Altopascio e i Cavalieri del Tau antico ordine religioso

 


 

 

Altopascio la città dell’’Ordine di San Giacomo d’Altopascio, detto dei Cavalieri del Tau il più antico ordine religioso cavalleresco d’Europa.

 

 

Altopascio con la chiesa di San Jacopo

Altopascio con la chiesa di San Jacopo

 

 

Altopascio in provincia di Lucca, non solo vi è la Riserva Naturale del Lago di Sibolla e il famoso pane, unico grazie al suo impasto detto “la sconcia” ma è anche dove nasce l’Ordine di San Giacomo d’Altopascio, chiamati anche Ordine dei Frati Ospitalieri di San Jacopo o più conosciuti come i Cavalieri del Tau.

 

 

Ordine di San Giacomo d’Altopascio

 

 

L’Ordine di San Giacomo d’Altopascio o, come meglio conosciuti i Cavalieri del Tau, sono un antico ordine cavalleresco, assistenziale, religioso e caritativo dell’era cristiana, nati dalla volontà di 12 cittadini, per adempiere alle funzioni dello Spedale di Altopascio, occupandosi dei pellegrini che transitavano lungo la via Francigena, qui chiamata via Romea, una delle più importanti vie di pellegrinaggio medievali, che da Roma conduceva a Santiago di Compostela, occupandosi del ristoro, della sicurezza e del ricovero, fino ad un vero e proprio ricovero medico.



Oltre all’assistenza dei pellegrini, si occupavano anche della manutenzione delle strade e dei canali da trasporto, costruirono molti ponti per l’attraversamento dei fiumi, lungo la via dei pellegrini, sull’Arno, il Taro l’Arda.

L’Ordine dei Cavalieri di Tau, si estesero al di fuori di Altopascio, si espanse su buona parte della diocesi di Lucca, del Valdarno fino quasi a Pistoia e Prato, arrivò oltre la Toscana, in Sicilia, Sardegna e nel territorio di Napoli, poi grazie al Re Filippo Augusto, due Cavalieri del Tau approdarono in Francia, in seguito Spagna, Germania, Inghilterra.

L’Ordine dei Cavalieri del Tau

Si pensa che il nome dell’Ordine, derivi dal lungo mantello nero che i frati indossavano, sul quale si trovava cucita la croce taumata, con il braccio lungo della croce, a forma di punteruolo, molto simile alla lettera “tau” greca.

Questa croce si ritiene rappresenti la lettera iniziale della parola Cristo, la lettera Tau, i francescani la consideravano simbolo della redenzione e della Croce indossando una T di legno in una stringa con tre nodi intorno alla caviglia.

Inoltre il Tau compare anche in altri luoghi di pellegrinaggio, come a Santiago di Compostela, quale simbolo dei taumaturghi e nel Libro di Ezechiele, rappresenta il simbolo di salvezza.

Per i frati di Altopascio, costituiva anche un riferimento agli strumenti di lavoro da loro usati, come martello e punteruolo, o alla stampella che simboleggiava, il sostegno offerto ai pellegrini.

Le loro fortune progredirono grazie alle donazioni di Papi e Imperatori, la loro opera di assistenza e manutenzione della via dei pellegrini, passò in secondo piano, rispetto all’assistenza ai malati.

Inizialmente i frati di Altopascio seguirono la “Regola di Sant’Agostino”, che li spingeva ad una vita più monastica, per poi in seguito assoggettarsi alla “Regola di San Giovanni di Gerusalemme”, ovvero dei Cavalieri Ospitalieri Ospedalieri, nati come Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, dediti alla cura e difesa dei pellegrini.

 

Lo Spetale di Altopascio dell’Ordine dei Cavalieri del Tau

 

 

Lo Spedale di Altopascio

 

 

La sua fama, era dovuta alla maniera innovativa su cui era basata l’assistenza, tenuta da vero e proprio personale competente, nelle cure a stampo sanitario, come dottori e chirurghi laici.

Fu ritenuto un modello d’esempio per gli ospedali, sia italiani che esteri, come quello di Parigi, l’Hopital de Dieu

Con le sue massicce mura di cinzione, era considerato una vera e propria fortezza, il cui accesso si otteneva oltrepassando, quella che è tutt’ora esistente, Porta degli Ospedalieri.                       

Porta degli Ospitalieri accesso allo Spedale

Passata la porta, sulla sinistra, si trovavano la Mansio o Magione, adibita agli uffici direzionali e di rappresentanza, i magazzini, dove ancora oggi, si possono vedere gli enormi fiaschi rovesciati che venivano utilizzati per conservare le granaglie, usate sia per i pellegrini che per eventuali assedi.

Lungo un lato, si trovava la Domus, residenza degli Ospitalieri e sul fondo, un portico utilizzato come passaggio coperto dalla Domus alla chiesa.

L’ampia corte con pozzo in pietra di forma ottagonale, è delimitata da queste strutture, passato il portico, si trovava il pellegrinaio.

Le sale e la loggia di piazza Ospitalieri, la chiesa di San Jacopo, annessa all’ex ospedale, la loggia dei pellegrini e  la Torre Campanaria non sono che i pochi segni rimasti della prestigiosa istituzione.

 

 

Altopascio il Lago di Sibolla e la Riserva Naturale del Lago di Sibolla

 

 

Anticamente Altopascio era costruita sulle rive del lago di Bientina, ora bonificato e circondata da zone palustri molto estese, oggi se ne trovano documentazione in un affresco, nella chiesa di San Jacopo Maggiore, in piazza Ospitalieri, ritraente San Jacopo, patrono dei pellegrini, mentre arriva ad Altopascio sulla prua di una barca con il simbolo del Tau.

La zona era quindi ritenuta pericolosa per i pellegrini, che la notte potevano smarrirsi nelle paludi, una leggenda narra di una fanciulla, che si perdette e non fece più ritorno a casa, in una sera buia e tempestosa.

Da quel giorno, al calar del sole, la campana di Altopascio suonava per richiamare la ragazza e col suono indicarle la strada.

La “Smarrita”, questo è il nome dato alla campana, ha continuato a suonare per secoli tutte le sere e per un’ora, ad orientare i pellegrini, oggi quella campana è stata sostituita da una più recente.
 


 

Il Lago di Sibolla

 

 

Anticamente molto più ampio, poi a seguito delle numerose bonifiche, oggi ha una superficie di non più di 12000 mq, non molto ampio e originato da sorgenti sotterranee, rappresenta però, un’area di massimo interesse per le specie vegetali.

Nel 1996, viene istituita la Riserva Naturale del Lago di Sibolla, con una superficie di circa 60 ettari, per la sua ricchezza floristica, il luogo è stato riconosciuto come SIC-Sito di Interesse Comunitario e affidato alla gestione delle Provincie di Lucca e Pistoia.

 

 

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