Castello Estense viaggio virtuale

 


 

 

Castello Estense a Ferrara

l’esterno, le sale

e le opere di abbellimento

seconda parte

 

 

Facciata nord-ovest del Castello Estense

Facciata nord-ovest del Castello Estense

 

 

Quattro torri, a nord dei Leoni, a ovest quella di Santa Caterina, San Paolo a sud e la Marchesana a est, delimitano il quadrilatero che forma il Castello Estense, il materiale da costruzione usato, è il mattone rosso intervallato con elementi in pietra bianca delle cave del veronese e istriane, due materiali utilizzati anche per le costruzioni in tutta la città.

Il mattone rosso era l’unico disponibile nel territorio e le costruzioni vennero alleggerite e impreziosite con cornici alle finestre, nei balconi o con elementi architettonici in pietra bianca, lavorata e scolpita, materiali che vennero in sostituzione all’intonaco grigio e freddo, che originariamente coprivano le costruzioni cittadine.

 

 

Tour virtuale del Castello Estense

 

 

Lungo la facciata a nord, a destra della Torre dei Leoni, troviamo il grande “Rivellino” del settecento, una fortificazione indipendente a difesa della porta del Castello Estense.

Costruita come ampliamento del primo piano dell’appartamento del cardinale Scipione Borghese, ha sulla facciata il balconcino in legno coperto, da dove il cardinale poteva assistere ai giochi e alle corse dei cavalli, momenti di distrazione per i cittadini di Ferrara.

Sulla sinistra la grande mole della Torre dei Leoni, con il manufatto raffigurante i due leoni rampanti, e la scritta Wor Bas, il motto scritto sui cartigli, riportati ora all’originaria simmetria, dopo che si era persa a seguito di un intervento, che si presume sia stato compiuto tra il XVIII e il XIX secolo.

Le due parole scritte fra i due leoni, sormontati da un imponente elmo raffigurante l’aquila, che rappresentano Nicolò, a destra e Alberto, a sinistra, simboleggia il motto dei due Este.

 


 

Torre dei Leoni

 

 

La Torre che diede inizio all’incastellamento di Ferrara, già presente lungo le mura trecentesche della città, era posta a difesa della Porta del Leone, mentre un ampio canale, scorreva lungo le mura a nord e poi,  si collegava al sistema fluviale del Po.

La città in quel periodo si distendeva lungo la riva sinistra del ramo principale del grande fiume e in quel punto, si apriva verso oriente in un grande delta.

Dalla semplice Torre di guardia, che era, con base quadrata e uniforme nella sua altezza, si passò ad una piccola rocca, assai più larga alla base e con larghi spalti al primo piano, dove venivano alloggiate le nuove tecniche di difesa, raggiungibili tramite una rampa, adatta al camminamento degli animali da soma, adibiti al trasporto di armi, artiglieria e munizioni.

Al piano terra e primo, della Rocca, le sale erano dedicate agli alloggi e postazioni per il corpo di guardia, mentre i sotterranei erano sede delle tetre e umide prigioni.

Tre arcate cieche e posizionate al centro di ogni lato della Rocca, facevano sì che i quattro spigoli, con muratura di maggior spessore, assomigliassero ad altrettante piccole torri, mentre un fossato circondava l’intero perimetro, permettendo l’attracco a piccole imbarcazioni per il collegamento con la Porta del Leone, da un lato, e alle mura della città, dall’altro lato, con ponti levatoi.

In seguito Girolamo da Carpi, sempre nell’intento di ampliamento del Castello Estense, trasformò gli spalti del primo piano in due logge laterali, chiuse e tra loro un balcone frontale.

 


 

Le prigioni

 

 

Nei sotterranei della Torre dei Leoni, a livello del fossato, si trovano le prigioni, di uso “non comune”, i prigionieri comuni venivano detenuti presso le carceri del Palazzo della Regione, qui invece venivano messi in stato di detenzione quelli che dovevano avere “un occhio di riguardo”, personaggi d’alto rango o comunque prigionieri per cui occorreva una particolare sorveglianza, quelli che subivano la paranoia del Signore di Ferrara del momento, in alcune celle è ancora possibile riconoscere alcune tracce lasciate dai reclusi, come ad esempio delle scritte graffite sui mattoni della parete.

queste cominciavano da una sala attigua alle Cucine, attraverso un grande arco si accede alla Torre dei Leoni, da dove per uno stretto corridoio e un angusta scaletta si scende nei sotterranei della Torre e alle prigioni.

Qui videro la tragica fine, Ugo Aldobrandino e Parisina Malatesta, il figlio di primo letto e la seconda moglie del Marchese Nicolò III, i due giovani amanti vennero scoperti e ordinata la loro decapitazione, condotti al patibolo, in fondo alla Torre Marchesana, dove per un riconducibile gesto di pietà, forse del  marchese Nicolò III, sul luogo dell’esecuzione capitale venne realizzato un affresco di soggetto sacro, una Madonna con il Bambino tra i santi Giacomo e Antonio, il “Trittico della decapitazione”.

Altri ospiti illustri delle prigioni della Torre dei leoni, furono i fratelli di Alfonso I, rinchiusi e condannati a morte, per aver attentato alla vita del duca  e dell’altro fratello, il cardinale Ippolito.

Don Giulio e don Ferrante, ebbero commutata la pena nel carcere a vita, da scontarsi nelle prigioni del Castello, don Ferrante vi trovò la morte dopo trentaquattro anni di reclusione, mentre don Giulio fu graziato, all’età di 81 anni.

Altro ospite da non dimenticare, fu Gigliolo Giglioli, brillante esperto di diritto e consigliere del marchese Nicolò III, di cui godeva dei più alti favori e capitano di Reggio, fu improvvisamente messo agli arresti con l’accusa di tradimento, venne condotto nella più orrida delle prigioni, all’interno della Torre Marchesana detta di San Michele, da cui prenderà il titolo l’operetta o “comediolaMichaelida, che Gigliolo compose nei tredici anni passati nel “fundo di torre”.

 


 

La facciata est del Castello Estense

 

 

Rivolta verso il centro cittadino, il Duomo e la Piazzetta, la facciata est del Castello Estense, mette in mostra la Loggia delle Duchesse o Giardino degli Aranci, ricavato sopra la struttura sporgente delle Cucine Ducali.

 

 

Il Giardino degli Aranci

 

 

Considerato il luogo tra i più ricchi di memorie estensi, questo terrazzo evoca la presenza della Corte, voluto dalla Duchessa Eleonora d’Aragona, dopo il suo insediamento a castello e nell’opera di ingrandimento e abbellimento.

Il Giardino degli Aranci nel Castello Estense

Il giardino nei secoli subisce diverse sistemazioni, da giardino pensile con vialetti, terreno riportato e coltivazione in aiuole di piante annuali, durante il periodo della Duchessa Eleonora,  agli aranci, durante il periodo di Alfonso I, piantati in grandi mastelli di legno che nella stagione invernale venivano riparati nella loggia utilizzata come serra, ancora oggi i grandi vasi vengono spostati ad ogni cambio di stagione.

Inizialmente allestito sul tetto del rivellino, per poi abbellirlo con muretto in cotto, perimetrale fornito di merlatura, in modo che i cittadini non potessero vedere al suo interno ma fornito di piccole aperture che consentono ampie vedute sulla città sottostante.

 


 

Le Cucine Ducali

 

 

Costruite nei primi anni del Cinquecento, con l’ampliamento dell’ala est del Castello e poggiate sulle fondamenta dell’antica e ormai distrutta Porta del Leone, delle grandi Cucine Ducali, è arrivato ai giorni nostri la documentazione dell’intonacatura, mai portata a termine, la particolare pavimentazione con visibili le aperture per gli scoli degli antichi acquai, mentre lungo il lato nord della sala era collocato un camino che copriva tutta la parete, testimoniato dalle due finestrelle quadrate che fungevano da prese d’aria.

La spasmodica attività delle cucine era dovuta ai leggendari banchetti di corte, con le innumerevoli portate, preparate dai grandi “scalchi”, i cuochi abilissimi e cerimonieri, che inframezzavano le portate con rappresentazioni sceniche e intrattenimenti musicali.

Le Cucine Ducali al Castello Estense

A ricordo, uno dei più grandi fu Cristoforo di Messisbugo, al servizio di due duchi estensi, Alfonso I ed Ercole II.

Ritenuto geniale regista di tanti fastosi ricevimenti, Messisbugo concepiva il banchetto come “una festa magnifica, tutta ombra, sogno, chimera, mettafora et allegoria”.

La facciata est prosegue con la lunga balconata in pietra bianca, che collega con Torre Marchesana.

 


 

Torre Marchesana angolo nord-est del Castello Estense

 

Torre Marchesana, probabilmente fatta costruire in onore del fratello di Nicolò III, Alberto fondatore dell’Università di Ferrara e si narra che nelle fondamenta, durante la posa della prima pietra, venne depositato un Ducato d’oro, nella facciata della Torre è presente l’orologio, che precedentemente faceva sfoggio presso la Torre del Rigobello, che fu distrutta.

Al primo piano di Torre Marchesana, si trova la Sala delle Geografie o Marchesana, questa presenta un soffitto a volta, monocromatico e a cassettoni, con forma rotonda, quadrata e ottagonale, al centro spicca un affresco rappresentante la figura alata della Poesia, con corona d’alloro intorno la testa, nell’atto di scrivere il nome dell’Ariosto su una pergamena sorretta da un puttino alato, decretando così come massimo rappresentante e maestro, il poeta Ludovico Ariosto, tra i letterati della città.

Il soffitto della sala delle Geografie

Ai quattro angoli del quadrato, con in mezzo la raffigurazione della Poesia, si trovano quattro dipinti interni a cassettoni circolari, raffiguranti altri putti alati, con in mano pergamene con i nomi di altrettanti poeti ferraresi.

Nei primi del ‘700, le pareti vennero decorate dal quadraturista Anton Felice Ferrari, su disegni del cartografo e agrimensore Giuseppe Tomaso Bonfadini, il cui nome appare in un cartiglio retto da un puttino nell’angolo inferiore sinistro della parete ovest, dove è rappresentato all’antica il fiume Po, personificato dalla canonica maestosa figura maschile appoggiata a una giara da cui esce acqua.

Due lapidi nella Sala delle Geografie, ricordano la visita al Castello Estense di Giuseppe Garibaldi e del re Vittorio Emanuele III.

La Sala delle Geografie

Il lato est prosegue scavalcando il fossato con la cosiddetta Ala Prolegati, che altro non è che il vecchio ponte levatoio in legno, rifatto in muratura e coperto, sopraelevato che collegava e collega tuttora il Castello Estense a Palazzo Ducale, oggi sede del Municipio.

L’Ala Prolegati fu a più riprese sopraelevato e in corrispondenza del primo piano del Castello vi si trovano i famosissimi camerini di Alabastro, studioli di Alfonso I, qui vi sono raccolti pregevoli pezzi d’arte della collezione Estense, tra cui opere di Tiziano, al quale viene attribuito il disegno del balconcino dell’Ala Prolegati che si affaccia sull’attuale piazza Savonarola.

Sul Lato ovest del castello si apre l’ultimo accesso, tramite il Rivellino a fianco di Torre Santa Caterina, munito di ponte levatoio in legno.

All’interno del Castello, il cortile presenta un lato con loggiato ad archi sorretti da colonne in pietra bianca e al centro del cortile, un pozzo con vasca profonda sette metri per il filtraggio dell’acqua piovana, sempre dal cortile si aprono gli accessi agli scaloni che portano ai piani superiori del Castello, quello che più desta interesse è lo scalone elicoidale, che dà accesso al porticato e che consentiva anche l’utilizzo delle cavalcature, proseguiva poi per il primo piano fino al Salone degli Stemmi.

 


 

Le sale del Castello Estense

 

 

Il Camerino dei Baccanali

 

 

Partendo dalla Loggia degli Aranci ed entrando nel corpo del Castello, si passa dal Camerino dei Baccanali, originariamente studiolo del signore di Ferrara, dove soleva ritirarsi, con la sola compagnia dei libri e degli oggetti più idonei a conciliare l’attività intellettuale.

La saletta è decorata con una parete ad affresco detto dei Baccanali, suddiviso in tre quadri separati da motivi architettonici.

Affresco dei Baccanali nel Camerino dei Baccanali

Quello a sinistra rappresenta il Trionfo di Arianna, con la donna, attorniata da satiri e baccanti, seduta su di un carro trainato da felini, quello centrale è una Scena di Vendemmia, satiri e ninfe, raccolgono e trasformano l’uva in vino, l’ultimo quadro è conosciuto come il Trionfo di Bacco, un corteo di elefanti e cammelli accompagna il carro di Arianna, mentre Bacco ubriaco tenta di cavalcare un leone sotto lo sguardo di Giove che sbuca tra le nuvole.

 

 

La cappella di Renata di Francia

 

 

Adiacente il Camerino dei Baccanali, si trova la Cappella Ducale o di Renata di Francia, figlia del re di Francia e moglie di Ercole II d’Este, di convinta fede calvinista, fece costruire il tempietto in legno, sotto le volte dell’attiguo salone, oggi sala del Consiglio Provinciale.

L’affresco della volta della Cappella di Renata di Francia o Cappella Ducale

Le pareti non presentano nessuna effige sacra, dato che questa dottrina non accetta questo tipo di immagini, marmi policromi racchiusi in un raffinato disegno di cornici, prendono il loro posto e il soffitto con gli affreschi riportano le immagini dei quattro Evangelisti, tra medaglioni recanti l’aquila estense, questi non incrinavano tale convincimento, perché ritenuti opera del pittore ottocentesco Giuseppe Tamarozzi.

 


 

La Sala dell’Aurora

 

 

All’interno della Torre dei Leoni, è di forma quadrata ed è parte, insieme alla Sala dei Giochi e a alla Saletta dei Giochi, dell’appartamento privato dei duchi.

Nella Sala dell’Aurora la volta è suddivisa in quattro comparti, rappresentanti metaforicamente la vita umana, che ruotano intorno all’immagine centrale del Tempo.

L’affresco della Sala dell’Aurora

L’Aurora, il Giorno, il Tramonto e la Notte, il primo l’Aurora è raffigurata mentre trattiene i quattro cavalli del carro del marito Tritone, il Giorno con il carro di Apollo, preceduto dall’Aurora con in mano due fiaccole, il Tramonto, dove Apollo sferza i cavalli stanchi mentre alle sue spalle delle figure portano le fiaccole, l’ultimo la Notte è raffigurata da Diana, che scende dal carro aiutata da Orione.

 

 

La Saletta dei Giochi

 

 

Ambiente di collegamento tra la Sala dell’Aurora e il Salone dei Giochi, riprende i temi sviluppati nelle decorazioni delle sale adiacenti.

Il motivo centrale delle quattro stagioni, idealmente connesso ai quattro momenti della giornata rappresentati nella Sala dell’Aurora, viene ripreso anche il tema delle arti ed esercizi ginnici, già ampiamente trattato nel Salone dei Giochi e qui ripreso e completato con dei putti impegnati nel gioco dei birilli e della trottola.

Altri affreschi rappresentano le competizioni sportive in uso all’epoca, il gioco degli otri, l’antico pugilato, mentre più legate all’atletica militare sono le scene proposte all’estremità della volta, a est il telesiaco, esercizio saltatorio eseguito in armi per sviluppare la destrezza negli scontri, a ovest il combattimento gladiatorio.

Altre magnifiche sale compongono il Castello Estense, il già citato Salone dei Giochi, l’appartamento Borghese del cardinale, purtroppo non visitabile come pure l’appartamento del Prefetto e l’ala dei cardinali legati.

La Camera della Pazienza, l’Anticamera della Galleria, la sala della Galleria, la sala di Ettore e Andromaca, la Sala dei Comuni, la saletta dei Veleni, Sala Città di Ferrara, le bonifiche, la torre di San Paolo, l’anticamera del Governo, la sala del Governo, la sala della Devoluzione, la sala dei Paesaggi, la sala delle Geografie o Marchesana, la sala degli Stemmi, sono le bellissime sale del castello tutte da visitare, per la magnificenza dei dipinti e per il pezzo di storia italiana, che fa parte delle nostre radici.

 

 

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