Bussana paese fantasma rinasce tra mille difficoltà per volere dei privati

 


 

 

Bussana Vecchia un paese fantasma

rinasce per volontà dei privati

ma lo zampino dello Stato rallenta la cosa

 

 

Bussana Vecchia il paese fantasma rinato

Bussana Vecchia il paese fantasma rinato

 

 

Bussana è un’altro di quei paesi, che dopo un evento disastroso, come un grosso terremoto si spopola.

I suoi abitanti costruiscono un paese nuovo più a valle o a piccola distanza da quello disastrato, come a tenere ben salde le radici e i ricordi e intanto l’originale è in mano alla natura, che ne riprende il possesso.

Tuttavia, come è successo a Calcata in provincia di Viterbo, la volontà di alcuni privati e chissà perché la maggior parte delle volte sono artisti, forse perché hanno uno spirito diverso per vedere le cose, il borgo rinasce e piano piano si torna alla vita, in un paese che ormai, veniva dato per fantasma.

 

 

Bussana Vecchia la sua storia

 

 

La storia di Bussana, non è tanto diversa da altri paesi che hanno subito un disastro, come l’evento catastrofico di un forte sisma, almeno all’inizio.

Si trova in Liguria, vicino alla famosa Sanremo e nel 1887, una forte scossa di terremoto scuote il piccolo borgo, creando crolli, instabilità e purtroppo vittime.

Per un certo periodo di tempo, dopo il sisma, la cittadinanza tenne duro e dopo aver pianto i suoi morti, pensa alla ricostruzione di quelle case che hanno subito minori lesioni e allo sgombero delle macerie ma la commissione, che di prassi deve stabilire la fattibilità della ricostruzione e la sicurezza del paese, decreta che sia molto più sicuro abbandonare il borgo per ricostruirlo più a valle e viene presentata la situazione molto più tragica di quanto non sia in realtà.


 

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Il passato di Bussana Vecchia

 

 

Bussana già in passato aveva subito diversi terremoti ed erano state prese misure a protezione del paese, come i tipici archetti che collegano, all’altezza del primo o del secondo piano, le abitazioni che si affacciano da lati opposti degli stretti carrugi, le tipiche vie strette liguri.

Nonostante le sue origini fossero state piuttosto movimentate, nel vero senso della parola, causato da invasioni, prima longobarde, che costrinsero la popolazione a costruire il paese nella sottostante Valle Armea, poi saracene, con il conseguente esodo sulla collina dove ora sorge Bussana Vecchia, il borgo ebbe un notevole incremento della popolazione dopo l’acquisto da parte della Repubblica di Genova, il castello, oggi praticamente inesistente, da sito difensivo diventa residenziale, la popolazione raggiunge i 250 abitanti e completata la prima chiesa, edificata sui resti di una precedente, e viene dedicata a Sant’Egidio.

La popolazione, fino al famoso terremoto del 1887, vive di agricoltura, con la coltivazione dell’ulivo e degli agrumi, sui terrazzamenti liguri, rimanendo, il borgo, pressoché immutato.
 


 

La rinascita

 

 

Bussana Vecchia, dopo che gli abitanti furono stati evacuati e la costruzione della Bussana Nuova a pochi chilometri a valle, vicino alla costa, rimase un borgo fantasma in mano alla natura, fino agli anni ‘50, il paese vide solo nel decennio precedente, il movimento di gente ma al solo scopo di reperire materiale edilizio, a buon mercato, asportando mattoni e quant’altro dalle case ancora in discreto stato di conservazione.

In seguito verso la fine del 1959, un artista, noto come Clizia, il torinese Mario Giani, visitò il borgo diroccato, allora completamente disabitato e lanciò l’idea di fondare una comunità internazionale di artisti, dotata di uno statuto, una sorta di piccola Costituzione volta a regolare i rapporti sociali fra i suoi membri.

L’impresa risultava già da subito costosissima e con esiti incerti, si trovava in uno stato di totale abbandono, senza fognature, corrente elettrica, acqua potabile, oltre al fatto che non era chiaro a chi appartenessero le rovine.

 

Tutto ciò non scoraggiò l’artista desideroso di far vivere il suo sogno e rivivere un paese che gli aveva ispirato tante emozioni, Clizia si mise all’opera e sparse la voce in tutta Europa, “si cercano artisti per dare mano a un miracolo. Ci sono montagne di macerie da riportare alla vita con pochissimi mezzi.”

Il pittore siciliano Vanni Giuffre che esponeva al Casinò di Sanremo, decide di venire ad abitare nel villaggio insieme a diversi artisti, che risposero all’accorato appello e via via, diverse case vennero ristrutturate, sarebbero state a disposizione della Comunità, dotata di Costituzione, depositata presso un notaio, volto a regolare i rapporti tra i membri.

Chiunque voglia stabilirsi nel villaggio può scegliersi il proprio rudere e ristrutturarlo usando esclusivamente i materiali ancora presenti sul luogo.

Si può usufruire di tale luogo per sole finalità artistiche, e quando si decide di abbandonare il villaggio, colui che subentra, deve solo rifondere simbolicamente le spese effettuate per la ristrutturazione.

In caso di abbandono per più di tre anni, il luogo ritorna alla comunità, che ne può stabilire la nuova assegnazione ad altri artisti.

Inoltre non è consentito vendere le proprie opere o mettere in piedi atelier in questi luoghi.


Negli anni ‘70, arrivano a Bussana Vecchia la luce, l’impianto fognario e l’allacciamento all’acquedotto, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro provoca un forte incremento dell’afflusso di artisti e artigiani, insieme alla contemporanea partenza di alcuni protagonisti dei primi anni della rinascita, ha l’inevitabile conseguenza dell’allentamento, dei propositi iniziali, che teneva unita la comunità.

Cominciarono i malumori tra gli artisti che non vedevano giustamente “remunerati” i loro sforzi di dare al borgo l’aspetto artistico che ci si era prefissato, aprirono gli atelier privati, a discapito delle gallerie comuni, i prodotti artistici cominciarono a diventare più opere di artigianato, per sfruttare al massimo il nuovo mercato, derivante dal movimento turistico, anche se d’elite, venutosi a creare, e si cominciò a creare una vera e propria vena di mercato immobiliare.

 

 

 

Lo Stato, i cittadini di Bussana Vecchia di oggi e quelli di ieri

 

 

Intorno agli anni ‘80, gli abitanti di Bussana Vecchia cominciano a raggiungere i 100 le cento persone e non proprio tutti artisti, i vecchi proprietari del borgo cominciano a rivendicarne la proprietà, mentre viene fondato il “Comitato del Borgo di Bussana Vecchia” e vengono riconosciute le prime residenze, ma la Finanza, poco dopo, stabilisce che gli edifici erroneamente accatastati come proprietà dei vecchi abitanti di Bussana, in realtà sono di proprietà dello Stato.

Si prova a questo punto da parte di quelli che risiedono in paese da più di vent’anni, tuttavia, a fare richiesta per vedere attribuita la proprietà delle costruzioni per usucapione, con scarsi risultati.

Nel frattempo, viene istituito il “Laboratorio Aperto“, vengono stabilite delle linee guida secondo le quali l’intero borgo è un unico laboratorio artistico, in modo da cercare di ridurre la ormai scarsa qualità dei prodotti in esposizione e vendita nei vari atelier.

Il braccio di ferro, contro lo Stato, per vedere riconosciute per usucapione le case ristrutturate dai residenti, a colpi di carte bollate e decreti, si fa sempre più serrata, ma le numerose difficoltà incontrate dagli abitanti, compromettono la resa artistica complessiva.

 

La chiesa di Sant’Egidio con ancora parziali affreschi ai muri crollata durante il sisma del 1887

 

 

Perché visitare Bussana Vecchia

 

 

Se ci si trova dalle parti di Sanremo, una scappata al borgo vale sicuramente la pena, vedere gli sforzi fatti dagli artisti, per far rivivere questo borgo, respirare la magia che ha ispirato la moltitudine dei personaggi giunti da tutto il mondo e immaginare e non solo, lo spaventoso momento vissuto dai vecchi abitanti, sono sensazioni che ci si porta dietro per molto tempo..

Le ristrutturazioni fatte, con alcuni luoghi solo riadattati e lasciando volutamente alla natura, controllandola, la possibilità di portare avanti il suo sviluppo, come piante di edera che si arrampicano sulle facciate di case in sasso donando un clima di surreale di realtà con le vicine abitazioni, ancora lesionate o crollate, per il sisma

Vedere, quello che è diventato un monumento al disastro avvenuto, la chiesa di Sant’Egidio, con il soffitto crollato e con le pareti rimaste in piedi, ancora aventi tracce degli affreschi che la abbellivano e essere consapevoli del fatto che tutto iniziò lì, quando la popolazione era riunita per la funzione del mercoledì delle ceneri e vedere la “Rinascita”, la bellezza dei siti ristrutturati, come l’araba fenice che risorge dalle ceneri, è una sensazione indescrivibile ma da provare.

 

 

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