La Villa un simbolo monumentale della cultura italiana



 

La Villa

da semplice residenza legata all’attività agricola

a sfoggio di lusso e potere

 

 

La Villa la sua evoluzione da semplice residenza padronale dove si dirigeva l'attività agricola a villa signorile di sfoggio del lusso e potere

La Villa la sua evoluzione da semplice residenza padronale dove si dirigeva l’attività agricola a villa signorile di sfoggio del lusso e potere

 

 

Il termine latino “Villa” nella Roma Imperiale, stava ad indicare la residenza posta nei campi e legata alla realtà agricola e collegata ai campi circostanti, tramite una “fascia verde”, curata e coltivata, che oggi chiameremmo “Giardino”.

La Villa, come termine veniva utilizzato, non solo per identificare abitazioni signorili ma anche quei gruppi di edifici rustici, destinati a ospitare i coloni o utilizzati come magazzini e ricovero animali.

Differentemente la “Domus”, era la residenza unifamiliare urbana, caratterizzata dalla ricercatezza e signorilità e si può ritenere del tutto simile, al moderno palazzo, dove a volte, è dotato di piccolo giardino.

Nel ‘400 la villa assunse un termine particolare, fu arricchito con il significato di “signorile”, la sua funzione originaria manteneva sempre la destinazione d’uso, ma difatti, le nuove dimore non potevano non essere che il risultato di progettazioni “sapienti” e “raffinate”, non più eseguite da semplici artigiani muratori, bensì da architetti creativi, di considerata abilità e notorietà.

Le sue funzioni erano varie e non sempre complementari, potevano essere di proprietà e quindi di residenza, dei proprietari terrieri, i quali vi soggiornavano solo nei momenti clou delle varie fasi di lavorazione agricola, per supervisionare i lavori e utilizzate solo come base d’appoggio momentaneo.

Altrimenti, le sue funzioni potevano essere più per il riposo e l’ozio intellettuale, in questo caso la villa veniva arricchita di valori estetici e ambientali, per creare un ambiente adatto, all’uomo di cultura, al padrone di casa, dando così modo di poter accedere ad una maggiore attività, piacevole e rilassante.

Nel Rinascimento, l’uomo viene posto al centro dell’universo e diviene il motivo ispiratore per ogni nuova dimora e il motivo conduttore, a cui si ispireranno tutti gli architetti dell’epoca, è la soddisfazione dei suoi bisogni.

A volte la villa può essere di “semplice” rappresentanza, a indicare lo status sociale raggiunto dalla famiglia proprietaria, la maggior parte delle volte vengono utilizzate per feste e ricevimenti, battute di caccia, come molti dei casini, che non hanno stanze da letto, perché utilizzate solo durante il giorno.

Mentre abitualmente, la villa viene intesa come luogo della vita campestre, sito da dedicare all’ozio intellettuale, alla salubrità del modo di vivere in campagna, diventando un accessorio di lusso delle classi privilegiate.



Lo studio dell’architetto Leon Battista Alberti sulla teoria di costruzione ed uso della villa

 

 

Fu il primo, in un trattato sull’architettura delle ville di campagna, a consigliarne il solo uso “per semplice diletto”, per “approfittare di tutte le piacevolezze, luce, aria, spazio, panorama, che la campagna offre”.

Stando all’architetto, la villa di campagna era una costruzione molto importante, per la quale si dovevano considerare tutta una serie di condizioni prima di procedere all’edificazione.

Doveva essere costruita lontano dalle imboccature delle valli, perché notoriamente ventose, dovevano essere erette in zone elevate, soleggiate, ricche di acqua, per dare modo all’attività agricola e pastorale ad essa collegata, ad assicurare una rendita costante alla villa.

Ma non dovevano essere troppo lontane dai centri abitati e per quanto riguarda l’architettura interna per la villa, si preferiva collocare il porticato verso sud, in maniera da avere tepore d’inverno e frescura d’estate, quando il sole alto allo zenit non vi poteva far penetrare i raggi.

Nonostante ciò e fortunatamente, le ville sorsero numerose anche in pianura e alle periferie delle città, subito fuori le mura.

La Villa Medicea di Cafaggiolo

Altre zone di attrazione per erigere ville, furono le coste di laghi, fiumi e mari, non soltanto come singole unità immobiliari ma a gruppi e in determinati periodi storico-sociali.

Il complesso de la villa, con i suoi giardini, parchi e costruzioni adiacenti, per servitù, rimesse animali e quant’altro, rappresentò il fulcro, intorno al quale si incentra la vita del posto, dando origine a borghi e paesi.

La nascita della “villa signorile”, avviene con i primi movimenti umanistici, tuttavia il pieno sviluppo per la villa, intesa come segno di potenza e posizione sociale elevata, è a cavallo del Cinquecento-Seicento, quando l’agricoltura diventa fonte di guadagno sempre maggiore e la stabilità politica, permetteva di soggiornare per periodi più lunghi in villa.

La villa è considerata una tipologia prettamente italiana, non esiste, infatti, un equivalente del termine nelle lingue straniere, nelle quali viene tradotto utilizzando vocaboli riferibili nella maggior parte dei casi a castelli o a palazzi, come Chateau, castle, manor, court, zamek o schloss.

La celebrazione maggiore per la villa fu in ogni caso il tardo Seicento e tutto il Settecento, epoca di fasti e di lussi, si eressero ville magnifiche e furono chiamati i migliori architetti, questo periodo lascio un segno indelebile nella storia dell’architettura italiana.



La Villa Medicea

 

 

La Villa Medicea, in generale, fa parte dei complessi architettonici rurali venuti in possesso in vari modi alla famiglia dei Medici, nei dintorni di Firenze ed in Toscana.

Oltre ad essere luoghi di riposo e svago, rappresentavano la “reggia” estiva sui territori amministrati e il centro delle attività economiche agricole, dell’area in cui si trovavano.

I Medici iniziarono a “collezionare”, ville nella loro zona d’origine, il Mugello, avevano aspetto maestoso, fortificate con l’utilizzo di controllo dei fondi agricoli, come quella di Trebbio e di Cafaggiolo.



La Villa medicea di Cafaggiolo

 

 

Chiamata anche Castello di Cafaggiolo, è una di quelle ville più legate alla storia dei Medici, oggi rientra nell’elenco del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Di loro proprietà a partire dalla metà del 1300, fu ristrutturata circa un secolo più tardi ma mantenendo sempre l’aspetto fortilizio, con fossato e torrette.

Mantenne quindi un triplice ruolo, caratteristico delle prime ville-fortezze,  struttura militare difensiva, centro economico importante al centro di una smisurata produzione agricola e luogo di riposo e svago come fuga dalla routine cittadina.

Vi furono ospitati di frequente, la sua corte di filosofi umanisti, come Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano.

In seguito la villa divenne di proprietà del duca Cosimo I, che vi realizzò una grande riserva di caccia, quindi come detto il ruolo della villa come casino di caccia, cominciò a prendere forma.

Nel 1864, dopo l’unificazione d’Italia, la villa fu venduta ai principi Borghese, i quali apportarono delle radicali modifiche, fu abbattuta la torretta posteriore e ricoperto il fossato, fecero aprire nelle mura di cinta un grande arco per l’accesso monumentale.

Sulla sinistra dell’edificio permangono le scuderie di epoca cinquecentesca, mentre al posto del giardino posteriore originario con aiuole geometriche e fontane, oggi esiste un bosco di alberi secolari che circonda la tenuta.



I Medici per la Toscana furono grandi costruttori di ville, lentamente “accerchiarono” Firenze con le loro residenze.

Edificarono un piccolo mondo, dove si svolgevano le consuete vite sociali della corte medicea, spesso venivano modificate o costruite su antichi castelli, esprimendo il massimo livello di architettura rinascimentale e barocca.

Ogni membro della famiglia Medici possedeva una sua tenuta come luogo di piacere e di rappresentanza, mentre il Granduca si spostava da una villa all’altra, per la caccia si recava a Pratolino, al Trebbio e  Cafaggiolo, in primavera soggiornava all’Ambrogiana, mentre ad Artimino, che si trova in collina, passava le giornate di luglio in frescura.

I giardini per le quali le ville sono famose hanno un primo esempio nella villa di Castello, dove Cosimo I fece realizzare quello che è il prototipo di giardino all’italiana e in seguito anche il Giardino di Boboli.

Alcune delle ville medicee di notevole importanza sono, la Villa di Castello, Villa di Fiesole, Villa La Quiete, Villa la Petraia, la Villa di Camugliano, Palazzo Pitti e giardino di Boboli, Villa di Poggio Imperiale, il Giardino di Pratolino la villa è stata distrutta, la Villa L’Ambrogiana.



La villa nel Veneto

 

 

Il Veneto non era da meno della Toscana, intorno al Quattrocento, iniziarono a sorgere le prime ville, non vi era “signorotto” umanista che non possedesse almeno una residenza in campagna, molti dei castelli medievali vennero trasformati ad uso e consumo del Signore del luogo.

Anche qui l’aspetto difensivo rimane, la torre, le merlature e le finestrelle, donavano l’aspetto semplice, con non troppe pretese da parte del proprietario, anche se un pizzico d’eleganza poteva aggiungere quell’appellativo di “signorile” alla villa, un piccolo portico con loggiato, una scala esterna, stanze che si affacciano sulla loggia, sono quelle piccole modifiche che rendono più elegante l’immobile.

In questa regione nella metà del ‘500, si impose come impareggiabile architetto, Andrea Palladio, abile disegnatore di ville.

Villa Almerico Capra Valmarana detta La Rotonda

La villa del Palladio, la casa del proprietario terriero, doveva soddisfare l’esigenza per il nuovo modello di residenza rurale, dove non necessitava l’imponenza del palazzo di campagna, sulla falsariga di quelli di città, bensì qualcosa di più piccolo, con un unico piano abitabile e utile come fulcro per il controllo dell’attività produttiva, oltre che intrattenere gli ospiti importanti ma erano ugualmente efficaci nello stabilire una presenza sociale e politica nelle campagne, ed erano adatte, sia per il riposo, la caccia che per sfuggire dalla città.

Secondo Palladio, si riteneva che la villa fosse, oltre che centro di proprietà terriera, anche luogo di salute, benessere, studio e riflessione, quindi l’insieme delle ville, i loro giardini, l’ambiente in cui sono costruite, dovevano essere il giusto equilibrio tra la civiltà e natura.

Interno della Villa Almerico Capra Valmarana

La villa attraverso l’architettura e le decorazioni pittoriche, dava quindi sfoggio della ricchezza, della nobiltà e del buon gusto della famiglia proprietaria, oltre ad essere il centro di direzione dell’azienda agricola, divenne luogo in cui la nobiltà curava i propri interessi sia economici che culturali, utilizzando lo studio e la meditazione, non trascurando il divertimento, come la caccia, la danza e i giochi di società, nonché il riposo dalla vita impegnata e faticosa della città.

Una delle ville palladiane visitabili, una delle più importanti e censita nella lista dell’UNESCO, come patrimonio dell’umanità, è la bellissima e unica, Villa Almerico Capra Valmarana detta “La Rotonda“, un’altra è la Villa Emo, incorniciata da due lunghe barchesse colonnate che ospitavano originariamente le strutture per le attività agricole e poi ancora, Villa Foscari detta “La Malcontenta”.

Molte sono le ville italiane che hanno avuto uno sviluppo, da semplice casa di campagna, atta alle faccende del proprietario terriero e ai suoi mezzadri, a ville signorili, con anche, l’utilizzo di relax fisico e mentale, nonché luogo adibito allo sfoggio sociale e di potere, tutte in ogni caso hanno lasciato un segno indelebile, nella storia e nell’architettura italiana.

 


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