Borgo Civita abitato dai fantasmi del passato



 

 

Borgo Civita e la parte terminale del lungo ponte di collegamento

Borgo Civita e la parte terminale del lungo ponte di collegamento


 

 

Borgo Civita

la

Città che Muore

 

 

A circa 30 chilometri da Viterbo, nel comune di Bagnoregio, esiste un Borgo in vetta a un colle di tufo.

Borgo Civita, questo è il nome del paese, che piano piano, pochi centimetri all’anno sta sparendo, si perché le frane si stanno mangiano inesorabilmente la parete di tufo del colle arrivando poco alla volta al paese.

Per accedervi una sola strada, un ponte lungo tre chilometri, che collega il comune di Bagnoregio a Borgo Civita.

Solo undici abitanti rimangono, inesorabilmente e giustamente, a mantenere vivo il luogo, ma se non si interviene a mettere in sicurezza, sia l’unica strada d’accesso, il ponte e non si effettua un intervento per assicurare il colle dalle frane, nel giro di pochi anni anche loro se ne dovranno andare.

 

 

Lasceranno alle spalle un Borgo, abitato dai fantasmi del passato, con l’unico rimpianto di aver perso, non solo le loro radici ma anche un pezzo d’Italia che per l’incuria di qualcuno sarà definitivamente perso, perderemo un pezzo di storia, un patrimonio architettonico di interesse artistico-culturale.

Siamo stati sulla Luna, abbiamo mandato mezzi meccanici a studiare Marte e satelliti ai confini dell’universo, possibile, ma questo è un mio pensiero personale, non si riesca o non si trovi il modo di salvaguardare questo, come tanti altri, Borgo, un patrimonio artistico di notevole valore che potrebbe aiutare un’ Italia, a vivere di turismo?

 

Borgo Civita

 

Come già detto, è collocato in cima a un colle, nella Valle dei Calanchi, tra il Lago di Bolsena e la Valle del Tevere.

Quest’area è caratterizzata dall’erosione e dagli smottamenti franosi, avendo una base argillosa e superficialmente, da strati tufacei con scarsissima copertura vegetale, ed esposti alle intemperie formano le famose creste poste verticalmente al terreno denominate Calanchi.

 

Un po’ di storia di Borgo Civita

 

Costruita dagli Etruschi circa 2500 anni fa, ci si poteva accedere da cinque porte, ora l’unica rimasta è Porta Santa Maria o della Cava, quella che collega con il comune di Bagnoregio col ponte, in cemento armato, appositamente costruito per dare la possibilità agli abitanti di raggiungere il comune.


Altro suggestivo accesso a Borgo Civita è una galleria, scavata nella roccia nella Valle dei Calanchi.

Già all’epoca degli Etruschi e in seguito dei Romani, i problemi di sismicità ed erosione, affliggevano Borgo Civita, questi misero in opera costruzioni e manufatti per proteggere il paese dal problema, costruendo argini ai fiumi e canali di scolo per il corretto deflusso delle acque piovane, i Romani, poi, ripresero le opere dando così una certa stabilità a Borgo Civita ma in seguito il problema venne trascurato, dando la possibilità all’erosione di ricominciare la sua opera di asportare terreno perimetrale al paese.

Visitato ogni anno da moltissimi turisti, per la sua caratteristica conformazione, ai suoi piedi, nella rupe sottostante, molte sono le testimonianze della fase etrusca.

 

Testimonianze Etrusche

 

Grotta di San Bonaventura divenuta poi cappella per le preghiere

Grotta di San Bonaventura divenuta poi cappella per le preghiere

 

Necropoli ritrovate sotto il belvedere di San Francesco Vecchio, la cosiddetta grotta di San Bonaventura, la storia narra che S. Francesco guarì con un miracolo il piccolo Giovanni Fidanza, S. Bonaventura, sembra fosse una tomba a camera etrusca, trasformata poi nel medioevo in una cappella per le preghiere.

 

il paese

 

All’interno del Borgo, sono molte le case di costruzione medievale, sulla piazza principale si affaccia la Chiesa di San Donato, al suo interno è custodito il S.S. Crocefisso ligneo, il Palazzo Vescovile, un mulino del XVI secolo, la casa natale di San Bonaventura e la Porta di Santa Maria, con due leoni che tengono tra le zampe una testa umana, posta dagli allora abitanti a ricordo della insurrezione popolare contro la famiglia dei Monaldeschi,  che tentava di stabilire su Bagnoregio un presidio guelfo nel quadro degli scontri contro i ghibellini di Viterbo.

 

 

Borgo Civita chiamato anche la “Città che muore”, è a tutti gli effetti un luogo da preservare e salvare, vale sicuramente una visita, una gita, ammirare lo splendido panorama che si ha dalle sue terrazze sulla Valle dei Calanchi e quella del Tevere, sedersi per un caffè o una bibita nelle piazzette del paese e passeggiare per i vicoli, che se non ci fossero i turisti sarebbero deserte, accompagnati dal rumore del vento e dai fantasmi del passato, che sicuramente hanno tenuto più a cuore il bene di Borgo Civita.

 

 



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