Castelfidardo dove nascono fisarmoniche

 


 

 

Castelfidardo

teatro di una cruenta battaglia

che ha cambiato la sua economia con la Fisarmonica

 

 

Vista panoramica di Castelfidardo

Vista panoramica di Castelfidardo

 

 

Su di un colle tra le vallate dei fiumi Aspio e Musone e al confine dell’omonima selva, sorge Castelfidardo, a pochi chilometri dalla riviera del Conero, dove nel silenzio delle giornate ventose, si odono in lontananza le dolci melodie che escono dai mantici delle fisarmoniche, che vengono create a Castelfidardo.

Volendo passare alcuni giorni in questa magnifica località, per scoprirne i lati storici e culturali, uno degli itinerari da effettuare, è sicuramente quello che parte dalla Strada Statale 16, “l’Adriatica”, si gira per imboccare la Strada Provinciale 3 “Jesina”, direzione Castelfidardo, percorsi poche centinaia di metri, sulla destra segnalata con indicazioni a fondo marrone, si imbocca Strada della Battaglia, con Villa Ferretti, la Fondazione Ferretti ed il Centro di Educazione Ambientale Selva di Castelfidardo.

In lontananza, già si vede la “Selva”, una grande macchia arborea che si staglia nel cielo e adagiata nella valle, ai confini della Selva la strada si divide, a sinistra con una via chiusa che termina alla Fondazione Ferretti e quella che prosegue arriva fino a Castelfidardo.

 


 

La Fondazione Duca Roberto Ferretti di Castelferretto

 

 

Fondata nel 1999 per volere del Duca Roberto, la ONLUS Italia Nostra, la Provincia di Ancona e la Regione Marche, a cui fanno parte la Selva, l’area della battaglia di Castelfidardo, una casa colonica storica e i suoi 17 ettari di terreno agricolo.

La Fondazione ha lo scopo di tutelare e promuovere il patrimonio culturale, ambientale e storico del territorio dove nel settembre del 1860 si è svolta una cruenta battaglia per l’unità d’Italia.

Nei primi del 2000, è stata riconosciuta come Centro di Educazione Ambientale Regionale C.E.A., la Fondazione per la realizzazione di attività e progetti in favore della cittadinanza e della tutela del territorio, si occupa di coltivare il proprio oliveto biologico, produrre l’olio monovarietale e con i proventi della vendita sostenere le varie attività.

 


 

La Selva di Castelfidardo

 

 

Riconosciuta dalla Regione Marche come “Area Floristica Protetta”, ricopre il versante nord del Colle di Monte Oro, la sua parte più bassa ha un’altitudine di 15-20 metri sul livello del mare, per arrivare alla zona più elevata a 120 metri circa, il clima è vario, da zona umida e fresca nella parte inferiore, a un clima caldo e arido alla zona sommitale, creando così un ecosistema a diversità biologica.

Oggi la superficie copre circa 52 ettari, contro i 350 ettari, come risulta da documenti depositati, agli inizi del XVII secolo e si estendeva fino alla costa, tanto da essere denominata “Selva tutta in piano”.

La Selva di Castelfidardo

Le varie che troviamo nella selva sono, tre tipi di carpino il bianco, il nero e l’orientale, troviamo inoltre querce del tipo cerro, roverella e farnia, l’orniello, l’acero campestre, il nocciolo, il sorbo e l’alloro.

Vi si trovano anche edera spinosa, robbia selvatica, caprifoglio, asparago, mentre le specie a fioritura sono le orchidee, i ciclamini, la pervinca e le primule.

Sparse lungo la selva troviamo quelle che sono chiamate “acquasantiere” cioè delle cavità nei tronchi che raccolgono acqua piovana offrendo una fonte preziosa di abbeveramento alla fauna del bosco, volpe, tasso, moscardino, faina, quercino, donnola e il raro orbettino.

Nei secoli passati si praticava il taglio del legname che veniva utilizzato dalle comunità limitrofe per la costruzione di case, attrezzature, carri e navi ed anche per fare carbone, sparse nel bosco vi sono resti di carbonaie ancora individuabili, inoltre offriva risorse alimentari quali bacche, miele, funghi, erbe medicinali e la possibilità di cacciare.

Oggi è possibile visitare il bosco percorrendo sentieri tra cui spicca la “via di mezzo”, via principale per cui passavano carri e carrozze.

Il sacrario della battaglia nella selva di Castelfidardo eretto nel punto più cruento e sanguinoso

Proseguendo lungo il tratto a destra di Via della Battaglia, si giunge al “Sacrario della Battaglia”, eretto ai margini della Selva di Castelfidardo, nel punto di maggior ferocia della battaglia, venerato come luogo di commemorazione fintanto, che non fu inaugurato il Monumento Nazionale delle Marche, opera dello scultore Vito Pardo, dedicato ai Vittoriosi di Castelfidardo.

Proseguendo in Via della Battaglia si arriva alle porte della cittadina, seguendo la strada principale ci si trova davanti al cancello monumentale del Parco che ospita il Monumento Nazionale, dando le spalle al cancello, dopo aver fatto visita e ristoro nel parco, si imbocca via Matteotti e poi XXIV Maggio che porta in piazzale Don Giovanni Minzoni, qui si trovano i “Giardini di Porta Marina” con la splendida terrazza panoramica che dà su una visuale, da mozzare il fiato verso l’Adriatico e sopra il parco, che ospita il Monumento Nazionale delle Marche.

Dando le spalle ai giardini sulla destra si trova Porta Vittoria, varcandola arriviamo al cuore di Castelfidardo giungendo a Piazza della Repubblica, dove sorgono l’antico Palazzo Priorale e la Chiesa della Colleggiata.

 


 

Palazzo Priorale

 

 

Oggi ospita gli uffici e la sala consiliare del Comune, un tempo era luogo di ritrovo e centro nevralgico del paese, all’interno del Palazzo Priorale si riunivano gli organi amministrativi, il Priorato e il Consiglio Generale.

Demolito nella metà del Cinquecento, perché cadente, venne ricostruito per opera del maestro Giovanni Giacomi da Lago Maggiore.

Vi si accedeva da una scalinata e nel pianerottolo, vi era posta una tavola di pietra, dove i Priori si sedevano attorno per porre all’asta le gabelle comunali.

Piazza della Repubblica con il Palazzo Priorale

L’altro luogo all’interno del palazzo era la “Sala Magna”, qui vi si teneva il Consiglio Generale, gli scranni posto intorno alle pareti con l’arengo al centro della parete di fondo e il tavolo dove era posto il Vangelo per il giuramento di rito al centro della sala.

Esternamente, sulla facciata sono poste ancora oggi, le unità di misura in lunghezza, il “braccio” e il “mezzo braccio”, alla sinistra la Torre Campanaria con merlature guelfe, l’orologio posto in facciata, incorniciato da circolo rotondo in travertino e la campana.

Le carceri si trovavano, insieme alla stanza delle pene e dei tormenti con frusta,costituita da strisce di cuoio inserite su un manico di legno, corda e tenaglie, nei sotterranei della Torre.

All’ultimo piano del Palazzo, troviamo il Salone degli Stemmi, così chiamato per la presenza di stemmi comunali dei centri che contribuirono all’erezione del monumento commemorativo della Battaglia di Castelfidardo, vi è conservato anche un quadro del pittore Gallucci, una fedele ricostruzione dell’ultima fase della Battaglia.

Ubicato nel seminterrato del Palazzo Comunale si trova il Museo della Fisarmonica.

 


 

Il Museo della Fisarmonica

 

 

Presso le sale di questo Museo, è custodito l’antesignano della fisarmonica, lo “tcheng”, un antichissimo strumento cinese, risalente addirittura a 4500 anni fa, sopravvissuto nei millenni e fu grazie all’intuizione di Paolo Soprani, che nel 1863, con intuito e perspicacia, stravolse il modo di vivere di una parte del territorio marchigiano, “inventandosi” dal nulla un’industria, che in breve tempo avrebbe capovolto la realtà economica, basata sull’agricoltura, in una reale e diversa capacità reddituale proiettata verso il mondo.

Sala del Museo della Fisarmonica

Il Museo Internazionale della Fisarmonica oltre a documentare la storia dello strumento, porta un tributo agli artigiani e industriali che hanno contribuito a trasformare la realtà economica della zona.

E’ possibile seguire l’evoluzione della fisarmonica, seguendo i pannelli fotografici e gli strumenti esposti, osservando le fotografie dei personaggi che hanno ruotato e ruotano intorno ad essa, per comprendere un affascinante mondo artigiano, intriso di sudore, di orgoglio e di inventiva.

Vi si trovano esposte 350 esemplari tutti diversi tra loro, compresa la preziosa collezione Giuseppe Panini, il “re” delle figurine, appassionato dello strumento.

Molti dei “pezzi unici“, sono provenienti da ventidue paesi diversi, a cui è affiancata una tipica bottega artigiana dell’inizio del secolo scorso, lungo le pareti del museo, è disposta una documentazione fotografica, che va dal 1890 al 1970, vi sono collocate opere di artisti tra i quali Marc Chagall, Tonino Guerra, Silvia Bugari, Rodolfo Gasparri e fedeli riproduzioni pittoriche di Giovanni Boldini, Fernand Leger, Gino Severini, una simpaticissima lettera di Federico Fellini, il primo disco registrato con la fisarmonica da Pietro Deiro, la partitura originale di “Adios Nonino” di Astor Piazzolla.

 

 

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