Montelparo e u Coppu de vaccalà

 


 

 

Montelparo a metà gennaio

un Coppu de vaccalà

o meglio una porzione di baccalà

 

 

Montelparo vista panoramica del castello e della chiesa di San Michele Arcangelo

Montelparo vista panoramica del castello e della chiesa di San Michele Arcangelo

 

 

A Montelparo, chiamato nel dialetto fermano, a Fermo nelle Marche Montèrbere”, un coppo non è solo l’elemento di copertura per i tetti, ma anche un’unità di misura.

Dal 1703, “u coppu”, diviene unità di misura, per il borgo di Montelparo, la sua storia è semplice, anche se, nel corso dei secoli è divenuta occasione di festa e di ritrovo sempre più ricercata e attesa da migliaia di persone.

 


 

U Coppu de vaccalà o meglio una porzione di baccalà

 

 

Nel 1703 la regione Marche, fu colpita e devastata, da una forte sequenza di terremoti, l’Aquila, Norcia, Montereale, subirono scosse con un’energia più di 5 volte maggiore di quella del terremoto del 2009 e tra le tante città e borghi, fu colpita anche Montelparo.

In questo borgo, il sisma causò il crollo del Convento Agostiniano, convento,che originariamente era ubicato nella parte più alta del paese, accanto alla Chiesa di San Michele Arcangelo la quale al contrario non subì danni.

U Coppu de vaccalà la porzione di baccalà a Montelparo

La popolazione Montelparese collaborò attivamente alla ricostruzione del Convento e i frati come ringraziamento e riconoscenza, organizzarono un pranzo a base di baccalà, cibo che all’epoca aveva un costo abbordabile, il baccalà a quei tempi era nominato “cibo dei poveri”.

Ogni porzione prevedeva, baccalà, pari al peso di un coppo e quindi, da quanto riferitomi dall’associazione “Baccalà di Sant’Antonio a Montelparo”, “U Coppu”, equivaleva, allora a 330 grammi, oggi la porzione è di 250 grammi che arriva a 330 con l’aggiunta dei condimenti, quali olio, pepe e prezzemolo.

Oggi come allora, insieme al baccalà, veniva servita, una fila di pane, pari allo stesso peso de U Coppu e un litro di vino.

 


 

Più che una sagra è una rievocazione storica

 

 

Da più di trecento anni, in “abbinamento” alla festa di Sant’Antonio si ripropone l’evento, la rievocazione della Festa del Baccalà, che richiama a Montelparo migliaia e migliaia di persone, ma la cosa più importante è procurarsi “U Coppu”, il biglietto, nel borgo tutti conoscono il detto “Chi lu vaccalà vò magnà, lu coppu va a comprà

La prevendita del biglietto, come ogni anno, inizia l’ultima settimana di dicembre, ed è talmente tanto l’afflusso di gente, che durante i giorni di festa è praticamente impossibile procurarsi U Coppu.

Fino all’immediato dopoguerra, intorno al 1960, era quasi sconosciuta al di fuori del territorio Montelparese e la festa rimaneva circoscritta ai soli cittadini e poco oltre il territorio.

In seguito, negli anni successivi, con aumento impressionante, iniziò la grande partecipazione, ora è una delle feste più frequentate della zona, il paese che conta pressapoco ottocento abitanti, nei tre giorni previsti per la festa, arriva a oltre ottomila persone.

Questa rievocazione fu ripetuta, anno dopo anno, dai frati Agostiniani finché furono presenti nel convento, poi la struttura entrò a far parte delle proprietà comunali, con l’unica clausola “sine qua non” di tenere la Chiesa aperta al culto, venne così formato un apposito Comitato, rigorosamente composto da uomini, la cui partecipazione tra i componenti, è tramandata da padre in figlio, che si prese cura della gestione della Festa del Baccalà, la ricetta fu trasmessa, direttamente dai frati, ai primi componenti del comitato, con tutti gli antichi segreti circa la preparazione di quel baccalà e ancora oggi è mantenuta segreta e tramandata di padre in figlio.

La quantità di baccalà servito durante la sagra è davvero impressionante; basti pensare che il pesce viene ordinato a quintali,direttamente in Canada, ed è della qualità più pregiata, il famoso “gaspè”.

 


 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Benvenuti in Preziosità Italiane commentate a piacere