Isola del Liri città che vanta due cascate nel centro cittadino

 


 

 

Isola del Liri

un castello, una villa famosa

ma soprattutto due cascate in centro città

 

 

Isola del Liri

Isola del Liri

 

 

Isola del Liri una cittadina in provincia di Frosinone, che ha il suo centro su di un’isola, formata dalla divisione del fiume Liri, che l’attraversa.

Il centro cittadino sorge proprio all’interno di una piccola isola formata dal fiume Liri, in un tratto in cui si biforca in due bracci all’altezza del Castello Bomcompagni – Viscogliosi e forma due cascate, una è Cascata grande e l’altra Cascata del Valcatoio, sono alte circa 27 metri, ma il salto della seconda non è perfettamente verticale, visto che segue un piano inclinato con una pendenza del 17%.
 


 

La storia dell’Isola di Liri

 

 

Un tempo nota come “Isola di Sora” o “Isola presso Sora”, fa intuire, che il legame con il municipio romano di Sora, fosse molto stretto ma il legame era presente, anche con il vicino municipio di Arpinum e alle sorti della vicinissima Roma.

In seguito, poi alla caduta dell’impero romano, fu dominata dai Bizantini e poi dai Longobardi, finché divenne parte della contea di Sora nel Principato di Capua.

Fu durante l’Ancien Régime, che la città ebbe un’economia florida e un migliore assetto urbanistico, grazie soprattutto alla famiglia Boncompagni, al quale alla fine del 1500, fu donata la città di Isola del Liri da Papa Gregorio XIII.

Il nuovo duca Giacomo Boncompagni, acquistò in questo modo i diritti sul castello già esistente, su Isola del Liri dall’anno 1000, facendolo ingrandire e abbellire.

Nel maggio 1799, a Isola ebbe luogo l’eccidio nella chiesa di San Lorenzo Martire, oltre cinquecento persone che si erano riparate nel luogo di culto furono, trucidate dall’esercito rivoluzionario di passaggio da l’Isola, che dovendosi trasferire da Napoli nel Lombardo-Veneto e avendo avuto negato il passo e attaccato dalla guarnigione che era a guardia dell’isola, assediò prima e conquistò poi la cittadina, mettendola a ferro e a fuoco e facendo strage di tutta la popolazione.

Lo sviluppo industriale, che renderà e rende tuttora la città, con un elevato tasso di benessere, partirà nel XIX secolo, con la nascita di diverse cartiere per la lavorazione e fabbricazione della carta.

E proprio in quel periodo Carlo Lefebvre di Pontarlier, impiantò le prime cartiere e come sostegno alle numerose fabbriche, venne offerto la possibilità di impiantare centrali per la produzione di energia idroelettrica lungo il fiume Liri, diventando uno dei pochissimi centri a utilizzare l’elettricità per uso pubblico e privato.

 

Il Castello Boncompagni Viscogliosi con alla destra la Grande Cascata a Isola del Liri

 

 

Il Castello Boncompagni-Viscogliosi a Isola del Liri

 

 

Sorge su un masso di travertino, che sbarrando il corso al fiume Liri, lo costringe a dividersi in due rami e a formare le famose cascate, nell’anno 1000,  i monaci di Montecassino trasformarono alcune rozze costruzioni presenti, in luogo di preghiera e di pace dopo averle ricevute in dono, divenne poi residenza del primo Duca, Leonardo Della Rovere, nipote del Papa Sisto IV e consisteva probabilmente solo con l’attuale lato nord sottostante alla torre.

In seguito passato alla famiglia Boncompagni, il castello fu ampliato e abbellito, venduto il Ducato nel 1796 al Re di Napoli divenne allora Palazzo Reale utilizzato  talvolta da Ferdinando IV, fino a che non subì, durante la messa a ferro e fuoco nel 1799, dei gravi danni.

Rivenduto nel 1850 fu sviluppato per l’uso industriale, trasformando gli splendidi saloni in sale per la tessitura, la filatura e la tintura della lana.

Nel 1924 il sito ormai in abbandono fu acquistato dall’ing. Angelo Viscogliosi, da qui il secondo nome, che tornando dal Politecnico di Zurigo con in tasca una laurea in Ingegneria Meccanica, aveva pensato di sfruttare il salto della Cascata Verticale, per ricavare energia elettrica utile alla cartiera di famiglia posta a meno di un chilometro di distanza.

A lui, che aveva intuito la primitiva bellezza dei disadorni ambienti industriali, si deve la rinascita del Castello e della cappella di S.Maria delle Grazie, la reinvenzione dei giardini, e perfino il salvataggio della Cascata Verticale, il cui letto si stava praticamente sgretolando.

I figli e i nipoti di Angelo Viscogliosi continuano la sua opera, curando manutenzione e restauri, conservando l’uso residenziale del Castello, ed aprendolo al godimento di studiosi e visitatori, come anche la Cappella della Madonna delle Grazie è aperta alla devozione degli Isolani.
 


 

L’interno del castello di Isola del Liri

 

 

La Grande Sala, dove Giacomo Boncompagni passava gran parte della giornata, espletando le funzioni di Signore del Ducato di Sora è magnificamente dipinta, dagli artisti che avevano lavorato a Roma, nei cantieri di Sisto V°, il Laterano, la Scala Santa, il palazzo pontificio in Vaticano, un ciclo di affreschi a soggetto biblico, in cui, opportuni episodi del Vecchio Testamento, alludono alle sue vicende personali.

Il “Salone dei diciotto paesi”, era la seconda anticamera di Giacomo Boncompagni, che, orgoglioso del suo feudo, che comprendeva ormai il Ducato di Sora ed il Marchesato di Aquino, fece raffigurare sulle pareti i paesi che lo formavano, i diciotto paesi del Ducato furono realizzati come altorilievi in stucco, con una cura particolare nella resa dei monumenti e della topografia.

 

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le Cascate del Liri

 

 

La Grande Cascata, strapiomba da un largo salto di circa ventisette metri in cui giocano gli arcobaleni a tutte le ore del giorno, a fianco del Castello, sulla sua destra.

Il fiume Liri, entrando in città colpisce il basamento roccioso di travertino, su cui si erge il Castello Boncompagni – Viscogliosi e qui si divide in due bracci, avvolgendo poi come un’isola, la città.

Il braccio sinistro del fiume alimenta la Cascata Grande, detta anche Cascata Verticale, con un gran balzo di circa 27 metri, mentre si origina dal ramo destro del Liri, una seconda cascata, più bassa, la Cascata del Valcatoio, con le acque che scorrono lungo una parete rocciosa inclinata per 160 metri fino ad arrivare nel territorio più in basso.

Una curiosità per i più “vecchietti”, ricordate l’intervallo della RAI?, quando scorrevano le immagini-cartolina in bianco e nero raffiguranti panorami o monumenti di alcune cittadine italiane, venne riproposto centinaia di volte proprio la Cascata Grande, come immagine della città.

 

 

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