Castello di Fosdinovo e il Borgo medievale

 


 

 

Fosdinovo il borgo

il castello e i suoi fantasmi

 

 

L'antico Borgo di Fosdinovo e il Castello Malatestiano

L’antico Borgo di Fosdinovo e il Castello Malatestiano

 

 

Fosdinovo Borgo medievale attorniato da terre dove crescono castagni, querce, carpini, profumatissimi frassini ma soprattutto olivi e vigneti, di cui l’antico borgo è testimone, sì perché lungo i suoi vicoli che si intersecano alla strada maestra, la spina dorsale del paese, una stradina stretta, dove passano solo due pedoni affiancati, che attraversa l’intero borgo fino a giungere al maestoso Castello Malatestiano, le abitazioni e le vecchie cantine , mettono in mostra, botti, damigiane e vecchi attrezzi agricoli.

Fosdinovo con il suo castello si erge sulla collina centrale del territorio della Lunigiana, in Toscana, fu capitale di un marchesato indipendente e retto dal più importante ramo della famiglia Malaspina dello Spino Fiorito.

I Malaspina, lasciarono profonde tracce nell’architettura, nell’arte e nella cultura locale, visse periodi di benessere, arricchendosi talmente tanto che nel 1666 venne autorizzato dal Sacro Romano Impero a coniare monete proprie.

 


 

Due passi per il Borgo di Fosdinovo

 

 

Piccolo comune con non più di 5000 abitanti, rimasto intatto nei secoli dal medioevo a oggi.

Il suo antico nome è legato al controllo di un nuovo valico, “foce”, tra la zona costiera e le valli interne del territorio della Lunigiana e a dominio e difesa di questo vengono eretti castelli a Fosdinovo, a Ponzanello, dove i resti del castello sono invasi da vegetazione e confondibili col colle stesso su cui sorge e sul Monte Bastione, dove sorge Forte Bastione, una fortezza militare con forma irregolare, il fossato presente solo sul lato dove il corpo è proteso verso l’esterno, qui sono presenti feritoie usate dai fucilieri.

Il resto della struttura è circondato da un muro di cinta molto alto che lo rendeva inaccessibile, la caserma presente nel forte ha ruolo difensivo, ed è posta sul corpo proteso verso l’esterno a forma di “punta di freccia“.

Ora la caserma è una costruzione pericolante e fatiscente a causa dei danni subiti durante l’ultimo conflitto mondiale, ma soprattutto per la mancanza di manutenzione.

Percorrendo la strada maestra che attraversa il Borgo, in direzione del Castello Malaspina, incontriamo l’Oratorio dei Bianchi.

 


 

L’Oratorio dei Bianchi o più comunemente Oratorio della Compagnia della Santissima Annunziata

 

 

Edificio sacro fu costruito nella metà del 1400 dalla confraternita francescana dei Disciplinati, o dei Battuti, oggi detti dei Bianchi, per volere del frate francescano Giovanni da Milano, fondatore della confraternita, con l’obiettivo di poter avere a Fosdinovo un secondo edificio sacro, unitamente la Chiesa di san Remigio e poter trasferire la statua della Santissima Annunziata, conservata nella Chiesa di San Remigio.

Ricostruita dopo un incendio, viene eretta in posizione diversa più spostata rispetto la Chiesa di San Remigio ed esternamente presenta una bella facciata in marmo bianco di Carrara con scolpita la lapide a ricordo della donazione alla chiesa, da parte del marchese di Fosdinovo Pasquale Malaspina e lo stemma dei Malaspina.

Lo stemma dei Malaspina e la lapide a ricordo della donazione sopra l’entrata dell’Oratorio dei Bianchi

All’interno vengono conservate, oltre a tante opere, una scultura lignea raffigurante Gesù morto a grandezza naturale, un dipinto su tela, ottocentesco, con la Madonna col Bambino e la statua della SS. Annunziata, in legno policromo, inizialmente era posta nella Chiesa di San Remigio, fino a quando non fu spostata nel nuovo edificio costruito appositamente per accoglierla e custodirla.

L’incendio che distrusse la chiesa non riuscì a danneggiarla, per i fedeli fu ritenuto un miracolo e in suo onore fu ricostruita la chiesa.

La posizione della mano destra, è fonte di mistero e curiosità, si dice che sia messa in tal modo a sostegno della frase “Sia fatto di me quanto hai detto“, frase detta dalla Vergine all’Arcangelo Gabriele, mentre, seguendo la tradizione, si dice che si spostò nella posizione attuale, dopo la guarigione miracolosa, di uno zoppo giunto a Fosdinovo.

Proseguendo in via Roma, la strada che attraversa il Borgo, si giunge alla Chiesa di San Remigio con annesso alle sue spalle l’Oratorio dei Rossi o Oratorio del SS. Sacramento.

 


 

Chiesa di San Remigio

 

 

Chiesa dedicata al patrono del paese, con le reliquie del santo patrono, che vengono mostrate due volte all’anno ai fedeli, il 13 gennaio, data della morte del santo e il 1º ottobre, data del 1701, dove le reliquie vengono trasferite da Lucca a Fosdinovo e oggi è la data per la festa patronale del paese.

L’interno è ad unica navata con volta a botte e le pareti laterali sono adornate con altari, al posto di uno di essi, è posto il monumento funebre per Galeotto I Malaspina, il resto della chiesa è decorata con marmi e tarsie marmoree, mentre la pavimentazione è a losanghe tricolori, bianche, grigie e nere.

L’altare principale è dedicato a San Remigio, mentre quelli laterali di destra sono dedicati a Sant’Antonio abate, alla Madonna del Carmine, a San Bartolomeo apostolo, San Rocco, Madonna del Suffragio, con bassorilievo in marmo raffigurante la Madonna che assiste alla scena di un angelo che salva un’anima sofferente del Purgatorio e Sant’Antonio di Padova, mentre quelli di sinistra sono dedicati ai Santi Pietro e Paolo, a Santa Maria Assunta, alla Madonna del Rosario, a San Giovanni Battista e all’Immacolata.

Sul fondo a sinistra, al posto di uno degli altari laterali, si trova il monumento funebre marmoreo di Galeotto Malaspina, vestito come cavaliere, è scolpito nell’atto dell’investitura alla presenza della Vergine, del Cristo, di San Giovanni Battista, di Sant’Antonio e di San Giacomo apostolo, i santi titolari dei principali ordini cavallereschi del Medioevo.

Il Monumento funebre di Galeotto I Malaspina

La figura di Galeotto, sdraiato e armato di tutto punto, scolpita sul coperchio, si trova sopra un basamento a mensola, nei riquadri frontali del sarcofago sono rappresentati San Giacomo, i Santi Pietro e Paolo, San Giovanni Battista, che presenta il marchese alla Madonna, San Remigio, mentre ai lati vi sono due statuette, un angelo annunziante e la Vergine Maria.

Sormontato da un arco a tutto sesto con cuspide gotica e lo stemma dei Malaspina intrecciato con quello Della Scala.

L’epitaffio recita, in latino medievale “Hac situs est arca quem torsit previa parcha marchio magnificus galeoctus iuris amicus vir probitatis dictus fuit hic to-tusque relictus a vitiis iustus verax prudens pius ustus rore dei fastus non ei prefuit haustus ut nitet in spinis flos floruit malaspinis hiis hic herus genitus patrieque athleta peritus virtutum rector populi protector ut hec-tor quem chorus angelicus assumpsit dote pudica mille trecentenis et sexaginta duobus adiunctis quinis domi-ni currentibus annis martius in decimo quinto cum vol-veret axem“, “In questo sarcofago giace il generoso marchese Galeotto, che fu piegato da una morte pre-matura. Amico della giustizia, costui fu uomo di riconosciuta rettitudine e totalmente privo di vizi, giusto, verace, prudente, pio; arso dalla rugiada di Dio, l’orgoglio consumato non gli fu di guida. Così come il fiore risplende tra i rovi, egli fiorì tra i Malaspina, dai quali questo sovrano fu generato. E campione della patria, esperto di virtù, guida del popolo, protettore, come Ettore, grazie all’onestà una schiera di angeli lo accolse nel 1362, aggiunti cinque anni correnti del Signore. Marzo, nel quindicesimo giorno girando l’asse del mondo”.

L’unica iscrizione incisa sul sarcofago, è in italiano volgare, “IUSTITIA PORTO CHE IL MONDO REGGE, SE IUSTITIA NON FOSSE IL MONDO NON REGGEREBBE“, “Portò la giustizia che regge il mondo, se non ci fosse giustizia il mondo non reggerebbe.”

Subito dietro la Chiesa di San Remigio, si trova l’Oratorio dei Rossi o Oratorio del SS. Sacramento, dell’omonima e storica Compagnia o Confraternita dei Rossi.

Come l’Oratorio dei Bianchi anche questo è un edificio sacro eretto verso la fine del 1500, al fine di creare un luogo di ritrovo per la confraternita.

Lungo la strada che porta al castello troviamo l’Antica Zecca Marchionale dei Malaspina, qui tra il 1668 ed il 1680, venivano coniate le monete, i luigini e i testoni d’oro, d’argento e di leghe minori, del feudo di Fosdinovo.

Il conio per le monete si trova nella Sala delle Armi del Castello, nella Sala del Trono sono presenti alcune monete, battute dalla zecca, mentre la zecca vera e propria si trova nella Torre Malaspiniana, oggi adibito ad Ufficio turistico.

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Il Castello Malaspina di Fosdinovo

 

 

Fu residenza del marchese reggitore del feudo di Fosdinovo, i Malaspina dello Spino Fiorito, il castello nella sua imponenza, è un tutt’uno con la roccia su cui erge, nasce a dominio e difesa del territorio ma risiedendo nel castello, verrà ingrandito e abbellito nel tempo, fino all’epoca di Lorenzo Malaspina, che lo restaurò dandogli l’aspetto di dimora gentilizia e una dimensione di corte rinascimentale, in seguito Giacomo II Malaspina lo portò ad avere ben ottocento bocche da fuoco.

Il castello di Fosdinovo si compone di una pianta quadrangolare con quattro torri rotonde orientate, un bastione semicircolare, due cortili interni, di cui uno centrale, camminamenti di ronda sopra i tetti, giardini pensili, loggiati ed un avamposto verso il paese, detto anticamente lo “spuntone”, formidabile strumento difensivo.

Il Castello Malaspina di Fosdinovo

Protetto anticamente da un ponte levatoio, oltrepassando l’ingresso si accede ad un piccolo cortile con una colonna marmorea romanica che sostiene i loggiati superiori, qui si trovavano i cannoni difensivi e sempre qui, partono le larghe rampe di scale, dove potevano passare anche i cavalli, che conducono al grande cortile centrale.

Dall’elegante porticato rinascimentale, con colonne in pietra, si accede alle sale del Castello, arredate ed affrescate, la Sala d’ingresso, la Sala da pranzo col grande camino settecentesco e le ceramiche da farmacia del ‘600, la Sala del trono, la stanza di Dante, il grande Salone con gli attigui salotti e la camera del trabocchetto con la sottostante sala delle torture.

Dalla sala del trono, delle piccole scale, conducono ai camminamenti di ronda e alla torre merlata.

Si narra che dalla stanza del trabocchetto, la marchesa Cristina Pallavicini, donna malvagia e lussuriosa, eliminava i suoi amanti facendoli cadere nella botola situata ai piedi del letto.

Nel castello, che a quanto pare ha la prerogativa di avere abbondanza di trabocchetti, ne esistevano tre, due nel loggiato che dava sull’orto ed uno nella torre d’angolo, alla loro base erano infissi affilati coltelli con la punta rivolta verso l’alto, di modo che lo sventurato, una volta caduto dalla botola attivata con una molla, veniva colto immediatamente dalla morte.

Vi si trovava anche un’altro attrezzo di tortura e sii trattava di un braccio di ferro che sporgeva dal muro della torre, ad esso era applicata una carrucola ed un anello murato in terra, collegati da una corda, dove il torturato veniva appeso e lasciato penzoloni sotto gli occhi di tutti, finché non fosse morto.

Un castello quello di Fosdinovo, che come tanti, ha i suoi misteri e i suoi fantasmi, un mistero è quello della cosiddetta Stanza di Dante.

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La Stanza di Dante

 

 

E’ la più antica torre, dove si trova la Camera di Dante, nella quale si ritiene abbia soggiornato il sommo poeta, anche se si ritiene che il fatto sia alquanto improbabile, dato che quando venne al Borgo per la pace fra i Malaspina e il vescovo di Luni, il castello come lo conosciamo oggi non esisteva ancora.

Nonostante l’amicizia profonda che esisteva tra i Malaspina e Dante, testimoniata da innumerevoli dipinti presenti nel grande salone centrale del castello, il poeta fu ospite dei Bianchi di Erberia, allora signori del borgo.

Si dice anche che nella sua stanza accadano cose misteriose, statue che si spostano da sole e ombre evanescenti viste di notte attraverso le finestre.

 


 

Il fantasma della marchesa Maria Bianca Malaspina

 

 

La figlia di Giacomo Malaspina e Oliva Grimaldi, la marchesa Maria Bianca Malaspina, si era perdutamente innamorata di un giovane stalliere.

I genitori, contrari a quell’amore, non degno del blasone della famiglia, minacciarono di rinchiuderla a pane e acqua nelle segrete del Castello ma la giovane, innamorata e per niente impaurita dalle minacce, non aveva desistito.

L’immagine della marchesa Maria Bianca Malaspina comparsa a destra di un dipinto

Fu così che lo stalliere venne allontanato dal paese e la giovane fu rinchiusa in un convento ma rimase decisa a non prendere i voti, né rinunciare al suo sogno romantico.

Fu allora riportata al castello, rinchiusa nelle prigioni e torturata finché non fosse rinsavita ma la forza dell’amore è duro a piegare, quindi per evitare occasioni di scandalo, fu murata viva in una cella, insieme ad un cane, simbolo di fedeltà, e ad un cinghiale, emblema della ribellione.

Comparse in seguito, una curiosa macchia bianca in una sala del castello, che sembra rappresentare una figura femminile con un cane e un cinghiale e ancora oggi, nelle notti di luna piena, lo spirito della fanciulla vaga per il castello con una veste bianca ed i capelli bellissimi sciolti sulle spalle.

 


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