Navigli l’autostrada navigabile di Milano

 


 

 

I Navigli

espressione turistica e di gite outdoor

per i milanesi e non solo

 

 

Il Naviglio Grande nella cerchia dei Navigli l'autostrada navigabile di Milano

Il Naviglio Grande nella cerchia dei Navigli l’autostrada navigabile di Milano

 

 

I Navigli sono canali irrigui e navigabili, tutti con punto di partenza o arrivo a Milano e che mettono in collegamento la città, con il Lago Maggiore, il Lago di Como e il basso Ticino.

I Navigli sono cinque, il Naviglio Grande, il Pavese, il Martesana, il Bereguardo e il Paderno, tutti collegati tra loro meno il Paderno, che è uno dei navigli artificiali e braccio parallelo al fiume Adda, lungo 2.605 metri e  ideato da Leonardo da Vinci.

E’ il più corto tra i Navigli ed è anche il più complesso, con un salto di quota di 27,5 m superati con la costruzione di sei conche, permetteva la navigazione tra la città e il Lago di Como, che sarebbe così stato perfettamente collegato alla cerchia interna dei Navigli grazie alla Martesana.

Lungo questi canali si è sviluppato, nei secoli, un grande tesoro rappresentato da nobili residenze estive, mulini, castelli, abbazie, paesaggi rurali e naturali bellissimi.

Oggi c’è la possibilità da parte di canoisti, amanti delle due ruote e dei camminatori escursionisti o nordic walking, di poter accedere all’area dei navigli, per poter passare all’aria aperta e studiare da vicino, la storia e le bellezze, che per secoli hanno attorniato la cerchia di Milano.
 


 

I Navigli in Barca

 

 

Per chi volesse passare una bella domenica di sole navigando sui navigli, in primavera-estate, da aprile a settembre e con partenze ogni ora, dalle 10,00 fino alle 17,00, dei barconi turistici effettuano il “Percorso Darsena”, per informazioni ci si può rivolgere tramite mail a info@navigareinlombardia.it o allo 02.9094242 tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00.

La partenza di questo percorso avviene da Alzaia Naviglio Grande 4, qui ci si può anche munire di biglietto, sempre in base ai posti disponibili.

 

Il Vicolo dei Lavandai ad Alzaia naviglio Grande

 

 

Una volta imbarcati, dopo pochi metri, si trova il Vicolo dei Lavandai

 

 

E’ un canale laterale, non molto largo, che fiancheggia lo storico vicolo, chiamato appunto il Vicolo dei Lavandai utilizzato negli anni ‘50, dalle donne per lavare panni e indumenti.

In quegli anni, dove oggi si trova il Ristorante El Brellin”, che mantiene l’atmosfera di una volta con i vecchi camini e soffitti a cassettoni, si trovava la vecchia drogheria dove venivano venduti sapone, candeggina e spazzole di saggina, utilizzate dalle lavandaie.

Ma il vicolo porta il nome al maschile e non al femminile e questo perché, nell’Ottocento, non erano le donne a occuparsi del servizio di lavaggio, bensì gli uomini, con una vera e propria associazione, la “Confraternita dei Lavandai”, che a Milano vede come Santo protettore Sant’Antonio da Padova e a lui è dedicato un altare nella chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio, a 100 metri circa dal Vicolo dei Lavandai, lungo l’Alzaia Naviglio Grande.

Alimentato dalle acque del Naviglio Grande, le lavandaie avevano l’uso di stare inginocchiate sul “brellin” un’ asse di legno che le riparava dal freddo e dal ruvido, strofinando i panni sugli stalli di pietra ancora visibili nel vicolo.

Proseguendo la navigazione si giunge al numero 66 di Alzaia Naviglio Grande, dove nel Palazzo Galloni ha sede il “Centro dell’incisione”.

I barconi turistici sui navigli

Un articolato edificio residenziale di un’agiata famiglia del ‘600, è preceduto, sulla strada, da un basso caseggiato anticamente adibita a magazzino, per le attività connesse alla navigazione dei navigli, in origine era un loggiato coperto e con cinque grandi arcate, quella centrale conduceva al cortile interno, mentre le altre quattro, permettevano il passaggio dei carri carichi di ortaggi.

Oggi le arcate sono state murate e vi sono state aperte delle porte e finestrelle di minuscole abitazioni.

Oltrepassato il cancello d’ingresso si affaccia il prospetto posteriore del complesso i cui quattro piani sono interamente ricoperti da un gigantesco rampicante di foglie fittissime. All’interno di questa singolare costruzione ferve un’intensa attività creativa data dal “Centro dell’Incisione”, fondato nel 1975 da Gigi Pedroli, artista versatile ed eclettico e da Gabriella Casarico organizzatrice di incontri, mostre e altre attività connesse.

All’interno del palazzo, la scuola d’incisione, dispone di antichi attrezzi del mestiere e occupa buona parte del piano terra.

 

Chiesa di San Cristoforo e il Ponte San Cristoforo

 

 

Il complesso monumentale san Cristoforo

 

 

Composto dalla chiesa di San Cristoforo, costituita da due chiesette, la più antica la parte a sinistra, venne ricostruita intorno al 1200 e affiancata da un ospedale per pellegrini.

La chiesa di destra, detta Cappella Ducale, è del XV secolo e fu voluta da Gian Galeazzo Visconti, adempiendo al voto popolare, per la cessazione della peste che alla fine del 1300 aveva mietuto 20.000 vittime a Milano.

Venne intitolata non solo a San Cristoforo, protettore degli appestati, come già la chiesa preesistente e l’ospizio, ma anche ai santi Giovanni Battista, Giacomo, e alla Beata Cristina, protettori dei Visconti per commemorare la vittoria riportata sugli Armagnacchi presso Alessandria.

Sulla facciata venne inserito lo stemma di famiglia con il biscione e accanto quello del Comune, con la croce rossa in campo bianco.

Il ponte e il Lavatoio di San Cristoforo, fanno parte anch’essi del complesso monumentale, il lavatoio sono una sorta di rialzi, lungo l’argine del naviglio, rettangolari e di non grosse dimensioni, dove le donne sbattevano e lavavano i panni.

Superata la chiesa l’imbarcazione farà inversione di marcia per tornare verso il Vicolo dei Lavandai e si entra nella Darsena, un tempo autentico porto di interscambio per il commercio con il Lago Maggiore.

Terminata la visita della nuova Darsena si fa ritorno al pontile di partenza.
 


 

In bicicletta lungo i navigli

 

 

Esistono molti percorsi da poter fare lungo i navigli, in bicicletta, non tutti però su pista ciclabile.

Il percorso del Naviglio Pavese, è una ciclabile di percorso protetto ma con qualche tratto di traffico promiscuo, la sua lunghezza è di 33 chilometri e segue il corso del Naviglio Pavese.

Ha un livello di difficoltà considerato facile, adatto a tutta la famiglia, su percorso pianeggiante.

Partenza dalla Darsena di Milano, vicino a Porta Ticinese, dopo pochi chilometri ci si ritrova a pedalare seguendo lo scorrere dell’acqua verso Pavia, il terreno della ciclabile è totalmente asfaltato, tranne qualche cortissimo tratto di sterrato ma percorribile con qualsiasi modello di bicicletta, dalla mountain bike, a quella da corsa, per finire alle city bike e volendo si può anche praticare per qualche giorno il Bikepacking.

Lungo il percorso si arriva a Chiesa rossa e poi a Conca Fallata.

 

La Chiesa Rossa Foto Giovanni Dall’Orto

 

 

Chiesa Rossa lungo i navigli

 

 

La Chiesa Rossa non è solo il luogo di culto romanico ma anche un parco con biblioteca, portico, un monastero, un luogo dove portare i nostri bambini a passare una giornata all’aria aperta, appena fuori le porte di Milano.

La piccola basilica viene denominata Santa Maria detta  ad Fonticulum, probabilmente dall’esistenza nei paraggi di un fontanile, in mezzo a quest’area verde ben curata ha sede nell’ex stalla di una cascina del seicento, la biblioteca civica Chiesa Rossa.

La ristrutturazione ha recuperato l’architettura originaria in modo da creare una sospensione tra interno ed esterno grazie alle ampie vetrate sul parco che la circonda e ai portici coperti che ben si prestano, nella bella stagione, alla lettura e allo studio, come alle varie manifestazioni culturali.

Il parco Chiesa Rossa con il portico sullo sfondo

Il vecchio portico della cascina, con l’opera di recupero, è diventato una vera e propria piazza coperta, dove si tengono manifestazioni culturali, nei fine settimana e nelle serate estive, ospita mercatini, rassegne e concerti live.

Si può persino fare una pausa ristoratrice al “Circolo dei talenti”, un singolare barettino, che sorge in fondo al porticato.
 


 

Conca Fallata

 

 

L’opera di ingegneria idraulica più importante del Naviglio Pavese, è una conca, una chiusa, con un dislivello di circa 5 metri, ha la capacità di riempire il dislivello in soli 4 minuti e svuotarlo in sei, veniva utilizzato per dare accesso ai barconi a tutto il tratto dei navigli e a piccola centrale elettrica.

Il dislivello di Conca Fallata

Ma già dal nome datogli, è aggettivo di  fallato, di sbagliato, per un progetto destinato a fallire fin dall’inizio.

Rimarrà inutilizzata fino al 1840 quando vicino si insedieranno le Cartiere Binda, chiuse nel 1997.

Ma la piccola centrale elettrica, che avrebbe dovuto ricavare energia dal salto dell’acqua del naviglio, è a tutt’oggi bloccata dalle alghe e dall’asciutta, conferma che non abbiamo imparato nulla dal fallimento dei nostri avi e continuiamo a buttare via soldi pubblici.

I lavori cominciarono nel 1500, quando il governo spagnolo decise di rimettere mano al progetto di congiungere Milano al Ticino, passando per Pavia, con un nuovo naviglio navigabile, il progetto proseguì per parecchi anni, con un enorme dispendio di soldi e tasse.

Agli inizi del 1600 fu terminato il completamento della seconda conca, la “fallata”, in coincidenza col superamento del Lambro meridionale, per festeggiare, l’allora governatore di Milano don Pietro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes, fece erigere il “Trofeo”, un monumento, dove ne rimane traccia solo in alcuni quadri e resti al Castello Sforzesco, all’imbocco del Naviglio Pavese con la Darsena.

Il Trofeo doveva celebrare il congiungimento dei laghi Maggiore e di Como con il Ticino e quindi il Po, in realtà si realizzarono solo due miglia di canale, il tratto fino alla Conca Fallata, più qualche altro segmento.

Alla morte del conte di Fuentes, tutto rimase bloccato per quasi un secolo e per i milanesi, quella conca divenne la Conca Fallata, nome che ancora oggi conservano, la conca stessa e il quartiere circostante.


A riprendere il progetto fu Napoleone dopo la conquista di Milano, fu inaugurato, tutto stavolta, dall’arciduca Ranieri, viceré del nuovo regno Lombardo-Veneto.

Superata la Chiesa Rossa e la Conca Fallata, si pedala attraverso il Parco agricolo Milano Sud, a Badile, frazione di Zibido San Giacomo, si attraversa il naviglio e si passa sulla sponda sinistra per imboccare la nuova pista ciclabile, che raggiunge la Certosa di Pavia e il termine della ciclabile.

Arrivati a Binasco, circa a metà del percorso, è uno dei tratti più belli di tutto il percorso, con fossi e lunghi filari di alberi a indicare la via fin quasi all’orizzonte e gli aironi in lontananza, indicano che sono in arrivo le prime risaie, coltivazione tipica della campagna pavese.

Tra andare e tornare senza soste, per un ciclista allenato ma che vuole godersi il panorama, ci vogliono circa 3-4 ore, per tutti gli altri io consiglio di portarsi dietro in uno zaino, la cosiddetta “schiscetta”, in milanese il cibo al sacco e fermarsi in uno dei magnifici posti lungo i navigli a godersi la giornata, in una location che purtroppo molti hanno dimenticato, per dirigersi in altri posti più alla moda, non ricordando che l’Italia ha bellissimi posti proprio sotto casa.

 

 

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