Corinaldo città di S. Maria Goretti



 

 

Corinaldo

borgo più bello d’Italia

diede i natali

a Santa Maria Goretti

 

 

Corinaldo scorcio

Corinaldo scorcio

 

Corinaldo arroccato in cima ad un colle nell’entroterra senigagliese, considerato uno dei Borghi più belli d’Italia con le sue mura di cinta, lunghe quasi un chilometro e perfettamente conservate, sono tra quelle meglio conservate delle Marche.

Straordinario esempio di architettura militare, mura fortificate, intervallate da porte bastionate, possenti bastioni poligonali, torri circolari e pentagonali, guardiole e feritoie, atte alla difesa della città.

 

La città

 

All’interno delle sue mura Corinaldo, sviluppa un centro urbano che ha conservato una omogeneità nei materiali e nell’architettura, che le danno una caratteristica del tutto particolare e di grande suggestione.

I palazzi gentilizi, i monumentali edifici civili e religiosi, perfettamente conservati, fra quali la Chiesa del Suffragio, dalla caratteristica pianta ottagonale, eretta sul vecchio mastio, la Chiesa dell’Addolorata, quella di Sant’Anna e il Santuario ora dedicato a Santa Maria Goretti, che in questa città nacque il 16 ottobre 1890.

 

Le mura con torrioni

Le mura con torrioni

 

Le origini di Corinaldo

 

Arsa e distrutta dall’empio Alarico, la bella e famosa città di Suasa, l’anno della nostra salute 409, come fu scritto, quelli che dagli incendi avanzarono per salvarsi, fuggirono verso il vento Cecias dentro i vicini colli, l’anno del parto della Vergine 411 diedero principio a fabbricare una città formata con regole e disegno di architettura la chiamarono Corinaldo, quasi curre in altum’”, Vincenzo Maria Cimarelli, frate domenicano, illustre storico e inquisitore del Santo Uffizio, così scriveva delle origini di Corinaldo.

Per la sua posizione strategica, diventa un ambito avamposto, conteso dai comuni limitrofi. Costretta a sottomettersi alla potente vicina Città Regia di Jesi, entra a far parte dei suoi Castelli, in seguito le viene riconosciuta l’autonomia comunale e quindi città Guelfa, finché l’esercito pontificio di Innocenzo VI, guidato da Galeotto I Malatesta, la rade al suolo il 18 agosto 1360.


Ricostruita totalmente, dopo sette anni, ai Malatesta succedono gli Sforza, poi i Della Rovere, i quali tentano di annettere Corinaldo e le terre limitrofe, sotto il suo diretto dominio.

Dopo ventitré giorni di assedio i corinaldesi costringono il duca alla ritirata e papa Leone X, per la fedeltà mostrata, eleva Corinaldo al rango di città.

L’accresciuto e diffuso benessere che ne consegue, la arricchisce di opere di numerosi e pregevoli artisti, si sviluppano le arti e i mestieri, si stringono nuovi rapporti economici, politici e culturali.

Si rafforza l’aspetto di centro economico, grazie ai numerosi insediamenti produttivi che si sviluppano nei settori dell’artigianato artistico del mobile, del calzaturiero, della cartotecnica.

 

Monumenti e palazzi d’interesse

 

Passeggiare per Corinaldo, appare un mondo di favola in epoca cavalleresca, entrare nei suoi vicoli del centro storico e penetrare nei Landroni, un corridoio porticato derivato dalla sopraelevazione degli edifici signorili settecenteschi lungo via del corso.

 

 

Affrontare “la Piaggia” la scalinata delle cento scale, al centro del paese e che porta fino al “Pozzo della Polenta”, che si trova a metà della lunga scalinata.

La Scalinata delle cento scale

La Scalinata delle cento scale

Il Pozzo della Polenta, è chiamato così, dalla leggenda del contadino che salendo lungo la scalinata con sulle spalle un pesante sacco di farina di granoturco, fermatosi, sfinito al pozzo, appoggiò sul bordo il sacco, la sfortuna volle che questi cascò al suo interno e che il contadino per riprenderlo si calò lungo di esso, le pettegole, a cui non era passato inosservato il gesto del contadino e non vedendolo riemergere dal pozzo, incominciarono a sparlare, che era rimasto dentro e si stava mangiando tutta la polenta, c’è chi dice anche, che furono gettate all’interno delle salsicce, come condimento della polenta.

 

Da questa leggenda nasce la rievocazione storica, ormai giunta alla trentesima edizione, della “Contesa del Pozzo della Polenta”, che si ripete ogni anno alla terza domenica di luglio.

Rievoca la vittoria riportata dai corinaldesi, contro l’esercito dello spodestato Duca di Urbino Francesco Maria I della Rovere che, per ventitré giorni, aveva assediato senza successo la fortificazione di Corinaldo.

 

La Scalinata con il Pozzo della Polenta

La Scalinata con il Pozzo della Polenta

 

In via Pozzo della Polenta, esiste una particolarissima casa, anche questa con una sua storia.

 

La Casa di Scuretto a Corinaldo

La Casa di Scuretto a Corinaldo

Si narra che un “ciabattino”, Scuretto, tra una risuolatura e l’altra, non disdegnava qualche bicchiere di vino, il figlio, emigrato in America in cerca di fortuna, inviava costantemente denari al padre, per far sì che potesse far costruire una sua casa a Corinaldo, per il rientro al paese natale.

 

Scuretto, anziché, usare quei denari per la costruzione, li sperperava in onore a Bacco.

Il figlio non avendo notizie dei progressi della costruzione, fece richiesta al padre di una fotografia della casa, questi, allora fece costruire la facciata della casa, ci mise il numero civico e si fece fotografare affacciato alla finestra, il figlio rassicurato continuò a inviare soldi ma la casa, rimase con solo la facciata e ancor oggi è lì in mostra ai turisti.

 

Le Mura le torri e le Porte di Corinaldo

 

Immancabile, da fare, è il circuito delle mura che racchiudono il centro storico, un perimetro di 912 metri, con un’altezza massima di 18, che si estendono ad abbracciare tutto il centro storico rendendo Corinaldo un raro esempio di città fortificata.

Le sue torri, come la Torre dello Sperone a pianta pentagonale, alta circa 18 metri e simbolo della città, la Torre dello Scorticatore, parte restante di un grande torrione del trecento, aveva la specifica funzione di difendere Porta S. Giovanni e Porta S. Maria del Mercato.

Dalla sua cima è possibile vedere il sottostante sferisterio, o campo per il gioco del pallone con il bracciale , in voga dall’ottocento fino agli anni precedenti la seconda guerra mondiale.

 

 

Le torri, erano adibite ad uso abitativo a persone disagiate, dove svolgevano anche il proprio lavoro, questa prende quel nome, perché vi risiedeva lo scorticatore di pecore.

Lungo il circuito incontriamo, poi la Torre Mangano, Torre del Calcinaro, Torre della Rotonda e il Torrione Corinaldo

Porta San Giovanni, imponente complesso di edifici con la funzione di ospitare l’abitazione del capitano del Popolo e il corpo di guardia. Al centro un arco che dava accesso al centro, sulla parete di sinistra della torre, in una nicchia ricavata da una bocca da fuoco un’immagine delle Madonna in cartapesta settecentesca, che gode di una particolare venerazione popolare.

 

Porta Santa Maria del Mercato, dove si vedono ancora le travi e le catene del ponte levatoio, Porta Nova, ultimo accesso a Corinaldo, dove al di fuori a destra si accede all’ultimo tratto di mura quelle di viale dietro le Monache.

 

Corinaldo e Santa Maria Goretti

 

La maggior parte della gente conosce la storia di Maria Goretti di Corinaldo, qui ebbe i natali nel 1890, da una famiglia di poveri contadini.

 

Casa natale di Santa Maria Goretti

Casa natale di Santa Maria Goretti

 

Come tanti di allora, la famiglia emigra a le Ferriere di Conca, oggi frazione di Latina, in cerca di terre da lavorare, emigra assieme agli amici di famiglia Serenelli, dopo la morte del padre di Maria, questi si strinsero di più alla famiglia Goretti e il figlio Alessandro Serenelli, dopo diverse avance, fatte all’allora undicenne Maria e visti i suoi continui rifiuti, l’attira con l’inganno a casa sua e tenta di stuprarla, la ragazzina con urla e spintoni cerca di liberarsi, Alessandro allora vista la reticenza la pugnala più volte al ventre, con un punteruolo, arrestato confessa di aver organizzato il tutto in caso di rifiuto, Maria, ancora cosciente, venne trasportata all’ospedale, dove morì il giorno successivo per setticemia conseguente l’intervento chirurgico.


In seguito, apparsa in sogno al suo assassino, lo perdona e una volta scarcerato, dopo anni di reclusione, per buona condotta, chiede perdono anche alla famiglia che glielo concede, morirà poi in un convento di cappuccini a Macerata a 87 anni.

 

L’ultima intercessione di Santa Maria Goretti di Corinaldo

 

Effige di Santa Maria Goretti con reliquia

Effige di Santa Maria Goretti con reliquia

 

Oggi Santa Maria Goretti è venerata come la “Protettrice delle Vittime di Stupro”, e tante sono state le sue intercessioni, tra cui l’ultima recente, a una giovane famiglia canadese in occasione dell’esposizione della sua effige nelle principali città del Canada.

Marcy Julien, si era recata a pregare Maria Goretti, della quale conosceva già la storia.

In particolare il desiderio espresso dalla giovane, attraverso le sue preghiere, era quello di dare alla luce un figlio, dato che secondo i medici, Marcy Julien, non avrebbe potuto generare, in conseguenza di alcuni episodi di violenza domestica subiti tra i 12 e i 17 anni da parte del patrigno.

Dopo tanto dolore, per la coppia arriva la felicità più grande: la nascita di Mercedes Maria e la decisione di venire in pellegrinaggio in Italia, presso Corinaldo Borgo natale della Santa.


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