Escursione alla Grotta del Vento e alla Tana che Urla

 


 

 

Un’ escursione per chi non soffre di claustrofobia

e non ha paura dei fantasmi

 

 

Percorso escursione la Grotta del Vento

Percorso escursione la Grotta del Vento

 

 

 

Si trovano a poca distanza l’una dall’altra e un’ escursione per visitare la Grotta del Vento e la Tana che Urla, se non si ha paura dei fantasmi, è un’esperienza per chi non ne ha mai fatta una, veramente interessante.

In un  angolo rustico e selvaggio della Toscana, dove gli eventi geologici hanno dato luogo a rilievi nel terreno  scoscesi e frastagliati, è dominato dal profilo slanciato del monte Pania Secca, con le sue vertiginose pareti, profonde voragini, bizzarri monoliti e innumerevoli oscuri crepacci.

Nell’antichità fino al tardo 800, della grotta si conosceva solo la corrente d’aria che si incanalava all’interno di una capanna e veniva utilizzata dagli abitanti della vicina Fornovolasco per tenere in fresco i cibi.

 

 

Escursione alla Grotta del Vento

 

 

A mio parere questa escursione, come potrebbero invece essere, quella della Grotta di Frasassi nelle Marche o quella di Castellana in Puglia, non è molto adatta ai bambini al di sotto dei 14 anni, non perché pericolose, più che altro per la spettacolarità del percorso, che a volte può dare fastidio a chi soffre di vertigini o claustrofobia e per godersi a pieno queste meraviglie, bisogna avere la testa libera e riempirla di emozioni sensazionali ma questo è solo un mio modesto parere.

 


 

La sua storia

 

 

Il forte vento freddo, segna l’ubicazione dell’ingresso della Grotta del Vento, dove gli abitanti di Fornovolasco costruirono una piccola capanna sul piccolo “foro soffiante” e sfruttare il vento come frigorifero naturale.

La Grotta fu scoperta dopo diverse escursioni, che mano a mano diedero la possibilità di addentrarsi sempre più nella tana di Eolo.

La prima escursione fu “casuale”, dovuta alla curiosità e fu una bambina di soli 4 anni, Betta, che per curiosità e per gioco, si addentrò nel foro soffiante, il passaggio stretto e angusto le diede la possibilità di percorrere solo una decina di metri ma inconscia del pericolo, una volta fuori radunò una schiera di giovani, raccontando loro la scoperta, questi riuscirono ad allargare il foro d’ingresso e percorrere altri 30 metri della grotta ma la paura prese il sopravvento e tornarono all’esterno.

Le vere spedizioni scientifiche cominciarono attorno al 1930, con escursione da parte del Gruppo Speleologico Fiorentino, che diede modo di scoprire altri 60 metri della grotta ma furono fermati da un sifone naturale pieno d’acqua, credettero che fosse il termine con il lago e di conseguenza abbandonarono la ricerca.

In seguito, passati altri 30 anni il Gruppo Bolognese di Speleologia, in un periodo di siccità, superarono il sifone ed esplorare altri 600 metri di gallerie, le escursioni si intensificarono dando così modo di arrivare alla scoperta dello sviluppo complessivo della Grotta del Vento, di circa 4500 metri.

 


 

La Grotta in escursione

 

 

Con tre percorsi turistici, è possibile fare un’ escursione all’interno della grotta, il primo della durata di un’ora, è la più pianeggiante, si possono vedere molte concrezioni calcaree, come stalattiti e stalagmiti, quasi tutte vive, cioè in fase di accrescimento e di diverso colore.

Il secondo percorso, ha invece una durata di due ore, comprende il primo percorso e si scende fino a 75 metri di profondità, in una zona della grotta ancora in fase di ampliamento, senza concrezioni calcaree, ma con forme di erosione alle pareti ed è percorsa da un piccolo torrente sotterraneo.

Il terzo ed ultimo degli itinerari turistici, ve ne sono anche due speciali, itinerari avventura, in percorsi semi-speleologici, ha una durata di tre ore, oltre ai primi due, si visita un pozzo di 90 metri, perfettamente verticale, viene risalito dal basso verso l’alto fino ad arrivare ad un salone terminale, da qui si segue un breve canyon sotterraneo.

Tutti i percorsi turistici sono più che sicuri e adatti alla maggior parte delle persone, hanno il fondo in cemento, ringhiere metalliche e illuminazione artificiale e sono pertanto facilmente accessibili, consigliano però, per la scelta del percorso in base alla durata, il numero di scalini da affrontare e il dislivello, siano compatibili con la condizione fisica.

Escursione la Grotta del Vento

I due percorsi avventura, molto entusiasmanti ma adatti solo a chi non soffre di vertigini, percorrono un grande pozzo attrezzato solo con scale a pioli e corde per la sicura, il ritorno avviene tramite un’avvincente calata nel vuoto.

Si rimane impressionati, quasi spaventati, quando gli accompagnatori aprono la porta blindata, che accede alla grotta, la violenza del vento è notevole ma una volta richiusa la porta, che divide l’esterno dall’interno, cessa istantaneamente, questo è dovuto alla conformazione della Grotta del Vento.

Con due imbocchi, l’attuale ingresso turistico, che si apre a 642 metri sul livello del mare e quello superiore è situato ad oltre 1400 metri d’altezza, sul versante opposto della montagna, formano una colonna d’aria di circa 800 metri, durante l’estate è più fredda e pesante dell’aria esterna, quindi precipita verso il basso provocando all’imbocco inferiore un forte vento uscente, mentre da quello superiore viene aspirata aria relativamente calda.

La Grotta del Vento foto di D. Semeraro

L’inverno la situazione si capovolge, l’aria interna, più calda e quindi più leggera di quella esterna, sale velocemente, provocando all’imbocco inferiore un richiamo d’aria fredda che entrando si riscalda, mantenendo attiva la circolazione.

La Grotta del Vento è visitabile tutto l’anno, con una temperatura costante di 10,7°, si consiglia quindi un abbigliamento adeguato, in generale una maglia e un paio di pantaloni lunghi possono andare bene, cercare di evitare sia i capi eccessivamente leggeri, sia quelli troppo pesanti, pantaloni imbottiti, piumini, ecc., il sentiero è in cemento ruvido, quindi non particolarmente scivoloso, per una maggiore sicurezza si consiglia comunque di indossare calzature con suola di gomma.

Per prenotazioni e informazioni, contattare la  Direzione “Grotta del Vento” Tel. 0583-722024, mail  info@grottadelvento.com

 

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La Tana che Urla

 

 

Poco distante dalla Grotta del Vento, si trova la Tana che Urla, questa è legata anche alla singolare leggenda legata al fatto che il vento all’interno di questa grotte, per la conformità delle stesse, dà l’impressione che una moltitudine di voci provenga dalla profondità di queste grotte, talvolta sembra di udire canti melodiosi, altre volte urla strazianti oppure bisbigli sommessi.

Ingresso della Tana che Urla

Con un ingresso molto ampio e a differenza della Grotta del Vento, qui bisogna essere accompagnati da esperti speleologi, che conoscano itinerario ed eventuali pericoli, anche se è accessibile a tutti, ameno che non  si soffra di claustrofobia, sono percorsi che vengono affrontati anche da scolaresche.

Vi è presenza d’acqua un po’ in tutto il percorso, l’ingresso ad esempio è percorribile per i primi 8-10 metri a carponi e spesso invaso da acqua, passati i quali, una piccola sala ci si presenta percorsa da un torrentello e sulla sinistra, nella sala, una cascata si mostra in tutta la sua bellezza e impetuosità, creando il famoso “rombo” che dà il nome alla grotta.

Escursione alla Tana che Urla foto del Gruppo Speleologico SST

La Tana che Urla si estende per circa 100 metri a sinistra delle due cascate, dove in prossimità di una colonna centrale si trova la diramazione che conduce, dopo 30 metri circa alla sala del Silenzio.

Proseguendo si percorrono alcuni tratti sinuosi per circa 150 metri, fino ad arrivare al sifone che la chiude, qui è possibile notare.

I colori unici, le varietà di concrezioni esposte all’acqua nebulizzata assume delle colorazioni semitrasparenti.

 


 

Informazioni per escursione in grotta: la Tana che Urla tratte dal sito Apians

 

 

Quando: Martedì, Sabato, Prenotazione obbligatoria

Luogo di ritrovo: Fornovolasco, ore 14,00 o per escursione serale ore 18,00

Durata: 2,30/3 ore

Numero minimo di Partecipanti: 4

Quota partecipazione: € 50,00

Attrezzatura fornita: frontale, imbraco, caschetto, calzari e muta in neoprene.

Attrezzatura a cura del partecipante: scarpe da trekking o da ginnastica robuste + ricambio, asciugamano, intimo di ricambio.

Organizzatore Apians

Cellulare 347 3910123

Email info@apians.com

 

 

La leggenda della Tana che Urla

 

 

Questa è la storia di un giovane minatore del luogo che, mentre passava davanti alla grotta, udì un melodioso canto, si ricordò che in paese si diceva, che in fondo alla buca abitavano le fate, quindi si fermò a lungo ad ascoltare quei canti, cosa che fece anche nei giorni seguenti.

Poi una mattina d’estate, mentre si recava a lavorare, davanti alla grotta vide una bellissima ragazza avvolta in un vestito leggero, colpito dalla sua bellezza tentò di avvicinarla ma questa svanì come fumo.

Per giorni l’uomo tornò alla grotta ma quell’apparizione non si rivelò mai, l’estate passò e il giovane minatore divenne triste e si ammalò, nessuna medicina sembravano avere effetto, una notte il minatore udì bussare alla porta, aprì e trovò in terra un cesto colmo di fiori che nascono soltanto durante l’estate.

Capì che solo una fata, poteva avere portato fino alla casa quel cesto, uscì e corse verso la grotta, la vide fuori dalla grotta e le confessò il suo amore.

Una delle cascate della Tana che Urla

La Fata disse che non era possibile, che se avesse mangiato quei fiori sarebbe guarito e l’avrebbe dimenticata per sempre ma all’insistenza del minatore, la Fata lo avvertì che se l’avesse seguita in fondo alla grotta non sarebbe più potuto tornare alla luce del giorno, iI minatore non si arrese e le corse dietro e le pareti della montagna si chiusero.

Ancora oggi dal profondo della grotta si sentono le voci delle Fate e ogni tanto, si ode qualche colpo di piccone del giovane minatore, innamorato di una Fata.

 

 

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