Gigante quanto una montagna conoscete il Colosso dell’Appennino?

 


 

 

Il Colosso dell’Appennino

gigante metà uomo

e metà montagna

 

Il gigante metà uomo e metà montagna il Colosso dell'Appennino

Il gigante metà uomo e metà montagna il Colosso dell’Appennino

 

 

 

Nel Parco Mediceo di Villa Demidoff a Pratolino, pochi chilometri da Firenze, una scultura metà uomo e metà roccia, grande come un gigante, porta il nome di Colosso dell’Appennino, rendendo spettacolare uno dei tanti parchi e giardini in Italia.

 

 

Villa Demidoff

 

 

La villa prende il nome dalla famiglia russa che intorno al 1870, acquistano dopo la morte del precedente proprietario.

La famiglia Demidoff, ricchissima generazione di industriali, arrivarono a Firenze dopo la nomina ad ambasciatore di Nicola Demidoff.

In quel periodo diventano gli esponenti della vita politica della città e magnate della villa medicea di Pratolino, fecero ristrutturare gli edifici superstiti della villa, fatta saltare con mine, le scuderie, la cappella e la fattoria, mentre da un edificio secondario, le paggerie, dove venivano addestrati i paggi per il servizio a corte, ristrutturandolo e ingrandendolo, edificarono la nuova villa.

Il primo proprietario, Francesco I de’ Medici, affidò ad un architetto, Bernardo Buontalenti, l’incarico di edificare una splendida villa.
 


 
Il suo parco è caratterizzato da una struttura del terreno, ricca di anfratti, cavità e segnato da una grossa presenza d’acqua, usata come schema e protagonista delle forme decorative, la Fontana di Giove, il Colosso dell’Appennino, la Fontana della Lavandaia.

Sentieri e labirinti portavano a grotte,  fontane, vasche, statue disseminate su tutto il parco, mentre sofisticati macchinari muovevano automi e alimentavano suoni e giochi d’acqua.

Molte opere d’arte originarie, sono state rimosse nel tempo ma nel parco ne esistono ancora molte, di notevole interesse, la Fonte di Giove, la cappella progettata dal Buontalenti, con pianta esagonale e loggiato esterno, nelle cui vicinanze è sepolta l’ultima principessa Demidoff, la Fonte del Mugnone, la Peschiera della Maschera, adibita anche a piscina e attrezzata per bagni caldi, la Grande Voliera, la Fagianeria, la Grotta di Cupido, il Casino neoclassico di Montili.
 


 

Il gigante il Colosso dell’Appennino capolavoro del Giambologna

 

 

Alto 14 metri è simbolo delle montagne appenniniche in Italia, ricoperto di alghe, fontane e concrezioni calcaree come se fosse uscito dall’acqua del laghetto ai suoi piedi.

Nella parte bassa lo spazio è occupato da una grotta, da qui tramite l’accesso di una scala, si arriva alla parte alta del corpo e della testa, illuminata dai fori degli occhi, mentre esternamente l’acqua si riversava nella vasca sottostante tramite formazioni calcaree.

Bellissimo particolare della testa con le formazioni calcaree e le spugne come se fosse uscito dall’acqua

 

Dalle narici del gigante usciva fumo, creato, una volta acceso, dal camino progettato all’interno della testa.

Lo scultore e progettista Giambologna, creò la statua di questo pensoso gigante che rimira le acque sottostanti con fare cupo, non in pietra bensì in muratura per essere poi rivestita di intonaco e pietra.

Questo gigante nel corso dei secoli non vantò di molta fortuna, diventò un gigante tra i più notevoli ma rapidamente dimenticato, perché fuori da quelle che sono le mete più note e frequentate dai turisti, tanto che persino Giambologna ne fu “pentito di averlo fatto a Pratolino, questo non perché Pratolino non si meritasse tale magnificenza ma semplicemente perché, se l’Appennino si fosse trovato in piazza della Signoria a Firenze o in qualsiasi altra “piazza principale” di una città importante, sarebbe oggi una delle attrazioni più note al mondo”.

 

 

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