Cirò un borgo un vino



Cirò

il borgo medievale affacciato sul mare

e il vino dei “campioni”

 

Borgo antico di Cirò

Borgo antico di Cirò

 

 

Cirò, in provincia di Crotone, Calabria, è un suggestivo borgo medievale affacciato sul mare, il suo centro storico, ben conservato con i suoi vicoli stretti, sottopassi e scalinate, porge ai turisti molti scorci panoramici sul litorale Ionico e alle spalle le diramazioni nord orientali dell’altopiano Silano.

Meta turistica per il suo castello, il Castello Carafa, posto nella parte alta del vecchio borgo di Cirò, per la chiesa matrice di S. Maria de Plateis, per la bella Marina di Cirò, con i Mercati Saraceni e per il famoso e antichissimo vino Cirò.

 

 

Il Castello di Cirò

 

 

Si presenta con forma trapezoidale, avente quattro torri una diversa dall’altra, tra cui un bastione pentagonale e  merlato, due torri angolari circolari.

Al suo interno, l’accesso avviene attraverso androne con volta a botte, la corte perimetrata da magazzini e stalle che sovrastano i sotterranei, il suo selciato presenta il disegno di una stella a otto punte, si dice attribuita al matematico astronomo Luigi Lilio.

il castello Carafa a Cirò

il castello Carafa a Cirò

Costruito dai signori di Cirò durante il periodo feudale, i Ruffo e i Carafa, con l’innalzamento di un imponente sistema difensivo,nei secoli fu più volte rimaneggiato con l’aggiunta di un corpo a due livelli tra il bastione e il corpo ad est, rifatti gli interni e infine trasformato in palazzo, abitato fino alla metà degli anni ‘50, vide ospiti personaggi illustri quali Casoppero, Re Carlo III di Borbone, Luigi Lilio che contribuirono ad accrescere la fama.

Si narra che l’interno del castello, suddiviso in ben 365 stanze, vi sia custodito un tesoro mai rinvenuto.



Cirò Marina

 

 

Oggi comune a sé, fino al ‘52 era una delle frazioni di Cirò e dal 2000 nominata come Città del Vino, la cittadina a ridosso delle coste ioniche, si sviluppò con l’arrivo dei coloni greci, intorno alla fine del VII secolo avanti Cristo, dando vita così alla città di Krimisa.

Saccheggiata più volte dai Romani e dai Cartaginesi, costrinsero la popolazione a rifugiarsi all’interno, sulle colline adiacenti, ripopolando così l’antico borgo di Cirò.

In località Madonna di Mare, su iniziativa dei feudatari principi di Tarsia, comune della provincia di Cosenza, vennero costruiti i Mercati Saraceni, una particolare costruzione nei pressi del Promontorio di Punta Alice.

Due file di edifici in pietra dalla caratteristica forma arcuata realizzati nel XVIII secolo, posti uno fronte all’altro a formare una piazza.

la zona della fiera di Santa Croce ai Mercati Saraceni a Cirò Marina

la zona della fiera di Santa Croce ai Mercati Saraceni a Cirò Marina

Questa lunga serie di magazzini separati l’uno dall’altro veniva utilizzata per riporre le merci durante i mercati e si teneva dal 1 al 3 maggio una delle più importanti fiere del territorio, la Fiera di Santa Croce, di grande richiamo per i commercianti per la ricchezza e la qualità delle mercanzie.

Le continue incursioni turche, però causarono agli inizi del XIX secolo, l’interruzione della fiera e fu proprio durante la cerimonia di apertura, alla presenza del principe di Napoli e di una numerosa comunità di mercanti, la fiera venne cannoneggiata da navi turche, forse per questo i mercati portano il nome di Mercati Saraceni, oggi dopo la sua ristrutturazione avvenuta nel 1999, vi si tengono attività artistiche e teatrali.



Il nobile e antichissimo Vino Cirò

 

 

Il “Barolo del sud”, così viene definito nell’Atlante dei Vini, da Hugh Johnson.

Nato dalla lontana fondazione di Krimisa, dalla quale prendeva il nome, probabilmente perché nella città sorgeva un importante tempio dedicato al dio del vino, Bacco, era il “Vino ufficiale” delle antiche Olimpiadi.

Godeva fama di avere proprietà terapeutiche e la sua fama arriva anche ai giorni nostri, difatti più di un medico garantiva che il Cirò è un “sicuro cordiale per chi vuole recuperare le forze dopo una lunga malattia” ed inoltre è “tonico opulento e maestoso per la vecchiaia umana che vuole coronarsi di verde ancora per anni“.

La zona venne chiamata dai primi coloni greci “Enotria”, ovvero “La terra dove si coltiva la vite alta da terra”, per loro questi vigneti avevano un’enorme valore, più di sei volte i campi coltivati a cereali.

Milone di Crotone, vincitore di ben sei olimpiadi, pare fosse un grande estimatore di questo vino, che per tradizione veniva offerto agli atleti che tornavano vincitori dalle gare olimpiche e nel 1968, alle Olimpiadi di Città del Messico, tutti gli atleti partecipanti, hanno avuto la possibilità di gustare il Cirò come vino ufficiale.

Il vino Cirò è in sostanza un monovitigno, prodotto cioè al 95% da uva della tipologia Gaglioppo, e per la restante parte da uve tipo Greco Bianco e Trebbiano Toscano.

I vitigni utilizzati sono in massima parte coltivati sui terreni aspri e siccitosi della provincia di Crotone, tra i comuni di Cirò, Cirò Marina, Crucoli, Melissa e Rocca di Neto, che forniscono alle uve coltivate una particolare corposità delle bacche, con un colore molto scuro e buccia assai carnosa.

Proprio a Cirò l’antica famiglia Iuzzolini, già presente sul territorio dal 1500, gestisce e porta avanti la “premiatissima” Tenuta agricola, che porta il loro nome.

premio Douja d'or al vino Maradea 2013 tenuta Iuzzolini

premio Douja d’or al vino Maradea 2013 tenuta Iuzzolini

La Tenuta non è solo vino, che si pone sul mercato fregiandosi di premi e riconoscimenti a livello assolutamente elevato, come il “Premio Douja d’Or 2017” per il Maradea 2013 e per il Cirò Rosato 2016, la Medaglia d’argento dell’Internetional Wine Challenge 2018 sempre per il Maradea 2013 e tanti altri premi ma è anche allevamento cavalli e bovini, come i Buoi da corsa.



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