Il Vino dalla nascita a oggi



Il Vino

l’evoluzione dalla nascita

ai tempi nostri

 

 

Il vino dalla nascita ai giorni nostri

Il vino dalla nascita ai giorni nostri

 

 

 

Il vino, la sua scoperta fu del tutto casuale intorno al XI secolo a. C., con tutta probabilità avvenne bevendo il succo rimasto in fondo ai recipienti di terracotta, dove veniva conservata l’uva selvatica e accidentalmente fermentato.

Vi sono testimonianze certe che affermano la coltivazione dell’uva presso le pianure tra il Tigri e l’Eufrate, risalenti intorno a 4000 – 6000 anni prima della nascita di Cristo.

In Mesopotamia il vino era uno degli alimenti essenziali per le cerimonie religiose ed erano solo pochi eletti, come i potenti e una ridotta elite, a poterlo consumare.

Veniva servito spesso, sulle tavole nei grandi centri della Mesopotamia, rinfrescato con del ghiaccio, raccolto e portato dalle montagne delle regioni del nord, dove lo “shagù”, il coppiere che versava da bere ai commensali, lo prendeva in consegna e ne regolava la quantità per il servizio.

Sembra, invece, che in Babilonia ci fossero lungo le strade cittadine, dei locali dove si vendesse il vino e la birra e fossero locali gestiti da donne, chiamati “botteghe del vino”.

 

 

Il vino in Egitto

 

 

La produzione del vino era comune in Egitto, dove giunse dalla Siria e dalla Palestina, la conservazione del “nettare degli Dei” era in vasi sigillati, dopo la vendemmia, fatta a mano e i grappoli, pigiati dentro a ceste di paglia rigorosamente con i piedi e aver subito la fermentazione tumultuosa.

In Egitto il vino era più “alla portata di tutti”, veniva utilizzato, oltre a offerta e libagione per i morti, anche nelle feste e banchetti, bevendone fino all’intossicazione.



 

Dall’Egitto alla Grecia e infine a Roma

 

Già dal VIII secolo a. C., la coltivazione della vite e la produzione del vino, era nota e diffusa in Grecia, considerata una delle tre colture più importanti e principali, insieme al frumento e all’olivo.

La domanda per il vino è in costante aumento e sempre più coltivazioni e produzione si specializza, era un vino dolce e molto alcolico, praticamente impossibile berlo puro, solo agli dei era consentito berlo non diluito, per il resto venivano aggiunte al vino diverse varietà di spezie e diluizioni, tra cui miele, resina e acqua di mare, questi consentivano di eliminare una grossa parte di acidità, dare una maggior conservabilità e dare un gusto diverso.

In alcuni scritti di Senofonte, si descrivono di simposi e riunioni rallegrate dal vino e qui il compito di gestire le libagioni e le diluizioni per il vino, era affidato al mescitore, che seguiva regole precise, dettate dal padrone di casa o dal presidente del simposio, che ne dettava tempi di mescita e quantità di acqua che serviva per diluire il vino.

Nell’Impero Romano, a differenza, nei primi periodi alle coltivazioni e produzione del vino, venivano attribuiti importanza relativa, il vino era di appannaggio esclusivamente maschile , perché donava energia e vigore e se il marito avesse sorpreso la moglie a berne anche solo un sorso, avrebbe avuto il diritto di ucciderla o divorziare.

Tutto questo piano piano cambiò dopo le Guerre Puniche, quando la popolazione cominciò a essere sempre più attenta alla qualità della vita e dare importanza ai beni di lusso.

La viticoltura cominciò ad assumere un ruolo importante nell’economia agricola dell’Impero, si scrissero trattati di come dovevano essere le caratteristiche per ottenere un vigneto redditizio e produttivo, con precise istruzioni di quali dovessero essere gli strumenti e i momenti più adatti alle diverse lavorazioni, come effettuare la vinificazione e produzione dei diversi tipi di vino.



Cominciò il periodo d’oro per il vino, i commercianti ebbero anni di grande crescita economica e un vino emerge sopra tutti come il più prestigioso, l’Opimiano della regione di produzione Agro Falerno, l’odierna regione della Campania settentrionale, tra il monte Massico e il Volturno, corrispondente alla Piana di Carinola.

A partire da quell’anno, il 121 a. C., nasce la distinzione tra tre gruppi di vino, al primo gruppo appartenevano i vini di alta qualità, quelli rari, destinati all’élite che poteva spendere parecchio denaro per l’acquisto, al secondo gruppo si trovavano quelli di largo consumo, a prezzi più convenienti che erano destinati ad un consumo più frequente, per ultimo, il gruppo per il vino destinato al popolo, di bassa qualità, che portano più soldi nelle casse con poca spesa.

In quell’epoca nei territori romani erano numerose le osterie e i locali dove avveniva la mescita del vino, solo a Pompei se ne contavano oltre duecento.

I vini che vi si trovavano erano generalmente dolci e di pregio come il “defrutum”, vino cotto e concentrato per bollitura, o il “passum”, il vino passito, il “mulsum”, addolcito con il miele, ma vi si trovavano anche quelli destinati al popolino, la “posca”, aceto annacquato o la “lorca”, derivante dalla macerazione delle vinacce.



Il vino nel Rinascimento

 

 

Periodo di grande diffusione della vite, il vino aveva preso l’usanza di essere servito quotidianamente sulle tavole e essere offerto agli ospiti.

Un netto miglioramento, subì la qualità della viticoltura e del vino in particolare, questo grazie all’opera dei monaci, dove in Francia i cistercensi si dedicarono alla vocazione vitivinicola della Borgogna e a loro si deve il concetto di “cru”, la porzione di vigneto che ogni anno produce vini di qualità e di costante sapore identificabile.

Nascono nuove figure legate al vino, il dispensiere era quello che si dedicava agli acquisti, il cantiniere responsabile della qualità e quantità dal momento dell’acquisto al momento del consumo, mentre il servizio del vino era destinato al bottigliere, che aveva il compito di preparare prima del pasto,il carrello dove trovava posto un’alzata d’argento, il bicchiere e la caraffa da mescita, durante il pasto, invece doveva lavare il bicchiere, l’alzata ogni qualvolta il signore avesse terminato di bere, inoltre era l’assaggiatore del vino, per provare l’assenza di veleno, mentre il servizio a tavola era compito del coppiere.

Usanza quella del bottigliere mantenuta fino a quasi i giorni nostri nei banchetti ufficiali.

 

 

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