Il Fiume Po da secoli splendente e terrificante

 


 

 

Il Fiume Po

652 chilometri di bellezza

e di terrore

 

Il Fiume Po e il suo Delta

Il Fiume Po e il suo Delta

 

 

Io e il mio amico Lorenzo, eravamo soliti andare la notte a pescare lungo il Fiume Po, andavamo per rilassarci della settimana stressante di lavoro.

Si stava là di notte, distanti l’uno dall’altro un 6-7 metri, a fissare le punte delle canne, illuminate dagli starlight, le famose barrette luminose per la pesca notturna e in silenzio, si ascoltava il lento scorrere delle acque del fiume, ogni tanto ci si interrompeva da questa estasi, che il Fiume Po riesce a donarti e fantasticando, ci ponevamo delle domande di come sarebbe stato vivere, su di una casa galleggiante e mi ricorderò sempre la citazione che Lorenzo fece, d’un tratto, rompendo il silenzio, “Coelho scrisse “L’acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare.

Quando gli chiesi spiegazioni di questa citazione, lui mi rispose ”Così, mi è venuta in mente”, non insistetti conoscendo Lorenzo, sapevo che se voleva parlarne, sarebbe andato avanti da solo, senza insistenze.

Ora a distanza di anni, ripensando alle sue parole e ascoltando e vedendo, tutto quello che succede alla nostra bella Italia, dai terremoti, alluvioni, smottamenti, riesco a capire quello che intendeva.

 

 

Il Fiume Po

 

 

Questo è uno dei fiumi più belli e disastrosi dell’Italia, con una lunghezza di 652 chilometri, attraversa da Ovest ed Est l’intera nazione, nascendo dal Monviso, da diverse sorgenti, creando la Valle o Pianura Padana a cui dà il nome e sfocia in mare, con un delta che crea uno dei luoghi più suggestivi d’Italia, le Valli di Comacchio.

Vedere il nostro bel paese con gli occhi de il Fiume Po è una della cose più fantastiche, anche se da un lato è quasi impossibile, che possa accadere ad una persona, se non per alcuni tratti.
 


 

Percorriamo il Fiume Po con i suoi occhi

 

 

Nasco da una delle tante sorgenti del Monviso, in Piemonte, in località Pian del Re, qui in mio onore, una lapide segna il luogo della nascita.

Mi unisco scorrendo a valle, a tante piccole sorgenti che assomigliano a tanti capillari, che fanno scorrere la linfa vitale della mia grande madre, il Monviso.

Linfa che serve a farmi crescere forte e impetuoso, per attraversare gli ostacoli che incontrerò lungo il cammino, fino ad abbracciare mio padre, l’Adriatico.

 

La lapide a segnare dove nasce il Fiume Po sul Monviso a Pian del Re

 

Dopo qualche chilometro, lambisco la città di Saluzzo, in provincia di Cuneo, che ospita la sede del Parco Nazionale del Monviso e l’Ente Parco del Po Cuneese.

Città natale di Silvio Pellico e, che alla fine dell’XI secolo, divenne marchesato di Saluzzo.

Con la dinastia dei suoi quattordici marchesi, grazie anche, ai legami politici con la Francia e il marchesato di Mantova, arrivò a contendere il predominio sul Piemonte, ai Savoia.

Scendo verso la Provincia di Torino e nel frattempo, diversi affluenti, incominciano ad ingrossare la mia portata, il fiume Po arriverà a Torino, nonostante abbia percorso solo un centinaio di chilometri, con una portata d’acqua di 100 m³/s. e un letto di 200 metri di larghezza.

 

 

Il fiume Po e Torino

 

 

Aaaah! Torino, una delle città più belle, che attraverso, lungo il mio percorso”.

Quante ne ho viste su questa città, dalla sua conquista da parte di Napoleone, che fece costruire il Ponte Vittorio Emanuele I, nella parte orientale del centro, i torinesi lo chiamano “Il Ponte della Grande Madre” e collega l’importante Piazza Vittorio Veneto, nel centro storico della città, con la mia riva destra, dove sorge, la piazzetta Gran Madre di Dio.

Il Ponte è una costruzione imponente, a cinque arcate, attraversata allora dalle carrozze a cavalli e oggi da auto e mezzi pubblici affollati di torinesi e turisti.

Poi i Savoia si ripresero la città e poi ci furono i moti del 1821 e l’arrivo di Re Carlo Alberto che riformò i codici, le istituzioni e rafforzò l’esercito.

 

Ponte Vittorio Emanuele I e il Fiume Po

 

Lo successe, Re Vittorio Emanuele II, che con l’aiuto di Garibaldi, ottenne la riunificazione dell’Italia.

Il monumento all’eroe dei due mondi, risalta e domina su lungo il Fiume Po, sopra i Murazzi.

E’ una costruzione in pietra e metallo, sul basamento si possono vedere una figura femminile, allegoria dell’Italia e un leone, simbolo della forza del popolo.

Lungo le mie sponde, dove si può fare delle bellissime passeggiate a piedi o in bicicletta, nelle belle giornate si può fare picnic o navigare le mie acque con i battelli oppure a remi, sono nate le prime società “Canottieri”, club sportivi riservati ai soli uomini, la prima fu la “Cerea” e si trovavano trattorie rinomate, dove si servivano ottimo vino, pesce fritto e si poteva giocare alle bocce.
 



 

I locali più famosi erano “l’Osteria del passatempo”, la “Trattoria del trasporto” e “il Casinò di campagna”, attiravano molti clienti,anche perché ai piani superiori, graziose fanciulle, praticavano il mestiere più vecchio del mondo.

Poi, verso gli ultimi anni dell’ottocento, Torino fu scelta come location per l’Esposizione Universale, come testimonianza rimane il Borgo Medievale, che sorge lungo le mie rive, nel Parco del Valentino, divenne il set dei primi film muti in bianco e nero, girati dalle prime case di produzione sorte in Italia, attraversare il ponte levatoio, significa fare un salto nel tempo, portici, fontane, botteghe artigiane, giardini e un castello ti ci accompagnano.

 

Borgo Medievale di Torino lungo il fiume Po

 

Nel secondo dopoguerra, vidi la città trasformarsi in metropoli e festeggiare nel 1961 il centenario dell’Unità d’Italia, con la costruzione del polo “Italia 61”, lungo le mie sponde, un complesso avveniristico che lasciò il mondo a bocca aperta, padiglioni, un treno sopraelevato, che costeggiava i giardini ed il fiume, un palazzo delle mostre, il Palavela, e il laghetto artificiale che adesso fiancheggia l’ingresso sud della città.

In ogni caso continuo ad essere un luogo di divertimento importante di questa metropoli, attività sportive sull’acqua, locali molto famosi, come la discoteca Kogin’s club, su corso Sicilia, che ha una sala con vetrata che si affaccia direttamente sul fiume.

I Murazzi, che hanno costituito il cuore pulsante della movida cittadina, tra gli anni ‘90 e il 2012, la zona è stato un fulcro del divertimento notturno torinese.
 


 

Le altre città del il fiume Po

 

 

Ma è ora di lasciare lentamente la città di Torino, dopo qualche chilometro affluiscono in me le acque della Dora Riparia, poi nella piana Vercellese, un’altro affluente ingigantisce le mia acque, la Dora Baltea e poi il Sesia.

Nella provincia di Alessandria, attraverso la città di Casale Monferrato, la città della favolosa “Bagna càuda”, più che attraversarla, le mie acque bagnano tutta la parte nord della città, il suo centro storico poggia tutto sulla mia sponda sinistra.

Raggiungo Valenza, dove finisco il mio percorso in Piemonte, la mia regione di nascita e proseguo in Lombardia, qui subito dopo Valenza, arrivo quasi al doppio della mia portata d’acqua, che avevo entrando a Torino, grazie all’affluente Tanaro, scorro un po’ più impetuoso nella provincia di Pavia e subito dopo la città di Pavia, il Ticino arricchisce le mie acque portandolo, quasi ad una portata di 1000 m³/s. dando così alle grosse imbarcazioni di potermi navigare.

Per un po’ scorro tranquillo in Lombardia, circa nei pressi di Castel San Giovanni, da quel punto le mie sponde divideranno la Lombardia a sinistra e l’Emilia Romagna a destra.

 

 

Toccherò Piacenza, Cremona, entrerò nella provincia di Mantova, riceverò i contributi di acqua dall’Adda, Oglio e Mincio ma prima passerò da Brescello e chi non lo conosce, è il paesino dove sulle mie rive è stato scritto e ambientato Don Camillo e il sindaco “Peppone”, Giuseppe Bottazzi, certo che ne ho fatti di dispetti a quella povera gente, inondando il paese.

Proseguo, poi fino a Ferrara, la provincia di Rovigo, nella cosiddetta regione del Polesine, fino a raggiungere con il mio ampio delta, l’Adriatico.

Ne ho fatta di strada dal Monviso, all’Adriatico e lugo il mio percorso ho raccolto tonnellate e tonnellate di detriti che si sono depositati nel mio letto, facendo in modo che il fondo diventi sempre meno, così, quando piove un po’ di più, mi diverto a scappare fuori dagli argini e comincio a fare qualche disastro, ormai sono diversi secoli, che faccio ogni tanto qualche scappatella, mettendo un po’ di terrore alla gente ma sono abbastanza preparati, dopo tanto tempo.

Però io sono sempre il Fiume Po, buono e tranquillo, com me potete rilassarvi sulle mie sponde, passare giornate su barchette a prendere il sole, pescare ma attenzione quando mi arrabbio e mi gonfio statemi lontano, non si sa mai.
 

 


 

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