panico, si risolvono sempre con grandi risate, anche grazie a l’ingrediente fondamentale della festa, il vino rosso, copiosamente consumato da tutti i partecipanti.

Con l’arrivo del buio, la stanchezza e l’annebbiamento causato dalle ripetute bevute,cominciano a farsi sentire, quindi la festa termina con la simbolica “uccisione del bove” che avviene facendo toccare le corna, una colonna del palazzo municipale.

L’atto finale, è la processione del bove morto, per le vie del paese cantando l’inno del carnevale offidano, “Addio Ninetta Addio”.
 


 

L’inno del carnevale di Offida

 

 

Addio Ninetta Addio

(di C.A. Bosi – 1848)

Addio, Ninetta, addio,

che l’armata se ne va,

e se non partissi anch’io

sarebbe una viltà.

E se non partissi anch’io

sarebbe una viltà.

La spada e le pistole,

lo schioppo l’ho con me,

ed allo spuntar del sole

io partirò da te.

Ed allo spuntar del sole

io partirò da te.

Il sacco è preparato,

e sull’omero mio sta.

Sono uomo e son soldato,

viva la libertà!

Sono uomo e son soldato,

viva la libertà!

Ma non ti lascio sola,

ma ti lascio un figlio ancor:

sarà quei che ti consola,

il figlio dell’amor.

Sarà quei che ti consola,

il figlio dell’amor.

 

A Offida la corsa del Bove finto è una cosa caratteristica, anche se molte persone, dei paesi attorno e quelli della provincia di Ascoli, preferiscono non andare, appunto perché il vino che gira quella giornata è molto ma forse è anche grazie a quello, che attira moltissimi turisti, che non vogliono assolutamente perdersi questa corsa unica e spettacolare.
 

 


 

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