Monti Sibillini eremo di San Leonardo



Monti Sibillini

isolato in mezzo alla natura

l’Eremo di San Leonardo al Volubrio

rivive grazie ad un frate

 

 

Monti Sibillini il Monastero di San Leonardo al Volubrio

Monti Sibillini il Monastero di San Leonardo al Volubrio

 

 

Fare un’escursione ai Monti Sibillini nel Fermano, non è possibile non affrontare le Gole dell’Infernaccio, gole naturali scavate dal fiume Tenna, sono tra le gole più suggestive dell’Appennino umbro-marchigiano.

Lungo il percorso, nel cuore delle gole, nel territorio del comune di Montefortino troviamo uno splendido Monastero, l’antico eremo di San Leonardo al Volubrio.

Nell’area determinata dell’Infernaccio, Volubrio deriva da “gola” che nell’antico latino significava “scivolosa”, in questa zona isolata, anche se anticamente si trovava lungo l’antica via di montagna che collegava l’Adriatico a Roma, sorge circondato da una fitta vegetazione di tassi, aceri e faggi, l’eremo, ricostruito sui resti di quello che era un antico monastero fondato dai seguaci di San Benedetto.

La gola dell’Infernaccio rimase inaccessibile da Rubbiano fino al 1820, quando un’impresa di San Severino costruì i ponti e le infrastrutture per permettere il trasporto della legna, dal bosco di Mèta attraverso le gole, oggi purtroppo, a seguito del terremoto che colpì il centro Italia, l’eremo ha subito diversi danni e i sentieri delle Gole, attraverso i Monti Sibillini, sono rimasti chiusi per più di un’anno, poi riaperti, per essere richiusi con ordinanza comunale alla fine del 2017, a tutt’oggi se si vuole affrontare il percorso fino all’eremo di San Leonardo nei Monti Sibillini, bisogna informarsi tramite presso info@sibilliniweb.it, per l’accessibilità del sentiero.

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La storia dell’eremo nei Monti Sibillini

 

 

In zona già dai primissimi anni del medioevo, doveva esistere un insediamento fortificato a difesa del territorio e proprio in zona i montefortinesi, indicano una zona chiamata “Arcufù”, “arco fù”, ovvero un arco che doveva fungere da ingresso alla fortificazione.

Qui, in mezzo ai Monti Sibillini, a costruire un vero e proprio monastero furono i seguaci di San Benedetto, e la montagna, chiamata “La Priora”, prende giusto il nome dal Priore del monastero, in seguito la contessa Drusiana, nel XII° secolo, prima documentazione che attesta l’esistenza della chiesa di San Leonardo in loco, fa atto di donazione di tutti i suoi possedimenti, tra i quali anche la chiesa, al Monastero di Fonte Avellana nella provincia di Pesaro e Urbino, da quel momento la gestione del monastero passa ai Monaci Camaldolesi, che lo trasformarono in un centro di fede, di cultura e di sviluppo frequentato dai pellegrini che nel Medioevo percorrevano la strada che “…duce a Roma, a Norcia, a Visse et altri luoghi…”.

Purtroppo a causa “…della rigidezza et asprezza del luogo, et neve quasi insopportabile, et la difficoltà di addurci su le robbe per la pericolosa et ribiliosa strada”, i monaci abbandonarono il monastero, anche per, probabilmente un’altra e più concreta causa, portò all’abbandono di San Leonardo, lo sviluppo del movimento francescano, che favoriva la vita semplice e umile alla vita monastica nei luoghi di culto, che grazie alle rendite dei possedimenti e alle ricchezze ricevuto in dono, si erano col tempo allontanati dal primitivo ideale di vita povera.

L’abbandono del Monastero di San Leonardo sui Monti Sibillini, diede origine al decadimento della struttura che fu data in affitto, dai successivi proprietari privati e adibito a stalle ai pastori della zona per il bestiame, deposito e fienile.



La ricostruzione del Monastero di San Leonardo al Volubrio sui Monti Sibillini

 

 

Correva l‘anno 1965, quando, un frate cappuccino, padre Pietro, insieme ad un’amico si avventura lungo le Gole dell’Infernaccio e attirato, come da sue parole in un’intervista rilasciata ad un quotidiano nazionale, da una forza misteriosa, giunge dove si trovava l’ex monastero.

Qui non trova altro che rovine e macerie, “…si potevano scorgere soltanto alcuni ruderi, ricoperti da rovi, ortiche e da tanto letame. Accanto un recinto per pecore ed una stalla che, a stento si teneva ancora in piedi. Muri crollati e pietre antiche impregnate di cultura, sparse per il “Golubro” dimostravano chiaramente l’incoscienza, l’incuria e l’abbandono completo da parte degli uomini, specialmente negli ultimi tempi. Quei pochi ruderi sopravvissuti alle offese del tempo e degli uomini, mi permettevano di ricostruirne un pò la storia.

…Immerso come in un sogno, seduto sopra quei ruderi, mi sembrava di udire quelle pietre che mi dicevano: “perché non ci riporti all’antico splendore?”. Ma quello che mi appariva in quel momento come un sogno impossibile, non lo era affatto per Colui, che proprio su “quell’ermo colle” aveva un progetto di amore e di salvezza per gli uomini.

Interno dell’Eremo di San Leonardo al Volubrio sui Monti Sibillini foto di E. Zallocco

I figli Elena e Leonardo, del proprietario di quel periodo, il sen. Luigi Albertini, lo diedero in dono al frate, che, dopo numerose peripezie, difficoltà e denunce, poi prosciolto dal reato ed estinto, perché arrivate le autorizzazioni, per la ricostruzione, che erano state depositate all’inizio lavori e poi sparite, diede nuova vita al Monastero di San Leonardo.

Durante i lavori di ricostruzione, furono diversi i reperti tornati alla luce, una moneta aurea con incisa l’incoronazione di Carlo Magno, imperatore del Sacro Romano Impero, un bolognino, una moneta molto in voga nel 1400 su cui è ancora possibile leggere le parole “Bononia docet”, ed infine una piccola medaglia recante incisa la data 1625, dove da un lato si possono scorgere le facciate di quattro Basiliche con sotto scritto Roma e dall’altro i nomi dei Santi a cui esse sono dedicate, San Pietro, San Paolo, San Giovanni Battista e Santa Maria, la medaglietta deve essere appartenuta ad un pellegrino che nell’Anno Santo del 1625, passava per il Volubrio tornando da Roma.



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