Cripta del Peccato Originale perché non visitarla?

 


 

 

La Cripta del Peccato Originale

considerata la Cappella Sistina Rupestre

 

 

Il Complesso Rupestre dove si trova la Cripta del Peccato Originale

Il Complesso Rupestre dove si trova la Cripta del Peccato Originale

 

 

A Matera a pochi chilometri dai Sassi, nata dall’erosione del Torrente Gravina di Picciano, quelle che sono state per anni ricovero per greggi e pastori e solo grazie al racconto uno di questi, si è potuta ritrovare e restaurare, riportando alla luce una delle più belle e ammirevoli opere d’arte rupestre, la Cripta del Peccato Originale”, opera del “Pittore dei fiori”.
 


 

Il territorio della Gravina di Picciano e di Matera

 

 

Esteso per oltre 6000 ettari il “Parco delle Chiese Rupestri “, è nel comprensorio del comune di Matera e Montescaglioso.

Il Parco venne istituito con legge regionale per la salvaguardia dalla distruzione ed al saccheggio di un patrimonio di eccezionale valore, chiese rupestri rase al suolo o irrimediabilmente compromesse, affreschi asportati o deturpati dai vandali, cave aperte con disprezzo dei rilevanti valori paesaggistici e naturalistici presenti, inutili e antieconomiche modifiche alle colture tradizionali, diffusione di miriadi di piccole discariche abusive.

Mira a salvaguardare le più affascinanti tracce della civiltà rupestre presenti in Italia e lo strettissimo legame con il particolare ambiente naturale in cui si andavano ad insediare.

Costituito da un blocco roccioso composto da calcari, disposti a strati orizzontali, in alcune aree estese è ricoperto da uno strato di tufo, agevolando l’insediamento umano data la facilità con cui può essere scavato e lavorato.

I Sassi di Matera, ad esempio, si sviluppano sul bordo della gravina, proprio in corrispondenza di questo strato di tufo.


Intorno al VII secolo, il territorio materano fu interessato da un grande flusso di monaci provenienti da Oriente, soprattutto dalla Terra Santa, questi si stabilirono nelle grotte create dall’azione erosiva della Gravina di Picciano e di Matera, i luoghi furono scelti in quanto considerati ideali per la meditazione e per la preghiera.

Il fenomeno delle chiese rupestri di Matera, e più in generale il fenomeno del “vivere in grotta”, nasce quindi dall’incontro tra la comunità locale, per la quale l’insediamento in grotta era un fenomeno acquisito da innumerevoli generazioni e la spiritualità dei monaci, che importarono dai loro paesi d’origine, i modelli di architettura ed iconografia rupestre.

Nell’area di Matera è stata accertata la presenza di 155 chiese rupestri scavate nel tufo, molto spesso affrescate, disseminate sull’altopiano murgiano, lungo le ripide pareti delle gravine e dei valloni presenti in quest’area o inglobate nel tessuto storico della città di Matera, mentre lungo il corso del torrente Gravina di Picciano si trovano almeno dieci cripte rupestri, la maggior parte delle quali concentrate nel tratto iniziale del torrente, nel tratto più marcato e più suggestivo della gravina, la più significativa è sicuramente la Cripta del Peccato Originale, localizzata nel tratto a valle.

 

L’interno della Cripta del Peccato Originale

 

 

La Cripta del Peccato Originale

 

 

Nota anche come “Grotta dei Cento Santi”, la Cripta del Peccato Originale è situata lungo la parete a strapiombo su una grande roccia dalle pareti scoscese della Gravina ed è in comunicazione con il pianoro sovrastante grazie a una stretta scalinata ricavata nel tufo.
 


 

il ritrovamento

 

 

Il ritrovamento delle Cripte Rupestri, è per la maggior parte delle volte, del tutto casuale e fortuito, come la storia, vera, di come fu scoperta la Cripta del Peccato Originale.

Una coppia di pastori, composta da un bambino con suo nonno, sopraggiunta la notte, trovarono riparo, per loro e per gli animali, all’interno di una grotta, così al buio vi entrarono e si sdraiarono per terra.

All’alba del giorno seguente, al risveglio, quasi non credettero ai loro occhi, spaventati dopo aver alzato lo sguardo e aver visto numerose figure di Santi che li fissavano con gli occhi sgranati, aspetto tipico della pittura in stile bizantino.

Parecchi decenni dopo il bambino, divenuto adulto, si trovò in difficoltà nei dintorni di Matera, il mezzo su cui viaggiava aveva subito un guasto e il caso volle che, ad aiutare il contadino, fu Raffaello De Ruggeri, uno dei fondatori del circolo culturale “La Scaletta” ed oggi Sindaco di Matera, che lo caricò sulla sua automobile.

La Scaletta, è un circolo culturale nato per la ricerca della chiesa rupestre che nella memoria locale era conosciuta come “Chiesa dei Cento Santi”.

Lungo il tragitto, il pastore raccontò di aver trovato riparo, quando era bambino, in una grotta e di aver visto la mattina successiva “Un fantasma con gli occhi sgranati”.

De Ruggeri capì che si trattava di un affresco di origine bizantina, così raccolse qualche indizio e iniziò la ricerca lungo i versanti della Gravina di Picciano, insieme agli altri giovani de La Scaletta.

Dopo diversi giorni di ricerche, proprio mentre il gruppo era in procinto di desistere, avvenne la grande scoperta. La Cripta del Peccato Originale, si presentò ai giovani in tutto il suo splendore.

Lo stato di abbandono della grotta durò per altri 3 anni, fino a che non fu avviata una lunga fase di restauro durata decenni, prima della donazione della grotta da parte della famiglia Dragone, proprietaria del terreno su cui la chiesa rupestre si estende, alla Fondazione Zétema.

 

Ingresso alla Cripta

 

 

L’interno

 

 

Una volta oltrepassata la porta, posta all’esterno a riparare l’ingresso della Cripta del Peccato Originale e scesa la scaletta in pietra, ci appare una unica stanza, irregolarmente rettangolare.

Le tre nicchie cupoliformi all’interno della Cripta del Peccato Originale

Sul lato sinistro sono ricavate tre nicchie cupoliformi, nella prima vi è rappresentato S.Pietro con al fianco S.Andrea e S.Giovanni, la seconda mostra invece la Madonna col Bambino, che dà benedizione e due figure femminili in adorazione, lussuosamente vestite, mentre nella terza nicchia è rappresentata la triarchia degli Arcangeli, con S.Michele al centro e ai lati S.Gabriele e S.Raffaele.

Gli affreschi hanno tutti il singolare motivo floreale, che costituisce uno degli aspetti più caratterizzanti la Cripta del Peccato Originale ed è il motivo per cui il pittore viene definito il “Pittore dei fiori”.

Anche la parete piatta, in cui si aprono le tre nicchie, era anch’essa affrescata, ma a causa del tempo e dall’umidità, di questi affreschi rimangono oggi purtroppo solo pochissime tracce.

La parete di fondo è rappresentato l’episodio del Peccato Originale, da cui prende il nome la cripta, al centro la figura eretta del Cristo Redentore, alla sua destra sono presenti scene che ricordano l’avvento delle Tenebre, il Male e della Luce, il Bene.

La rappresentazione del Peccato Originale all’interno della cripta

L’episodio del Peccato Originale si articola in cinque scene, nella prima Adamo è in piedi accanto al Redentore, nella seconda appare solo la mano di Dio nell’atto della creazione, nella terza Eva viene creata dal costato di Adamo, nella quarta Eva è rappresentata in piedi nei pressi dell’albero sul cui tronco è attorcigliato il serpente, nella quinta infine Eva porge il frutto proibito ad Adamo.

Una particolarità fa riferimento al Peccato Originale, in una scena, infatti, viene rappresentato il frutto del peccato originale come un fico e non come una mela, come viene indicato nelle scritture o nei dipinti.

Si ritiene che l’errore di interpretazione, sia dovuto all’errata traduzione della parola latina pomum che può significare sia mela che qualsiasi altro tipo di frutto.

Pochissime altri affreschi sparsi nel mondo riportano la medesima particolarità, tra tutti la scena del peccato originale raffigurata nella Cappella Sistina.

Più in basso, sempre sulla parete di fondo, è raffigurata la purificazione liturgica di un vescovo.

La cripta è affiancata da numerosi ambienti, ma il cenobio, il luogo dove i monaci fanno vita comune, doveva sorgere sulla sponda opposta del torrente, dove sono ancora presenti le tracce dell’antico insediamento monastico.
 


 

I complessi rupestri nelle Gravine

 

 

Il complesso delle chiese, grotte e cripte rupestri del territorio, presentano tutte le loro e uniche peculiarità, sia nell’architettura che nei cicli pittorici presenti, alcune di esse sono il cuore di complessi e vasti insediamenti lungo le pareti delle Gravine, a volte disposti anche su più livelli, come il Villaggio del Cristo e il Villaggio del Falco.

Vi si possono vedere le diverse tipologie di comunità monastiche, presenti nel periodo, differenziate dagli eremi o asceteri, piccole celle di singoli eremiti, con spazi molto ridotti e poveri sia nell’architettura che nei dipinti, le Laure, un agglomerato di celle o di grotte di monaci, con una chiesa.

I cenobi, dove i monaci conducevano una vita comunitaria, fatta di preghiera ma anche di attività quotidiane in comune, i santuari, chiese isolate destinate a luoghi di pellegrinaggio in particolari occasioni, le chiese dei casali, dove  la chiesa costituiva il fulcro per una comunità religiosa e nel caso dei casali per una comunità laica.

La Cripta del Peccato Originale, trattandosi di una proprietà privata ed essendo il sito visitabile solo su prenotazione, occorre obbligatoriamente prenotare la visita guidata chiamando il numero       +39 320 33 45 323 della Coop. Synchronos, a cui è affidata la gestione del sito, o inviando una mail all’indirizzo criptadelpeccatooriginale@gmail.com.

Per raggiungere il sito bisogna percorrere la SS 7 Via Appia in direzione Potenza, la biglietteria è situata presso l’azienda agricola “Fratelli Dragone”, in Contrada Petrapenta, a pochi passi dalla Cripta.

Per maggiori informazioni sulle fasce orarie o per prenotare online consigliamo di visitare la sezione “Prenotazioni” del sito ufficiale della Cripta del Peccato Originale della Fondazione Zétema.

 

 

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