Gubbio

 


 

 

Gubbio definita la “città dei matti” e dei Ceri,

per avere la Patente da Matto

occorre “birare” per tre volte intorno alla

Fontana dei Matti 

 

 

Gubbio la città dei Matti

 

 

Isolata in mezzo ai monti che la collegano a ovest alla Val Tiberina e a est alla conca di Gualdo Tadino, tra un paesaggio di boschi collinari, l’agglomerato urbano di Gubbio è di carattere decisamente medievale.

Il tessuto edilizio ricco di monumenti e le tradizioni di origini remote come la “Corsa dei Ceri”, sembra spingerci indietro nel tempo in remote memorie arcaiche.

 

La Fontana dei Matti di Gubbio

 

 

Gubbio nella storia

 

Fondata dagli Umbri, insediati sulla sommità del Monte Igino e Monte Calvo, nel primo millennio A.C.

Dell’antica “Ikuvium”, ne troviamo riscontro sulle Tavole Eugubine conservate nel Palazzo dei Consoli.

Con le descrizioni delle cerimonie rituali si è potuti risalire ai confini dell’ordinamento della città formata da due nuclei.

L’Arce Fisia in posizione dominante con il Tempio per l’osservazione degli uccelli e Tota Ikuvina protetta da cinta muraria interrotta da tre porte, una su l’attuale pizza S.Marziale, “porta Vehia”, sul luogo della Chiesa di S.Giuliano, “porta Tessenaca”, e dove sorge Palazzo Ducale, “porta Trebulana”.

 

patente da matto

patente da matto

La Via Augurale attraversava tutto l’insediamento, partendo dalla sommità del Monte Igino, entrando in città da Porta Trebulana e proseguiva fino a valle, in seguito con la costruzione di Via Flaminia la città di Gubbio prese parte attiva agli scambi commerciali e relazionali tra Roma e la Costa Adriatica.

A partire da questo periodo, si cominciò a realizzare una vera e propria città, l’unico errore fu di erigere la massima concentrazione abitativa e sociale in pianura nei pressi del torrente Camignano e poi ancora più a valle.

Questo errore costò molte invasioni da parte longobarda, conclusesi con il trattato che divise l’Umbria, tra il ducato longobardo di Spoleto e quello bizantino di Perugia, dando modo di ricostruire la città che divenne nodo insostituibile del tracciato                                                                          Ravenna-Roma.

Durante la reggenza vescovile, Gubbio, si conferma come città-stato ed è in grado di respingere gli attacchi di aggressione, delle città vicine comandate da Perugia.

 

 

L’odierna “Corsa dei ceri”, commemora il Santo Vescovo, Ubaldo Baldassini e le sue opere miracolose del periodo di reggenza.

A partire dalla metà del XII secolo la città di Gubbio sente l’esigenza di unificare l’incasato sopra-monte con quello a valle, inizia così l’opera di costruzione ubanistica. Si costruirono siti religiosi importanti, come la chiesa di San Francesco, che si affiancò alla costruzione della nuova Cattedrale, a determinare l’asse est-ovest della città.

Seguirono la Fondazione di Sant’Agostino e S. Martino, l’attuale San Domenico, per l’asse nord-ovest/sud-est.

Furono consolidate le Porte Civiche e elaborato un piano di costruzione dell’acquedotto su due rami uno lungo l’attuale via Dei Consoli e via XX Settembre e l’altro lungo via Baldassini e via Savelli.

La città venne divisa amministrativamente in quattro quartieri, San Martino, San Giuliano, Sant’Andrea e San Pietro e la città fu racchiusa entro la cinta muraria che collegava tutte le preesistenti strutture fortificate.

Durante la dominazione Pontificia, che non mantenne le promesse fatte al Cardinale Albornoz, che espugnò la città a nome del papato, la popolazione ridotta alla fame si ribellò e la  consegnò,verso la fine del 1300, alla famiglia dei Montefeltro di Urbino, che restituirono a Gubbio i privilegi e gli ordinamenti civili, la città tornò così a fiorire culturalmente e artisticamente.

Molti palazzi, durante la potenza economica che si stava sviluppando, vennero costruiti per definire il nuovo baricentro politico-civile.

Palazzo dei Consoli e la Piazza Pensile di Gubbio

Sorsero, così, il Palazzo del Popolo, ora Palazzo dei Consoli e il Palazzo del Podestà e di fronte la Cattedrale i Montefeltro, costruirono il Palazzo Ducale.

 

Nel 1860 fu distaccata dalle Marche e aggregata all’Umbria, distaccandola dalla Delegazione apostolica di Urbino e Pesaro e aggregandola alla neo-costituita Provincia di Perugia.

 

Dopo un lungo decadimento succeduto alla famiglia dei Montefeltro e attribuita ai Della Rovere, la città di Gubbio, stretta dai gravami fiscali e dalle sommosse dei ceti popolari, inclusa, unitamente al ducato di Urbino, nello Stato Pontificio, ne aggrava l’isolamento della città.

Nel 1960, spingono alla definizione di un nuovo piano regolatore mirato a riqualificare il nucleo medievale, nasce così la Carta di Gubbio, atta a richiamare l’attenzione sul restauro delle aree storiche e delle tradizionali attività artigianali.

Corporazione dei Muratori e Scalpellini

 

Nel centro antico la rinascita delle antiche botteghe di artigiani ,che lavorano il ferro battuto, del restauro di mobili e della liuteria, testimoniano il legame intenso e autentico con il passato.
 


 

Gubbio e la tradizionale Corsa dei Ceri

 

 

Il 15 maggio di ogni anno a Gubbio, si svolge la tradizionale “Corsa dei Ceri”, le cui origini si ipotizza possano essere sia religiose che pagana.

L’origine ipotizzata, religiosa, anche se ben documentata, è dovuta alla devozione al Vescovo Ubaldo Baldassini, che tanto ha fatto per la città.

Originariamente era una grande “Luminaria”, i candelotti di cera offerti alle Corporazioni di Arti e Mestieri, divennero così numerosi che furono sostituiti da tre strutture in legno portate a spalla dai devoti.

I tre ceri sono dedicati alle tre corporazioni e i loro rispettivi santi, la corporazione dei muratori e scalpellini con Sant’Ubaldo, quella dei merciai con San Giorgio e quella degli asinari e dei contadini con Sant’Antonio.

La seconda ipotesi, poco documentata, propende per la rievocazione antichissima della festa pagana in onore di Cerere, da cui il nome ceri, dea delle messi, arrivando a noi attraverso le glorie comunali e le signorie rinascimentali, il dominio pontificio e le lotte risorgimentali.

I Ceri sono tre manufatti di legno, con un’altezza circa di 4 metri e dal peso di 200 chilogrammi.

Costituiti da prismi ottagonali e poggiati su tavola di legno detta “Barella” e portata a spalla dai Ceraioli cinque per parte, al centro della Barella sia davanti che dietro il cero, il Capodieci che guida la corsa e il Capocinque a chiudere.

Ogni cero è sormontato dalla statua del Santo protettore della rispettiva corporazione.
 


 

La mattina del 15 maggio inizio della festa

 

 

Alle ore 5,30, il suono dei tamburi sveglia i due Capitani dei Ceri, appartenenti alla corporazione dei Muratori.

Alle 8,30 nella chiesa dei Muratori i ceraioli, prendono parte alla S. Messa ed eleggono i Capitani.

Al termine della messa, la sfilata dei Santi, con le statue attraversa le principali vie della città e termina nell’arengo del Palazzo dei Consoli, dove si trovano i Ceri.

Da Porta Castello, muove la grande sfilata dei Ceraioli con bande, vessilli ed i “Capodieci” a guidare i tre gruppi di Ceraioli. Il Capodieci è quello che avrà l’onore di gettare la brocca al momento dell’alzata e la responsabilità del proprio Cero della corsa pomeridiana.

Il suono del Campanone, segna l’inizio dell’alzata, i Capodieci, dall’alto delle barelle gettano in aria artistiche brocche ed i Ceri, in un istante, raggiungono la posizione verticale.

È iniziata la mostra, durante la quale si rende omaggio alle storiche famiglie Ceraiole.

Alle 17,00, dopo i Vespri cantati dal Vescovo di Gubbio, parte la suggestiva Processione con la statua di S. Ubaldo, che percorre a ritroso l’itinerario della corsa.

Dopo una concitata benedizione del Vescovo, i Ceri si lanciano in una corsa forsennata, entusiasmante.

I Ceraioli, si danno il cambio e si aiutano a vicenda con vigorosa solidarietà.

Si corre lungo corso Garibaldi, via Cairoli. Dopo una breve sosta i Ceri percorrono via Mazzatinti, Piazza 40 Martiri, le vie del quartiere di S. Martino fino a Piazza Grande e poi via verso il Monte, alla Basilica del Santo dove la corsa si conclude.

Scopo della corsa è, per il Cero di Sant’Ubaldo, che è sempre in testa, seguito dal Cero di San Giorgio e poi da Sant’Antonio, in un ordine immutabile, quello di chiudere il portale della Basilica, lasciando fuori gli altri, che devono cercare di infilare almeno parte del Cero tra i battenti del portale.

 

 

 

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