Montottone lu paese de li cuccià



 

 

 

Montottone

il paese degli artigiani

della ceramica e della terracotta

 

 

Montottone vista del centro storico

Montottone vista del centro storico

 

Montottone un comune del territorio fermano, il suo centro storico è chiuso da mura a ferro di cavallo attorno alla piazza centrale.

Fino al  XV secolo la sua denominazione era Mons Actonis, Monte di Attone, nome datogli dal duca di Atri, Attone, fondatore del castello, intorno all’anno 1000, sostituita poi con quella odierna di Montottone.

Il territorio comunale è diviso in sette contrade. Queste hanno avuto origine dagli antichi costumi e tradizioni della gente di campagna.

In tempi antichi, gli abitanti di una zona del paese, tenevano forti legami fra loro, con lo scambio di manodopera nei lavori di campagna, durante l’inverno, invece c’era l’usanza di passare le serate nelle case dei vicini, davanti al fuoco del camino, tutti insieme, dato che allora non c’erano altre possibilità di socializzare, con locali pubblici.

 

Le contrade di Montottone

 

Eschito, Forche di Tenna, Monte Roso, Pisciarello, San Pietro Martire, San Lorenzo, Trescio sono i nomi delle sette contrade, ognuna delle quali è rappresentata da un simbolo, il cavallo, lo scoiattolo, la volpe, il granchio, il drago, il serpente.

 

 

Da alcuni anni, il 15 giugno, si celebra il Palio delle Grazie, dove le contrade gareggiano per la vittoria di un drappo serico dipinto.

Una caratteristica di Montottone sono i numeri civici delle abitazioni realizzati in ceramica e con i simboli delle sette contrade.

Oggi Montottone, riporta una lunghissima storia della tradizione artigianale nella ceramica,  a cui è valsa il soprannome che celebra l’antica attività dei vasai, “Lu paese de li coccià”.

 



 

La storia della ceramica a Montottone

 

Bisogna risalire al XIII secolo, per avere un riscontro delle origini sulla lavorazione dell’argilla e la produzione della ceramica.

Le tecniche di lavorazione tramandate, di padre in figlio nel corso dei secoli, sono rimaste le stesse.

Le attrezzature come il tornio, il forno e la lavorazione manuale dell’argilla, fanno di questi manufatti dei pezzi unici, che vengono sapientemente decorati con la scelta dei colori miscelati come si usava una volta.

A continuare questa tradizione, oggi è rimasta una sola “bottega”.

 

 

La famiglia Bozzi, oggi come allora, lavora l’argilla facendo nascere dal tornio, girato col piede e cotto con il vecchio forno alimentato a legna, secondo le tradizioni antiche tramandategli dai suoi avi, manufatti legati alla vita familiare.

La Brocca utilizzata per il trasporto dell’acqua, che veniva portata sulle spalle, la Boccaletta una sorta di caraffa utilizzata per la mescita del vino,  il Brocchetto una piccola brocca, il Catinozzo una grande ciotola che veniva utilizzata per impastare o come piatto di portata, il Mungitore adatto alla mungitura delle pecore, la Caciarola una ciotola bassa per la lavorazione del latte cagliato, il Piatto Rosso un’ampia scodella che posta al centro della tavola veniva utilizzata per raccogliere il cibo, la Pigna così chiamata per la forma affusolata, serviva a cagliare il latte e lavorarlo per ottenerne il formaggio, la Sformarola una piccola ciotola con piccoli fori sul fondo, usata per sformare le caciotte, la Sira un grande orcio utilizzato per conservare l’olio, il Trufo un anforetta per conservare il vino o l’aceto e veniva portata dagli uomini che lavoravano nei campi.

Questi sono alcuni dei pezzi in ceramica, che escono dalle sapienti mani della famiglia Bozzi.
 



 

Cosa vedere a Montottone

 

Museo della ceramica, all’interno della Scuola Media Statale “G. Perlasca, è allestito un museo della ceramica artigianale montottonese, con esposti gli oggetti di terracotta in uso fino agli anni 60, presso le famiglie dei centri del fermano e gli strumenti utilizzati dal vasaio.

 

Museo laboratorio di ceramica

Museo laboratorio di ceramica

 

E’ stato realizzato anche un laboratorio, che offre la possibilità di approfondire e sperimentare le tecniche della lavorazione dell’argilla.

La Cisterna Medievale, davanti alla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, si trova un pozzo particolare che veniva utilizzato per la raccolta dell’acqua nei casi di siccità o durante i periodi di assedio.

Con una profondità di 16 metri nel sottosuolo e una base quadrata di 6 metri di lato, era un punto di raccolta appunto di acqua, suddivisa in due piani.

 

 

L’ambiente è illuminato e tramite una scala metallica perimetrale, è possibile scendere fino al fondo da dove guardando in alto, si scorge l’apertura circolare del pozzo.

Non è difficile trovare nel centro Italia, strutture di questo genere, utilizzato come raccolta acque per siccità o assedi, molto simile il Pozzo di San Patrizio di Orvieto.

 

 



 

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