Itinerario Classe Brisighella percorso storico-culturale seconda parte

 


 

 

Itinerario Classe Brisighella

percorso storico culturale per i camperisti

e non solo

         seconda parte

 

 

Itinerario Classe Brisighella percorso storico culturale per camperisti e non solo

Itinerario Classe Brisighella percorso storico culturale per camperisti e non solo

 

 

Ripartendo da Lugo ci portiamo verso Faenza, la città delle ceramiche, che al pari di Castelli e Deruta, sono famose nel mondo, per le ceramiche artistiche e che vanta di avere uno dei più importanti musei di ceramiche artistiche in europa, il MIC  il Museo Internazionale delle Ceramiche.

Nell’ itinerario Classe Brisighella, purtroppo non ho notizie di soste camper da poter suggerire ai camperisti, per Faenza, quello che so è che qualche anno fa il comune aveva raggiunto un accordo con il titolare del distributore del metano di via Granarolo, nella cui area alla fine del 2011 è stata aperta una piazzola camper service, per consentire l’utilizzo gratuito di quest’area da parte di tutti i camperisti per le operazioni di scarico dei liquami e di rifornimento di acqua potabile.

Come punto di partenza per la nostra visita a Faenza, Piazza del Popolo, alla sua estremità e divisa da Corso Aurelio Saffi, si trova l’altra piazza di Faenza, nelle quali si accentra tutta la vita sociale della città, Piazza della Libertà.

La prima, accoglie gli edifici medioevali del palazzo del Podestà e di palazzo Manfredi, mentre nella seconda la Cattedrale di San Pietro Apostolo, fa mostra di sé, di fronte ad essa il loggiato del portico degli Orefici e a lato una fontana monumentale, con sculture in bronzo,punto di riferimento e ritrovo dei cittadini.

Tra le due piazze su Corso Aurelio Saffi, sorge la Torre dell’Orologio, fedele ricostruzione della torre seicentesca posta all’incrocio tra le due strade che attraversavano, una da nord a sud e l’altra da est a ovest, la Faventia, Faenza in epoca romana.

 

Piazza del Popolo di Faenza con a sinistra il loggiato di Palazzo Manfredi e a destra il loggiato del palazzo del Podestà e Torre dell’Orologio

 

 

Piazza del Popolo di Faenza nell’ itinerario Classe Brisighella

 

 

La piazza a forma rettangolare delimitata, ai lati, da due scenografiche ali porticate a doppio ordine, inizia con la Piazzetta della Legna, che un tempo rappresentava il luogo di vendita del materiale per riscaldamento da cui prende il nome e dove sorge l’ex Palazzo della Posta, degli anni quaranta, inaugurato da Rachele Mussolini, nella torre all’angolo delle due facciate, con loggiato, spicca una lapide con i versi tratti dalla “Rivolta Ideale” di Alfredo Oriani.

L’ex Palazzo della Posta di Faenza

Dando le spalle alla Piazzetta della Legna, ci incamminiamo verso Piazza della Libertà, di antichissima origine, che ha cominciato ad assumere la sua  fisionomia, con la costruzione del loggiato di Palazzo Manfredi, iniziata dopo la trasformazione in signoria, dell’antico governo cittadino e con il trasferimento della famiglia Manfredi, nel palazzo comunale.

Fu ristrutturato e arricchito al piano superiore, con bifore in pietra bianca d’Istria, oggi una sola è presente e da una grande loggia, a due piani, con sette arcate.

Sul lato di fronte, si trova il Palazzo del Podestà, allo stesso fu aggiunto un loggiato a due piani, inizialmente il progetto prevedeva la realizzazione di un solo piano ma il Consiglio degli Anziani lo volle a due piani, per simmetria con il loggiato antistante.

In fondo alla piazza collegata con un arco al loggiato del Palazzo del Podestà, troviamo la Torre dell’Orologio.

 

 

La Torre dell’Orologio

 

 

Eretta alla fine del 1200 da Maghinardo Pagani da Susinana, capitano del popolo e podestà di Faenza, era il fortilizio, a controllare le mosse degli assediati nel vicino castello Baccagnano.

La Torre insieme alla Rocca, fu sistema difensivo per il centro abitato, sino al 1500, danneggiata e ricostruita diverse volte, nel 1850 in occasione del suo rifacimento totale, fu posto anche l’orologio.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i Tedeschi in fuga, alla fine del ‘44, minarono e la fecero saltare, distruggendola, ricostruita fedelmente all’originale nel 1953.

Di forma quadrangolare, a 5 ordini sovrapposti e coronata da una cupola, in basso, dentro una nicchia provvista di balcone cinto da bella ringhiera in ferro battuto e ottone, c’è una Madonna col Bambino in marmo.

Subito a fianco della Torre troviamo la Fontana Monumentale, che dà l’accesso a Piazza della Libertà.

 

La Fontana Monumentale in Piazza della Librtà a Faenza

 

 

Fontana Monumentale

 

 

Fino ad un centinaio di anni fa, svolgeva la funzione di approvvigionamento acqua alla popolazione, più salubre di quella che si trovava negli altri pozzi cittadini, la maggior parte delle volte inquinati da liquami provenienti da stalle o fogne a dispersione.

Le sculture intorno alla fontana, hanno tutte un carattere simbolico, le aquile e i draghi rappresentano le imprese araldiche di Papa Paolo V, i tre leoni rampanti lo stemma cittadino.

La fontana fu occasionalmente utilizzata come fonte a vino,  distribuito gratuitamente da damigelle in costume popolare romagnolo, come per l’arrivo a Faenza di una tappa del giro ciclistico d’Italia, nel 1970.

Oggi dai beverini esce acqua a ricircolo chiuso, per cui non è più potabile.

Subito dopo la Fontana Monumentale, in Piazza della Libertà, possiamo vedere il principale luogo di culto cittadino la Cattedrale di San Pietro Apostolo.
 


 

La Cattedrale di San Pietro Apostolo

 

 

Eletta a Basilica minore, il suo aspetto esteriore è caratterizzato, da una facciata preceduta da ampia scalinata e una successione di spioventi posti a differenti altezze, l’opera incompiuta rimane con la tessitura di mattoni sporgenti, a vista.

La Cattedrale di San Pietro Apostolo

Nella facciata, si aprono i tre portali con archi a tutto sesto, ognuno in corrispondenza delle tre navate interne, mentre nelle ali laterali esterne, dove si trovano le cappelle, fanno sfoggio due monofore.

L’interno è ha pianta di forma a croce, si presenta a tre navate, separate da colonne e archi, le due navate esterne hanno otto cappelle ognuna, il fondo della navata centrale, dove si trova l’altare maggiore, termina con una calotta a forma di conchiglia e illuminata da cinque finestre a singola apertura, con arco superiore.

In via Baccarini, al numero 19, non si può non visitare il Museo Internazionale delle Ceramiche, il MIC.

 

 

Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza nell’ itinerario Classe Brisighella

 

 

Uno dei più importanti musei d’arte ceramica del mondo, qui sono raccolte le opere dei laboratori di ceramica italiana dal Medioevo all’Ottocento, del Vicino Oriente Antico, dell’area mediterranea in epoca ellenistica, precolombiana e islamica, più una sezione dedicata alla ceramica moderna e contemporanea.

Dal 2011 insignito del riconoscimento di “Monumento testimone di una cultura di pace“, assegnato dall’UNESCO.


Sono conservate opere ceramiche che raccontano la storia della ceramica faentina, con i primi reperti che risalgono ai primi secoli dopo l’anno 1000, quando gli artigiani poterono giovarsi delle terre locali, utili alla lavorazione dei manufatti principalmente per uso domestico e, nella foggiatura delle forme e i decori, mediando con originalità la cultura lombardo veneta e quella Toscana.

Lungo il racconto espositivo del museo, troviamo testimonianze dei famosi “Bianchi di Faenza”, ceramiche che recedono dal virtuosismo pittorico, le vivaci combinazioni cromatiche, da cui i maestri ceramisti, avevano ottenuto grande fama e successo, per arrivare all’esaltazione del bianco, che privilegerà la ricerca formale a quella del colore si ricoprirà di leggere, fini ghirlande a contornare amorini dalle forme berniniane, cavalieri, figure femminili e guerrieri turchi.

Esistono poi le ceramiche del Lazio viterbese, dell’Abruzzo, con la Ceramica di Castelli, dell’Umbria, con testimonianze di opere di Orvieto, di Gubbio e la famosissima Ceramica di Deruta.

Si prosegue con le Marche, con opere di Pesaro e Urbino, la ceramica Toscana, Veneta e lo sviluppo dei manufatti ceramici in Italia e nel mondo dall’età precolombiana a oggi.

Non si può, inoltre, non visitare le oltre 60 botteghe artigianali della lavorazione ceramica presenti in città.

Spostandoci per l’ultima tappa dell’ itinerario Classe Brisighella, ci trasferiamo a Brisighella, antico borgo medievale e termale inserito nel club dei “Borghi più belli d’Italia”  e certificato dal Touring Club Italiano con la “Bandiera Arancione”, oltre ad importanti certificazioni, quali “Città Slow” e “Città dell’Olio e del Vino”.

 

il Borgo di Brisighella con i tre pinnacoli rocciosi, a sinistra il Santuario, al centro la Rocca e a destra la Torre d’avvistamento detta dell’Orologio

 

 

Brisighella ultima tappa dell’ itinerario Classe Brisighella

 

 

la città di Brisighella sorge ai piedi di tre pinnacoli rocciosi, i “Tre Colli”, su cui poggiano, rispettivamente, la Rocca Manfrediana, il Santuario della Beate Vergine del Monticino e la Torre dell’Orologio.

Tante sono le cose da vedere in questo antico Borgo, una, la più caratteristica e direi unica è la “Via degli Asini

 

 

L’antica Via del Borgo o Via degli Asini nell’ itinerario Classe Brisighella

 

 

E’ una strada sopraelevata che riceve luce dalle caratteristiche finestre ad arco, una preziosità architettonica unica al mondo, costruita nel XIV secolo come baluardo difensivo, veniva utilizzata come camminamento di ronda e via di comunicazione.

Dalle finestre della Via del Borgo, i Brisighellesi, soldati di ventura, impedirono a Federico da Montefeltro, duca di Urbino, di penetrare nel villaggio.

In seguito, persa la sua funzione difensiva, fu coperta, inglobata negli edifici adiacenti e usata dai birocciai, che abitavano nel quartiere, per il trasporto il gesso dalle cave sovrastanti l’abitato, per mezzo di asinelli, da cui deriva la seconda denominazione.

Le stalle si trovavano di fronte agli archi, mentre le abitazioni erano ai piani superiori e i carri da trasporto, “le birocce”, erano sistemate in cameroni scavati nel gesso, che si aprivano nella piazza sottostante, lungo questo percorso, una lapide ricorda la nascita in questo quartiere, dei fratelli Cardinali Gaetano e Amleto Giovanni Cicognani.

A questo punto, possiamo dirigerci verso il primo dei tre pinnacoli rocciosi, quello dove sorge il Santuario della Beata Vergine del Monticino.

 

 

Il Santuario della Beata Vergine del Monticino.

 

 

Immerso nei cipressi è situato il Santuario della Madonna del Monticino, al suo interno una sacra immagine in terracotta policroma, datata 1626, che rappresenta la Beata Vergine, originariamente posta su un pilastro alle porte del paese e meta di pellegrini, fu poi trasferita nel 1662, in un eremo, costruito con le offerte dei fedeli, che fu poi distrutto e ricostruito, nell’attuale Santuario.

L’interno a una sola navata, con ai lati pilastri e capitelli di ordine ionico, la zona dell’altare maggiore è segnato da quattro pilastri con il cielo a volta, dove è dipinto a colori Iddio Padre con angeli e nei timpani i quattro evangelisti, mentre nella cupoletta semicircolare, dietro l’altare, è dipinta Maria Santissima con corteggio di angeli.

Nel tornare verso il Borgo si incrocia la strada che porta al secondo pinnacolo roccioso, quello dove si trova la Rocca Manfrediana.

 

La Rocca Manfrediana

 

 

Rocca Manfrediana nell’ itinerario Classe Brisighella

 

 

Costruzione iniziata e ampliata dalla famiglia Manfredi, fu per un breve periodo in mano alla Repubblica di Venezia che il grandioso mastio,chiamato “Torrione Veneziano” in aggiunta al preesistente torricino, e le mura sui due lati.

Vi si arriva percorrendo un breve stradello, che costeggia le alte mura e conduce al portone di ingresso, che è rivolto verso un giardinetto a picco sul paese, con panorama sull’antistante Torre dell’Orologio.

Superato l’ingresso ci si trova in una saletta di passaggio, dalla quale si può accedere al vasto cortile interno, oppure entrando in una ulteriore porticina, sulla destra, si può visitare il “torricino“.

Qui dopo una visita alla Torre dell’Orologio per godere del panorama mozzafiato del paese, i Gessi e i Calanchi, termina l’ itinerario Classe Brisighella e volendo ci si può rilassare allo Stabilimento Termale di Brisighella.

 


 

 

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