Abbazia di Fiastra Cistercense

 

Abbazia di Fiastra

a Chiaravalle di Fiastra

una delle abbazie cistercensi

meglio conservata

 

Abbazia di Fiastra di Chiaravalle

Abbazia di Fiastra di Chiaravalle

 

«Tutti gli ospiti che giungono in monastero siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno egli dirà: “Sono stato ospite e mi avete accolto” e a tutti si renda il debito onore, ma in modo particolare ai nostri confratelli e ai pellegrini. Specialmente i poveri e i pellegrini siano accolti con tutto il riguardo e la premura possibile, perché è proprio in loro che si riceve Cristo in modo tutto particolare e, d’altra parte, l’imponenza dei ricchi incute rispetto già di per sé» (Regola di San Benedetto, LIII, 1.2.15)

Abbazia di Fiastra ha la presenza dei Monaci Cistercensi che seguono la regola di San Benedetto “Ora et Labora” e qui è toccabile con mano.

Se vi trovate nelle vicinanze di Urbisaglia o Tolentino, in provincia di Macerata, immersa nel verde della Riserva Naturale Abbazia di Fiastra, troviamo il Monastero dei Cistercensi e tutto il suo complesso.

Qui, in base ad una delle regole di San Benedetto, i monaci, accoglieranno, chi volesse percorrere in periodo di ritiro spirituale, presso la foresteria Abbazia di Fiastra, i monaci, accoglieranno i fratelli, facendosi carico della loro fatica e comunicando la loro l’esperienza di Dio.

Sei stanze, una cucina  e una grande sala al piano terreno, danno la possibilità di accogliere sia piccoli gruppi che singole persone.

 

Navata centrale della chiesa foto di Maxmar69

Navata centrale della chiesa foto di Maxmar69

La storia

 

Intorno all’anno 1100, il Duca di Spoleto Guarniero II, donò all’abate Bruno, che allora era la guida dei monaci cistercensi, un vasto territorio tra i due fiumi, il Chienti e il Fiastra, in modo da poter costruire un complesso abbaziale.

I monaci, provenienti dall’Abbazia di Chiaravalle di Milano, iniziarono una lunga opera di bonifica del territorio, paludoso e con bestie feroci e costruirono l’abbazia, con materiali della vicina Urbs Salvia, città romana distrutta dai Visigoti.

I lavori di costruzione durarono cinquant’anni, terminata la quale, ebbe rapido sviluppo e divenne una delle più importanti delle Marche, a sua volta “madre” di altre abbazie.

I monaci, propensi alla solitudine e a isolarsi dagli uomini, tendevano a insediarsi in zone paludose, malsane, per poi trasformarle con la loro opera di bonifica in terreni fertili e produttivi.

Dedicandosi a una vita di lavoro e preghiera, Ora et Labora, organizzarono il territorio vasto dell’abbazia, in sei fattorie agricole, che grazie alla loro abilità agricola e artigianale, divennero centri economici autonomi e fiorenti.

In poco tempo l’ Abbazia di Fiastra divenne una potenza allargando in questa maniera la propria giurisdizione.

Con la presenza di 200 monaci, arrivò a controllare circa 33 tra chiese e monasteri sul territorio maceratese fino a giungere nei pressi di Numana.

La loro presenza era comparsa sui mercati della zona, primeggiando su attività come quella marittima, mercantile, creditizia e culturale.

 

Declino e rinascita

 

Passati che furono 300 anni, circa, cominciò il suo declino, tra saccheggi, passaggi di potere sull’abbazia, fino al momento che, non fu ceduta in “enfiteusi perpetua”, in “proprietà eterna”, alla nobile famiglia Bandini e per volontà dell’ultimo erede, all’attuale Fondazione Giustiniani Bandini.

Su invito della Fondazione, nel marzo 1985 i Monaci Cistercensi, provenienti anche questa volta da Milano, sono ritornati a vivere nell’ Abbazia di Fiastra. La loro presenza ha ridato vita all’antico monastero portandolo ad essere di nuovo un punto di riferimento spirituale per tante persone.

 

Chiostro dell' Abbazia di Fiastra foto di Mattana

Chiostro dell’ Abbazia di Fiastra foto di Mattana

 

La Struttura Abbazia di Fiastra

 

La regola esigeva una vita in povertà e rigore, a differenza, gli ambienti di vita collettiva erano solenni e maestosi, privi, tuttavia di ornamenti non necessari alla concentrazione ed elevazione spirituale.

Caratterizzato da linee semplici, da archi possenti, che rispecchiano lo spirito umile e forte dei monaci, al suo interno la mancanza di elementi decorativi, di sculture e dipinti non rende l’ambiente tetro e dimesso, l’equilibrio delle proporzioni e l’uso sapiente della luce danno un effetto armonioso, semplice, contribuendo a creare un’atmosfera di profondo misticismo.

Una raffigurazione simbolica della “Gerusalemme Celeste”, “Città quadrata e misurata”, tutti gli edifici si distribuiscono intorno al chiostro, l’area centrale scoperta circondata da porticati coperti.

 

La chiesa

 

Veduta della navata centrale con altare maggiore foto di Roberto Ferrari

Veduta della navata centrale con altare maggiore foto di Roberto Ferrari

 

Costruita con struttura a croce, a tre navate, riceve la luce da 8 semplici finestre sormontate da un arco, oltre che dal rosone della facciata.

La base dell’altare maggiore è formata da un’ara pagana, un altare dove nell’antichità si facevano sacrifici, proveniente dall’antica vicina città di Urbs Salvia, presenta scolpita in facciata una croce, circondata da raggi solari.

Caratteristica delle croci dei “Cavalieri del Tempio”, detti Templari, farebbero pensare alla presenza di questi cavalieri per l’accoglienza dei viandanti e dei pellegrini. Ipotesi avvalorata da graffiti, rappresentanti cavalli e cavalieri, negli archi della foresteria.

 

Le cappelle all’interno della chiesa

 

Sulla sinistra la seconda cappella è dedicata a S. Benedetto, al suo interno, è rappresentata al centro la scena dell’Annunciazione, a sinistra S. Pietro con i simboli di martire, la croce, il libro, il pesce, a destra Santa Caterina di Alessandria con la ruota dentata, strumento del suo supplizio.

La prima cappella a destra è dedicata alla Madonna di Loreto, con volta a botte con la rappresentazione della traslazione della Santa Casa da Nazareth a Loreto.

La seconda cappella a destra è dedicata a S. Bernardo, artisticamente molto più interessante, gli affreschi rappresentano scene della vita dei Santi eremiti Antonio e Paolo.

In fondo a sinistra una figura non facilmente identificabile, forse l’apostolo S. Giacomo. A destra l’immagine maestosa di S. Antonio Abate.

Nella parete destra nel primo riquadro l’incontro di S. Antonio con S. Paolo, nel secondo i due in preghiera e nel terzo S. Antonio seppellisce S. Paolo.

 

I porticati coperti intorno al chiostro foto di Maxmar69

I porticati coperti intorno al chiostro foto di Maxmar69

 

Il refettorio

 

Il refettorio, dalla quale si accede attraverso il chiostro, ha per i monaci un carattere sacro, sia perché il pasto simboleggia la comunione di vita e la condivisione, aspetto della carità fraterna, sia perché vengono letti i Sacri Testi che accompagnano il pasto frugale dei monaci, provvedendo a “nutrire” sia il corpo che l’anima.

 

La Sala del Capitolo

 

E’ la sala più importante del monastero, chiamata la “Sala dell’ascolto dello Spirito”, vi si legge ogni giorno un capitolo della “Regola di San Benedetto”, vi si riceve l’abito monastico per i novizi, è la sala dove i monaci, in riunione, prendono le decisioni più importanti per l’andamento della vita del monastero e vi si dà l’estremo saluto ai monaci e sepoltura agli abati.

 

Sala del Capitolo foto di Maxmar69

Sala del Capitolo foto di Maxmar69

 

Sulla parete a destra dell’ingresso si trova un’iscrizione scritta a caratteri gotici che si attiene a una massima monastica: “Parla poco, odi assai et guarda al fine di ciò che fai”.

Oggi purtroppo, dopo il terremoto di ottobre 2016, l’ Abbazia di Fiastra è momentaneamente chiusa ai visitatori per motivi di sicurezza, la SS. Messa viene celebrata nel piazzale antistante l’ingresso della chiesa, speriamo al più presto che possa riaprire per poter visitare e essere ospiti dei monaci, in questo monumento dedicato alla spiritualità.

 

 

 

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