Castello di Brolio lo spettro del Barone e il chianti

 


 

 

Castello di Brolio

l’ottimo vino famoso nel mondo

e il fantasma del Barone

 

 

Il Castello di Brolio con il giardino all'italiana ai piedi delle mura, il parco

Il Castello di Brolio con il giardino all’italiana ai piedi delle mura, il parco

 

 

Con derivazione dal termine “Broglio”, si intendeva in celtico, una tenuta boscosa, recintata e dove nel mezzo fosse posto un castello ad uso residenza del signore del terreno, con questa definizione la località Brolio ed il suo castello, era l’antica designazione di riserva di caccia dei Conti della Berardenga, in seguito intorno all’anno 1010 il signore del castello marchese Bonifazio, donò alla Badia di Firenze, con beneplacito dell’Imperatore Enrico II, la proprietà di Brolio insieme ad altre corti.

Con posizione strategica di fondamentale importanza per il controllo della zona del Chianti e ai confini delle due fazioni perennemente in guerra, Firenze e Siena, il Castello di Brolio fu il centro di numerosi attacchi e assedi da parte dei senesi e occasionalmente, durante l’occupazione degli stessi, da parte fiorentina.

Entrato a far parte del patrimonio della nobile famiglia fiorentina dei Ricasoli, nel 1141, venne iniziata una massiccia fortificazione del castello, che venne munito di bastioni e torri di vedetta, tanto da ritenere il Castello di Brolio una delle prime fortezze bastionate italiane.
 


 

La signoria dei Ricasoli nei possedimenti del castello

 

 

La famiglia Ricasoli fu  ed è proprietaria del Castello di Brolio e dei suoi terreni fin dal 1141, tranne un breve periodo quando, nel 1434 Antonio Petrucci di Siena, vi penetrò con l’inganno e prese i prigionieri i Ricasoli fino a che la Signoria di Firenze inviò in loro soccorso costringendo Petrucci alla resa.

A seguito della riconquista fiorentina, Brolio fu convertito da possente maniero, a prestigiosa residenza e importante azienda agricola, viti-vinicola, nonostante documenti, degli inizi del millennio, attestino, che già a quei tempi la diffusione della coltura della vite, fosse in atto, è del 1696 l’atto notarile, che assicurava un carico di pregiati vini in partenza dal porto di Livorno con destinazione Amsterdam e intorno al 1722 il duca di Norfolk scriveva ad un rappresentante di Brolio a Londra, per assicurarsi ogni mese la consegna “di cinquanta o più casse del vero Chianti” di Brolio.

Ricasoli è la più antica azienda italiana, la seconda più longeva al mondo” questa è l’autorevole opinione della rivista americana Family Business, fu proprio Bettino Ricasoli alternando la vita politica agli studi approfonditi, sulla viticoltura, a creare e definire l’uvaggio per il Chianti Classico, famoso in tutto il mondo.

Oltre ai vigneti il Barone di Ferro, così chiamato per la sua intransigenza, fece rimodernare il Castello di Brolio secondo il gusto del revival gotico, movimento romantico originatosi in Inghilterra.

La residenza dei Baroni Ricasoli

Utilizzando il mattone come materiale principale, aprendo finestre in stile Tudor e inserendo torrette merlate estranee all’architettura locale, uniche strutture rimaste originali sono i bastioni, la cinta muraria in pietra e ancora oggi in perfetto stato, con pianta a forma di pentagono irregolare, il cassero e la chiesa romanica.

Fece mettere mano anche al verde, creando due zone di epoche diverse, il Giardino all’italiana cinquecentesco, con siepi di bosso e vialetti ed un parco ottocentesco, con varie essenze d’importazione che oggi raggiungono anche i 40 metri d’altezza.

Il Castello di Brolio e la tenuta Ricasoli, oggi è diretta dal 32° Barone di Brolio, Francesco Ricasoli e nonostante sia proprietà privata è possibile visitare il giardino o parte del Castello tramite tour guidato e a pagamento, prenotandosi presso il sito dei Ricasoli.

 

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La storia del fantasma del Barone di Ferro

 

 

Deceduto il 23 ottobre 1880, con attacco cardiaco, dopo che gli fu diagnosticata tre anni prima un’insufficienza cardiaca, quindi morte improvvisa, tanto da non prendere gli ultimi sacramenti ma non inaspettata, dandogli modo di preparare la successione con la stessa intransigenza e rigore, che gli hanno conferito l’appellativo di “Barone di Ferro”.

Il Barone fu abile uomo d’affari, convinto assertore dell’unità d’Italia, fondatore del quotidiano La Nazione, massone e per due volte Presidente del Consiglio del neonato Regno d’Italia.

Si dedicò anima e corpo alla produzione vinicola, studiando i maestri francesi del Bordeaux, acquistò nuovi macchinari agricoli dall’Inghilterra e dopo vari esperimenti definì la formula, del vino Chianti Classico.

Autoritario, i contadini delle sue terre lo temevano e nessuno osava guardarlo negli occhi o rivolgergli parola, considerava il salutare “una perdita tempo”, si mormorava tra il popolo, che contasse, persino, una a una le pesche e i grappoli d’uva per essere sicuro che nessuno gli rubasse qualcosa.

La Cappella di famiglia dei Baroni Ricasoli

La cerimonia funebre, fu eseguita non subito ma il 2 di dicembre, dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal prefetto di Siena, nel frattempo la salma del Barone di Ferro, fu deposta presso l’altare della cripta di famiglia della cappella del Castello di Brolio.

Già da quel periodo cominciarono ad avvenire strani avvistamenti nei dintorni del castello, unico comune denominatore,tra gli spaventati spettatori, lo Spettro del Barone Ricasoli.

Durante la funzione funebre, successero diversi inquietanti avvenimenti, finestre che si aprivano e chiudevano come se una mano lo facesse con violenza, falene che invadono la chiesetta, costringendo alcune persone alla fuga e il fatto inspiegabile, accaduto al momento del trasporto della bara al luogo di sepoltura.

Al momento della messa in spalla della bara, i quattro uomini incaricati del trasporto, non riuscirono a staccarla da terra, come se fosse piena di pietre, provarono e riprovarono più volte senza ottenere un minimo successo.

Intervenuto il prete, che con frasi mormorate in latino e lo stupore dei presenti, ormai spaventati dall’accaduto, permise ai quattro uomini di sollevare la bara, come se il corpo del Barone fosse sparito improvvisamente, lasciando la bara senza il corpo.

 

Le mura del Castello di Brolio

 

 

L’anima dannata del barone di Ferro al Castello di Brolio

 

 

Nella convinzione che l’anima del barone era ormai dannata, i contadini si chiesero quali potevano essere le colpe, per una così forte sventura, l’elenco era lungo, come prima cosa il non aver ricevuto i sacramenti prima di morire, era cosa determinante ma anche il suo comportamento in vita, l’intransigenza e il comportamento troppo duro con i suoi contadini, espropriare terreni alla chiesa e imporre tasse troppo onerose, aver fatto parte della massoneria e poi quel vizietto di considerare il latte materno un elisir di lunga vita e quindi tettarlo direttamente dal seno delle neo mamme.

Bottiglie di chianti della Cantina Ricasoli Castello di Brolio

 

Quindi come anima dannata doveva essere confinata in luogo sicuro e quindi interrato in un dirupo, il Borro dell’Ancherona.

Ma gli avvistamenti non cessarono, con questa pratica, anzi, inasprirono maggiormente, nelle cucine i piatti appena lavati dalle domestiche venivano ritrovati a terra rotti , le lenzuola del suo letto, tutte sottosopra come se ci avesse dormito, apparizione notturne in sella al suo cavallo tutto vestito di nero mostrandosi ai viandanti spaventandoli, a volte fino alla morte, però i contadini spesso e di pratica anche ai tempi nostri,  ogni tanto, gli si rivolge nel silenzio della notte per un parere sulla vendemmia o un consiglio sul vino, ancora oggi il suo spettro, seppur più di rado, vaga tra i vigneti a contemplare l’uva da lui tanto amata, che dà origine al Vino, con la V maiuscola, apprezzato da tutto il mondo e che i francesi tanto ci invidiano, il Chianti del Barone di Ferro.

 

 

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