Caltanissetta nella sua provincia Mussomeli e il Castello Manfredonico



Mussomeli con il Castello Manfredonico

nella provincia di Caltanissetta

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Mussomeli, Caltanissetta, cittadina abbracciata strettamente al colle dove sorge con in cima la Chiesa di San Ludovico

Mussomeli, Caltanissetta, cittadina abbracciata strettamente al colle dove sorge con in cima la Chiesa di San Ludovico

 

 

Caltanissetta, dall’arabo “Castello delle donne”, ha nella sua provincia, Mussomeli con il suo incredibile Castello Manfredonico.

Tutta la cittadina si mostra, come a fasciare stretta la collina sulla quale si erge, con in vetta la Chiesa Madre di San Ludovico, le case sembrano mantenere un segreto o un mistero, ponendosi serrate le une alle altre, inframezzate solo da strette stradine lastricate, mentre il suo Castello, a un paio di chilometri di distanza, sembra fuoriuscire dalla roccia dello sperone sul quale è costruito e dominare tutto l’entroterra con una chiara visuale su gran parte della provincia di Caltanissetta.

 

 

Mussomeli nella provincia di Caltanissetta

 

 

Il territorio di Mussomeli, ha della aree archeologiche, che presumibilmente testimoniano la sua nascita dovuta, in epoca preellenica, alle popolazioni dei Sicani e dei Siculi, che trovarono nella provincia di Caltanissetta, un territorio molto fertile e in questo sito, la sicurezza per le popolazioni.

Arrivarono, in seguito i Romani, che ne fecero un punto di raccordo, durante le guerre, tra il centro della Sicilia e le coste.

Nella metà dell’anno 800, arrivarono gli Arabi che nella loro ricerca di terre di conquista, fecero di Mussomeli il loro giardino, grazie alla fertilità del territorio, con il nome “Menzil Malek” che significa “Dimora Casale”, o come recentemente è stato scoperto da un giovane storico, il nome deriverebbe da un califfo, per conoscerne la storia del nome clicca sul Link .

Con l’arrivo di Manfredi di Chiaramonte, si erigeranno i bastioni e i contrafforti del magnifico castello, il Castello Manfredonico Chiaramontano in stile gotico-normanno, costruito su una precedente fortezza araba e si innalza su una rupe fino a 778 metri, “Il nido D’Aquila”.

Da Mussomeli, Caltanissetta, passano musulmani, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, fino a dopo Manfredi di Chiaramonte, quando re Martino d’Aragona, non concede tutte le terre e i feudi in possesso dei Chiaramonte, a Guglielmo Raimondo Moncada.

Inizia così l’avvicendarsi della famiglie nobili, che lasceranno a Mussomeli, i segni della loro presenza con palazzi e monumenti importanti.

Dai Moncada, ai Castellar, catalani, da Giovanni di Perapertusa, a Federico Ventimiglia, fino ad Andreatta del Campo, ultimo barone di Mussomeli di Caltanissetta, che vendette il feudo a don Cesare Lanza, noto per aver ucciso la figlia adultera, la baronessa di Carini.

I Lanza dominarono il feudo, fino a quando il parlamento siciliano si riunisce a Palermo, decretando l’abolizione dei feudi.

Arrivaroni i Borboni, a cui seguirono insurrezioni, sempre finite nel sangue e represse, con la sconfitta dei mussomelesi fino a Garibaldi e l’Unità d’Italia.



I palazzi di Mussomeli

 

 

La famiglia Lanza, con l’opera di don Ottavio Lanza, che lo fece edificare, il Palazzo Trabia è uno dei palazzi importanti lasciati in eredità alla cittadina.

Chiamata la “Casa del Baglio”, così vengono denominate le case che hanno corte interna molto ampia e circondata da mura, aveva al centro della corte una fontana di Nettuno, poi demolita nel ‘38, la casa venne ricostruita da Giuseppe Lanza, molto più grande e maestosa, doveva rappresentare l’importante famiglia e il suo ruolo, nella comunità.

Palazzo Trabia a Mussomeli Caltanissetta

Durante la sua costruzione, viene anche aperto il cortile, formandone una piazza con al centro la fontana, la facciata presenta elementi decorativi in pietra da taglio, la lunga balconata del salone, poggiante su mensoloni in pietra e cinte da un’inferriata a petto d’oca, lo scenografico scalone che conserva ancora la sua valenza di sublime maestosità.

Il piano terra è dal 1892 sede del circolo Trabia Paolo Emiliani Giudici, mentre il piano nobile conserva il grande salone e le numerose sale con servizi, cucina, scuderia, carretteria, fienili, magazzini, e locali per l’amministrazione dei feudi.

 

 

Palazzo Mistretta

 

 

Palazzo Mistretta edificato nel XIX secolo dal Barone di Mistretta, presenta una facciata neo-classico, diviso in tre livelli ben distinti e con funzioni diverse, il piano terra destinato alle rimesse e magazzini, il piano nobile ad abitazione dei proprietari e l’attico destinato alla servitù.

La facciata è decorata da lesene e fregi floreali, in pietra scolpita, ultimamente in questo palazzo è stato ospitato, in occasione della settimana santa, il re del Belgio e la sua consorte.

 

Palazzo Sgadari

 

 

Palazzo Sgadari

 

 

Edificato nell’800 per volere di Antonio Sgadari, fratello di Francesco, barone di Petralia, venne in seguito trasformato in carcere e poi Municipio di Mussomeli.

Subisce diverse ristrutturazioni, fino ad arrivare all’aspetto attuale, la sua facciata si arricchisce con paraste, cornici, balaustre, mensole in pietra intagliata e  con lo stemma dei Castellar, divenuto col tempo lo stemma della città, posto sulla sommità dell’edificio e a breve ospiterà il museo archeologico di Mussomeli.

 

 

Palazzo la Rizza

 

 

Costruito nella prima metà del XVIII secolo, con pietra da taglio, il portone d’ingresso, con lo stemma della famiglia, conduce a un cortile interno, il salone, al piano nobile, ha volte affrescate dal pittore Giovanni Meli.



Il Castello di Mussomeli o Castello Manfredonico

 

 

Venne edificato dalla metà del 1300, da Manfredi III di Chiaramonte, su una rupe a due chilometri da Mussomeli, ad una altezza di circa 780 metri e da qui domina gran parte della provincia di Caltanissetta.

Il Castello unico nel suo genere, sembra fuoriuscire dalla roccia su cui è costruito, è uno spettacolare esempio di mimetizzazione, in posizione solitaria e richiama un Nido d’Aquila, è anche famoso per le sue leggende e storie.

Il Castello di Mussomeli che sembra fuoriuscire dalla roccia per sorvegliare il territorio della provincia di Caltanissetta

Costituito, fuori dal recinto interno, da una cappella, inizialmente dedicata a San Giorgio e in seguito alla Madonna della Catena, in riferimento ai detenuti, oltre alla cappella si può notare il ricovero del corpo di guardia.

All’interno del recinto, è rilevante la sala del trono o Sala dei Baroni, chiamata così in quanto, il feudo era retto da quattro vicari della famiglia Chiaramonte e qui si riunivano i Baroni Siciliani, si trova anche la Sala del camino, dalla camera da letto del conte, con doppia volta a crociera, dall’armeria o camera della morte, con varie insidiose botole, dal carcere feudale e, infine, dalla stanza delle tre donne.

Questa stanza è divenuta famosa per la leggenda attribuita al signore del castello, un principe con tre bellissime sorelle, Clotilde, Margherita e Costanza.

 

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Dovendo partire per la guerra e non sapendo a chi affidare la custodia delle tre giovani sorelle, decise di rinchiuderle in camera facendone murare la porta, dopo averle rassicurate e aver fornito loro, i viveri necessari per l’intera durata del suo viaggio.

Purtroppo la guerra durò più del previsto, le tre donne, in preda alla disperazione, cercarono di sopravvivere il più a lungo possibile a digiuno o cibandosi con quello che trovavano, finita la guerra, il fratello tornato al castello, trovò le sorelle morte, oggi in quella che viene chiamata la stanza delle tre donne, vengono uditi lamenti, ovviamente attribuiti alle sorelle del principe signore del castello.

Al Castello è attribuita anche la la tragica vicenda di Laura Lanza, figlia di Cesare e baronessa di Carini, effettivamente avvenuta e documentata in un atto del 1563, conservato nella chiesa parrocchiale del suddetto paese siciliano.

La storia vede protagonista Laura Lanza, Baronessa di Carini, figlia di Cesare Lanza, proprietario del castello, si narra che Cesare Lanza, sospettando che la figlia intrattenesse con Ludovico Vernagallo, amico d’infanzia di Laura e cugino del marito, una relaziona extraconiugale.

Per difendere il buon nome della famiglia, Cesare Lanza, si recò al castello di Carini e uccise la figlia, ritirandosi in seguito nel castello di Mussomeli per fuggire dai rimorsi.

Ancora oggi lo spirito della Baronessa di Carini vaga per il castello alla ricerca del padre, la sua materializzazione, si dice sia apparsa a diversi testimoni, cosa vera però è che il castello fu preso come set cinematografico per lo sceneggiato “L’amaro caso della baronessa di Carini”.


Altra storia è invece quella di don Guiscardo de la Portes, follemente innamorato della moglie Esmeralda, dalla quale aspettava un figlio, partì per ordini del Re Martino, nel 1392 alla volta di Palermo, morì per mano di don Martinez, pretendente della giovane Esmeralda.

Prima di morire, in un attimo di smarrimento, Guiscardo imprecò contro Dio, condannandosi a vagare per mille anni sulla terra, tra le mura del castello.

In questo castello apparentemente così affollato di fantasmi e anime perse, l’InformAmuse dell’Università di Palermo in collaborazione con il Comune di Mussomeli, hanno realizzato “iMussomeli una guida turistica multimediale sul Castello di Mussomeli che funziona sui dispositivi della Apple,iPhone, iPod e iPad, una App che può essere scaricata da chi è già in possesso di questi dispositivi o noleggiarla presso la biglietteria del castello, un modo nuovo e innovativo di vivere le opere d’arte e i monumenti di importanza nazionale come il Castello Manfredonico a Mussomeli in provincia di Caltanissetta.

 

 

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